Al Teatro Franco Parenti, in occasione della manifestazione Face à Face – Parole di Francia per scene d’Italia, il laboratorio condotto da Eugenio de’ Giorgi propone un testo di Alain Badiou che dà libero sfogo alla filosofia e al linguaggio.


La Commedia dell’Arte ha deciso di ricominciare a parlare, a colloquiare con il teatro. I fortunati spettatori di Ahmed il filosofo se ne sono accorti domenica 21 marzo, durante una rappresentazione che, prendendo spunto dal dinamico genere basato sul canovaccio, ha saputo privilegiare forse l’aspetto principale del teatro, quello della comunicazione.

La commedia propone una serie di scene che ruotano intorno al protagonista Ahmed – la maschera magrebina – ognuna con tematiche diverse e presentate da differenti personaggi che, di volta in volta, si trovano a interagire con lui. Ahmed però non è un semplice chiacchierone, bensì il custode dei segreti più reconditi del linguaggio, nonché un libero pensatore in grado di mettere in difficoltà con la sola forza della parola i suoi interlocutori. Tra questi spiccano l’impavido Rabarbaro – strenuo difensore delle proprie idee, ma anche stravagante pensatore supportato da una logica traballante – Madame Pompestan – infelice rappresentante di una società che dà spazio solo al profitto e all’immoralità, ma al confronto nella libertà della parola – e infine Fenda – sinuosa immagine amorosa che si confronta con Ahmed, ma rimane delusa dalla sua incapacità di convertire le pur belle parole, in risultato pratico.

La vera protagonista della rappresentazione, però, è la parola, intesa come arma e come liberazione, traghettata dalla salda filosofia della maschera marocchina di Ahmed: la parola che gioca a nascondino con i caratteri dei personaggi e alla fine, come nel gioco fanciullesco, interviene a “liberare tutti” dalla propria insipienza.

Le sette scene selezionate, sulle ventidue del testo originale, vengono così a dimostrare la tesi di fondo: il potere verbale del filosofo magrebino è ultraterreno, riuscendo a modificare atteggiamenti e convinzioni altrui senza violenza, ma solo con l’insistenza del ragionamento.

Lo spettacolo riesce nell’obiettivo ma risulta funambolico nella comprensibilità dei suoi passaggi: la filosofia deve portare lo spettatore a ragionare anche sul significato della parola, in modo tale che egli ascolti e senta il dettato teatrale ma, soprattutto, comprenda fino in fondo il messaggio di Ahmed.

Nonostante i dubbi sull’efficacia del testo tradotto in italiano – rispetto alla lingua originale di scrittura – l’impegno dimostrato dai bravi attori e da Eugenio De’ Giorgi, nella conduzione della rappresentazione, porta a compimento – con successo – un percorso la cui riuscita poteva presentare più di un problema.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Franco Parenti,
Via Pier Lombardo 14 – Milano
a cura del Laboratorio di Commedia dell’Arte per attori e danzatori condotto da Eugenio De’Giorgi
traduzione di Gioia Costa
con la Eugenio De’ Giorgi e la compagnia del Teatro Franco Parenti

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