Finché c’è, va vissuta

Un inno alla vita lo spettacolo Acapulco, in scena al Lavoratorio, realtà piccola ma attiva ed effervescente in zona Campo di Marte a Firenze.

Un ex borsificio duramente colpito dall’alluvione del 1966 che, da qualche anno, ha ripreso l’attività ma sotto forma di teatro in qualche modo familiare e, come spesso accade ai più piccoli, audace.

Rinascita è anche la parola che meglio identifica l’esistenza della “sciura” Nilla Longobardi, anziana bolognese costretta dai figli in una casa di cura. Il pubblico assiste ai passaggi di una vita scandita dalle attività pensate per gli anziani, gli incontri con le amiche, le cure mediche e le visite di uno dei due figli che vuole vendere a tutti i costi la casa. Eppure Nilla non è convinta. Non è convinta della vendita poiché non è convinta che la sua vita sia giunta al termine. Sa di non avere molto, ma giustamente rivendica che “finché la vita c’è, va vissuta”. Come darle torto?

Pur priva delle energie di una volta, Nilla non è per niente affetta da senilità, al contrario si sente come una bambina ancora piena di vita. Ha gli occhi di una donna – e non quelli di una nonna – ed è in grado di elaborare le situazioni in base alla sua lunga esperienza; eppure, ha la sensazione che le manchi qualcosa. Quel qualcosa non può trovarlo rinchiusa in quella struttura. Accettato il fatto che deve rinunciare alla casa in cui ha vissuto per l’intera vita, non acconsente però a privarsi dei piaceri e dei sogni. Così si adopera, con i propri complici, a realizzare la fantasia di tutta una vita, quella di scappare ad Acapulco.

Lo spettacolo omonimo, ideato da Mele Ferrarini e Mila Vanzini, era nato come un omaggio alle nonne e alle forme spettacolari di una volta. Il percorso dei due interpreti ha preso, però, altre vie senza rinnegare l’autenticità dell’idea originale.

Si riflette sulla vita, e sulla figura degli anziani che, se al momento sono gli altri, prima o poi saremo noi stessi. La scrittura scenica è apparentemente semplice ma, in realtà, dettagliatamente elaborata. Mele Ferrarini con lievi tocchi si cala in quattro personaggi diversi, appartenenti a mondi altrettanto lontani, quello dell’ipocrisia e del consumismo e un altro, più umano e autentico, entrambi a stretti contatto con la signora Nilla – ruolo che pare cucito addosso all’interprete, Mila Vanzini.

E così, con una semplicità e una professionalità “antiche”, le due attrici ci conducono per mano nella vita di Nilla e in un teatro che ha il sapore del vero e dell’autentico – così privo di orpelli materiali e mentali, eppure umano.

Lo spettacolo è andato in scena:
Il Lavoratorio
via Giovanni Lanza, 64/A – Firenze
domenica 14 aprile, ore 17.00

Acapulco
ideazione e regia Mele Ferrarini e Mila Vanzini
con Mele Ferrarini e Mila Vanzini

Ph: Michele Giotto

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