Più serie di sketch che spettacoli

Kilowatt Festival, Sansepolcro, venerdì 23 luglio 2021. Siamo fatti quasi esclusivamente d’acqua e, presto, torneremo a esserlo, ma tutto questo non prima di un minuto. Il lasso di tempo nel quale ripercorrere un’intera esistenza in tutti i suoi luoghi bui, le distorsioni, le incomprensioni e i rari momenti felici.

In Ad esempio questo cielo – con Federico Dimitri e Andrea Noce Noseda, per la regia di Elisa Canessa – il tempo che fluisce gira, con le persone al posto delle lancette, su un immaginario orologio posto al centro del palcoscenico. Un fluire discontinuo così come quello della vita. Un inseguirsi, alla ricerca dell’altro, che quando diventa corsa perde di incisività rispetto alla drammaturgia per lasciare posto all’affanno. Fatti occasionali, come la morte di un cane, danno luogo a momenti di creatività: già presente o frutto di quel particolare momento o situazione. Gli stati d’animo si alternano, così come le riflessioni o il confronto con l’altro, alla ricerca della felicità all’interno di una convivenza o una famiglia. Ma quando la realtà si manifesta evolve rapidamente in tragedia, al pari purtroppo di quanto spesso accade sia dentro sia fuori dalle mura domestiche: un ambiente ideale costruito con amore e passione che si trasforma in una trappola. La verità e la sua negazione, la ricerca di un aiuto esterno che però non riesce a incidere sulla realtà che si sta vivendo. Tutto questo e molto altro – dato che il testo si ispira agli abissi di senso di Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, raccolta culto di Raymond Carver. Disegno luci e scenografia sottolineano i climax dello spettacolo, e la maglia strizzata, alla fine, il tour de force per gli interpreti. Una fatica che si allenta solo nel finale, nell’ultimo minuto di riflessione: cosa può unirci se non un abbraccio? Quello stesso che ci è stato, a causa della pandemia, negato troppo a lungo. 

Spettacolo con un testo poeticamente lancinante, che avrebbe bisogno di maggior quiete per assaporarne pienamente il senso.

A seguire, l’emblema del viaggio (la cartina geografica), si materializza sul palco del Chiostro di Santa Chiara, con Atlante linguistico della Pangea – portato in scena da Sotterraneo. Una serie di zaini e sedie da campeggio rimandano, per molti di noi, a ricordi – più o meno lontani – di una giovinezza più spensierata e libertaria. Una colonna sonora e la rumoristica sempre attinenti e precise connotano la messinscena, così come la scenografia e il disegno luci particolarmente curati. La pandemia come possibilità di morte a livello globale accumunata a quella delle lingue – scritte e/o parlate – che vanno man mano scomparendo, soprattutto quando si tratti di idiomi tramandati solamente a livello orale e, quindi, legati all’esistenza e alla capacità e possibilità di trasmissione di coloro che ancora le utilizzano. Le proiezioni video, a intervalli, a illustrare il senso dei vocaboli intraducibili che servono da spunto per una serie di scene agite sul palco dal cast.

Molto interessanti le interviste, fatte durante il lockdown, a uomini e donne di diverse etnie e nazionalità (e trasmesse in video), che spiegano il significato profondo dei vocaboli indagati e rivelano quanto il potere massmediatico ed economico omologante faccia per cancellarne la memoria – quando non arrivi addirittura a perseguitare coloro che tentano di mantenere vivi idiomi che sono, altresì, sinonimi di culture e tradizioni. Di impronta decisamente surreale la scena dei marziani che, in poche battute, evidenzia quanto possano essere diversamente interpretate le idee e i costumi che a noi sembrano naturali.

Se l’idea è, forse, quella di legare la pandemia alla scomparsa delle lingue a livello globale, il succedersi degli avvenimenti sul palco tende a prendere il sopravvento divenendo essi stessi spettacolo a sé stante, rendendo una problematica seria un semplice escamotage per un insieme di battute e frammenti di vita che restano alla superficie della stessa problematica. 

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Kilowatt Festival:
Sansepolcro, varie location

venerdì 23 luglio 2021, ore 17.50
Teatro della Misericordia
Ad esempio questo cielo
con Federico Dimitri e Andrea Noce Noseda
regia Elisa Canessa
costumi Joachim Steiner-Oberndörfer
disegno luci Marco Oliani

ore 21.20
Auditorium Santa Chiara
Atlante linguistico della Pangea
concept e regia Sotterraneo
scrittura Daniele Villa
con Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrino, Daniele Pennati e Giulio Santolini
luci Marco Santambrogio
costumi Eleonora Terzi, Laura Dondoli
sound design Mattia Tuliozi
elementi scenici a cura del Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
macchinista costruttore Sergio Puzzo
grafica Lorenzo Guagni, Jacopo Jenna
responsabile produzione Eleonora Cavallo
produzione Sotterraneo
con il contributo di ERT – Emilia Romagna Teatro, Fondazione CR Firenze
sostegno Regione Toscana, Mibac

Nella foto: Pangea by Sotterraneo, foto di Francesca Cappi

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