Un universo di voci

Danae Festival è in scena al Teatro Out Off con Jonathan Capdevielle, straordinario imitatore francese ed eccellente cantante.

L’imitazione è uno dei modi in cui l’attore può prendere coscienza delle proprie possibilità espressive. Jonathan Capdevielle – classe 1976 – francese nato a Tarbes e residente a Parigi, ne fa un punto di forza del proprio percorso artistico.

Il sipario si apre quindi su questo eclettico interprete d’Oltralpe che ha l’aria di essere capitato sul palco per caso, indossando una felpa e un paio di pantaloni non in quanto costumi di scena bensì perché già li portava. Un momento di sospensione squisitamente teatrale e Capdevielle inizia a esibirsi, imitando le canzoni di Madonna – senza musica, utilizzando solo la voce e un microfono. Il risultato stupisce il pubblico che spesso ride, divertito dall’imitazione perfettamente riuscita.

A un certo punto – in quella che potremmo definire seconda parte dello spettacolo – le luci si spengono e, nel buio quasi totale, l’attore si avvicina a un tavolino, posizionato in fondo al palco e dotato di uno specchio e lampadine fioche. Capdevielle si cambia – ma data l’illuminazione scarsa, possiamo solo intuirne i movimenti. Mentre avviene questa trasformazione – quasi ignaro di ciò che gli sta accadendo – instaura, da solo, un dialogo con il padre e con la sorella. Il buio, i rumori di sottofondo e il brusio delle voci rendono la scena al limite del thriller: l’atmosfera che si respira non è più quella distesa e tranquilla di pochi istanti prima, ma al contrario è densa di angoscia, soffocata dal respiro della sorella gravemente malata – da quanto si può capire.
Da questo buio – quasi come da un ventre materno – emerge una nuova creatura, in abito corto, tacchi a spillo e parrucca bionda, che ci intrattiene con canzoni da discoteca e movimenti tratti dall’immaginario pop. D’un tratto ci troviamo catapultati in una discoteca, mentre il talento creativo e di imitatore di Capdevielle è in grado di ricreare, da solo, le tipiche scene da discoteca: la vocalist che incita a ballare, la ressa, la ragazza che vomita – tutto partorito dalla sua voce.

Lo spettacolo si chiude con un gruppo di uomini, di diverse età, che entrano in scena per accompagnare il bravissimo chansonnier.

Straordinaria l’abilità interpretativa di Capdevielle che riesce a ricreare una situazione, un tipo di persona, un suono o un rumore, utilizzando come unico artificio e strumento la propria voce. Il dialogo tra amici in discoteca è reso talmente bene da sembrare reale.

Le canzoni sono il filo conduttore dello spettacolo, il suo modo di esprimersi, “intervengono, all’inizio, come una struttura musicale e ritmica” e, col procedere dell’azione, rivelano le sue ossessioni, i suoi sentimenti più profondi, un certo senso di nostalgia. Capdevielle diverte la platea ma non si lascia mai andare al sorriso, mantenendo un’aura di serietà e, talvolta, quasi di indifferenza per il proprio lavoro. Un artista davvero particolare, ottima scelta per un festival che diventa sempre più importante con il passare degli anni.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Out Off
via Mac Mahon, 16 – Milano
domenica 3 aprile 2011

Adishatz/Adieu
di e con Jonathan Capdevielle
regia generale e sonora Christophe Le Bris
luci Patrick Riou
con la partecipazione di Ecume, ensemble corale universitario di Montpellier
co-produzione Centre Chorégraphique National de Montpellier Languedoc Roussillon nell’ambito di ]domaines[ (FR), Centre Chorégraphique National de Franche-Comté a Belfort nell’ambito dell’accueil-studio (FR) e Bit Teatergarasjen, Bergen (NO)
col sostegno del Centre National de la Danse per la messa a disposizione degli studi

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