I grandi ritorni

In una parola: pazzesca. Torna a Genova dopo trent’anni l’opera di Francesco Cilea e per la prima volta sul nuovo palcoscenico del Carlo Felice (il teatro genovese in cui oggi seguiamo la stagione lirica è stato nuovamente inaugurato nel 1991), Adriana Lecouver, con la speciale dedicata alla appena scomparsa Mirella Freni. Titolo non tra i più pop, sala non sold out (peccato) ma risultato eccellente.

La prima assoluta di Adriana Lecouver risale al 1902, l’ambientazione è la Parigi del 1730, la trama un triangolo amoroso il cui lieto fine, come da tradizionale copione operistico e tragico, va a carte quarantotto. L’esatto opposto la messinscena genovese: successo, senza se e senza ma.

Gli ingredienti ci sono tutti: direzione, voci, regia, scene e costumi sono i perfetti componenti di questa riuscita. Si alza il sipario e siamo nel foyer della Comédie-Française, il quartetto composto da Mademoiselle Jouvenot (Marta Calcaterra, Soprano), Mademoiselle Dangeville (Carlotta Vichi, Mezzosoprano), Quinault (John Paul Huckle, Basso) e Poisson, (Blagoj Nacoski, (Tenore) e coordinato dal direttore di scena Michonnet (Devid Cecconi, Baritono) attendono l’arrivo della prima attrice, Adriana Lecouvreur.

Questo quartetto (anzi quintetto) si distingue subito: i quattro attori (travestiti e pronti ad andare in scena) sono perfetti nel canto e nella recitazione. È da sottolineare un elemento: la direzione del maestro Galli, una sfida diremmo, è superata totalmente per una non semplice partitura come questa, quasi cinematografica; solo nei primi attacchi, all’arrivo dei personaggi, l’orchestra sovrasta ma l’equilibrio è subito raggiunto. Bravo maestro, una delicata e allo stesso tempo intensa direzione, ci piace.

Compaiono sulla scena in piena concitazione il Principe di Bouillon (Federico Benetti, Basso) accompagnato dall’ abate di Chazeuil (Didier Pieri, Tenore) quindi Maurizio (Marcelo Álvarez, Tenore). Ognuno di loro ha una parte che soddisfa totalmente; in particolare Michonnet è preciso e puntuale, profondo e di sentimento come dimostrano le sue parole all’apparire di Adriana (Barbara Frittoli, Soprano).

La Lecouvreur è una diva, è una prima donna, è una vera attrice, lo è il personaggio e lo è la sua interprete. Applauditissima la sua romanza Io son l’umile ancella dell’atto I, incredibile e profonda, pulita per tutta la recita, nessuna imperfezione. Per Maurizio basti dire che il tenore in questione è Álvarez. È unico, è intoccabile, è perfetto e si sa ma qui colpisce la sua potenza, il suo slancio vocale, il suo arrivare con forza alle note più alte nella totale perfezione. È voce pura che sovrasta l’orchestra come dimostra la sua romanza La dolcissima effigie. Adriana e Maurizio conquistano la scena sin dall’atto primo nel loro duetto.

Infine, per le voci, last but no least, la Principessa di Bouillon (Judit Kutasi, Mezzosoprano). È un’opera femminile e lo dimostrano il secondo ed il terzo atto in cui la sfida narrativa tra le due (primissime donne nell’accezione elegante e positiva del termine) si scontra a suon di voce. Pazzesche, il palcoscenico è loro. L’atto III è quello delle sorprese: spazio al Principe Benetti e all’abate Pieri; quest’ultimo, anche lui di casa, è il perfetto tramite tra la principessa e il resto della sala e ben interpreta il suo ruolo.

È questo inoltre l’atto del balletto in cui Paride, Giunone e Pallade fermano il tempo (sia nel libretto sia in sala) con una coreografia leggera, sinuosa e naturale che rimanda con la mente, grazie ovviamente anche alla musica, all’arcadia e alla calma. I ballerini applauditissimi.

La perfetta riuscita non è solo merito di direzione e voci: la regia, le scene e i costumi sono fenomenali. Apprezzatissima l’ambientazione scelta da Ivan Stefanutti che porta il calendario avanti di quasi duecento anni rispetto all’ambientazione di Cilea: siamo infatti all’albeggiare del ‘900, Adriana sembra una Eleonora Duse nel pieno della sua carriera, le marsine degli uomini e i boa con piume delle donne sono la pennellata che rende il quadro sublime.

Questa Adriana è anche l’opera degli opposti, del bianco e del nero (letteralmente): di bianco è vestita sempre Adriana, di nero la Principessa; sul tavolino dell’atto III è presente una scacchiera; le donne del coro dell’atto III sono macchie bianche e nere su di uno sfondo pastello. Infine, i costumi strappano un ulteriore applauso, nulla fuori posto e tutto perfetto.

Un’opera da vedere, in particolare questa messinscena genovese specialmente per i nomi del cast: molti di questi sono padroni di casa sul palco ligure ma dopo questa performance meriterebbero ancora di più.

«…le audacissime impure, cui gioia è tradir, una fronte di gelo, che mai, mai debba arrossir!»
Adriana Lecouvreur, Atto III scena 7

Lo spettacolo va in scena
Teatro Carlo Felice

passo Eugenio Montale 4, Genova
mercoledì 12, giovedì 13, venerdì14 febbraio ore 20.00
sabato 15, domenica 16 febbraio ore 15.00

Adriana Lecouvreur
Direttore d’Orchestra, Valerio Galli
Regia, scene e costumi, Ivan Stefanutti
Assistente alla regia, Filippo Tadolini
Coreografie, Michele Cosentino
Con
Barbara Frittoli – Adriana Lecouvreur
Marcelo Álvarez – Maurizio di Sassonia
Judit Kutasi – La principessa di Bouillon
Devid Cecconi – Michonnet
Federico Benetti – Il principe di Bouillon
Didier Pieri – L’abate di Chazeuil
Marta Calcaterra – Mademoiselle Jouvenot
Carlotta Vichi – Mademoiselle Dangeville
John Paul Huckle – Quinault
Blagoj Nacoski – Poisson
Claudio Isoardi – Un maggiordomo
Michele Albano, Ottavia Ancetti, Giancarla Malusardi – Danzatori
Luci, Paolo Mazzon
Allestimento dell’Associazione Lirica Concertistica Italiana (As.Li.Co.)
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro, Francesco Aliberti
Edizioni Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali- Milano
durata circa 190 min con intervallo

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