Al Teatro Blu, un divertente monologo di Eugenio de’ Giorgi che ripercorre la nascita del primo ghetto ebreaico.

Per non dimenticare il dramma degli ebrei nei campi di concentramento e, in occasione della Giornata della Memoria, il Teatro Blu propone Affittasi monolocale zona ghetto – un testo che ripercorre la situazione degli ebrei a Venezia a partire dal Cinquecento. Pochi sanno, infatti, che la parola ghetto deriva proprio dalla Serenissima: si trattava, infatti, di un’isola destinata alla fonderia (il geto, da cui ghetto), dove furono confinati gli ebrei con un decreto del 1516. Da allora i giudei – già fuggiti, pochi anni prima, dalla Spagna a causa del frate Tommaso Tourquemada – vivono, in questo luogo ristretto, la loro curiosa quotidianità fatta di episodi disperati, tragicomici, divertenti o ironici.

In poco più di un’ora di spettacolo si percorrono addirittura tre secoli – dal 1480 al 1790 circa – passando in rassegna dogi, re e imperatori, tutti impersonati dall’eccezionale Eugenio de’ Giorgi, incredibile nella sua versatilità. Solo sulla scena, la domina interpretando ebrei, frati, pontefici, consiglieri, marrani, rabbini, falsi (o veri?) profeti, ma anche spagnoli, tedeschi e francesi.

Personaggi lontani nel tempo ma talvolta accomunati a noi contemporanei dai medesimi sentimenti, paure, ingiustizie, gesti ed espressioni, a indicare come, nonostante il trascorrere degli anni e il succedersi dei potenti, la condizione degli ebrei, in particolare, e della povera gente, in generale, non cambi. Lo dimostra visivamente il ballo gioioso nel finale in cui l’attore recupera, anche solo con un gesto, tutti i personaggi interpretati: è la storia che si ripete sempre uguale a se stessa.

Lo spettacolo procede per episodi, introdotti e chiusi da un narratore esterno (sempre de’ Giorgi), che conserva l’abito dei personaggi – o, meglio, sono i personaggi che mantengono quello del narratore – normali pantaloni e camicia nera. La rappresentazione si avvale di un apprezzabile apporto di luci di scena, musiche folkloristiche e straniere, una scenografia ideata da Emanuele Luzzati – che ricostruisce, in scala ridotta, i palazzi del ghetto. Ma soprattutto contano la forza e la capacità evocativa del dialetto veneziano, il quale – grazie anche alla musicalità che gli è propria – non può che suscitare simpatia nel pubblico.

Nell’alternarsi di personaggi semplici e divertenti e di situazioni grottesche si ride e molto. Ma, nella complessiva leggerezza dello spettacolo, non si può prescindere da una critica al potere – rappresentato dal Papa o dall’imperatore – e ai vertici della Chiesa cattolica: «Pensano di essere i soli possessori della salvezza; sono solo dei poveretti», commenta un ebreo. Una critica, infine, alle manovre subdole di chi governa: per gli ebrei veneziani del Cinquecento vivere nel ghetto significava, comunque, subire un confinamento. Non il primo e, purtroppo, come si è visto tragicamente nel secolo passato, nemmeno l’ultimo.

Anche grazie a uno spettacolo si può mostrare l’importanza di non dimenticare per non ripetere le brutalità della storia – manifeste o mascherate che siano.

Un modo per riflettere, sempre, col sorriso sulle labbra.

Da applausi.

Lo spettacolo continua:
Teatro Blu

via Cagliero, 26 – Milano
fino a domenica 6 febbraio ore 21.00 (riposo lunedì e giovedì)

Associazione Teatrale Duende presenta:
Affittasi monolocale zona ghetto
di e con Eugenio de’ Giorgi
regia di Massimo Navone
scene di Emanuele Luzzati e Roberto Rebaudengo

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