Aida come costruzione della condanna

Il 95esimo Opera Festival dell’Arena di Verona ripropone l’Aida del visionario duo catalano La Fura dels Baus che aprì l’edizione del centenario del 2013. Un impianto macchinale che accoglie un pullulare di piccole vite in una versione convincente ed affascinante

Quando si ha a che fare con Carlus Padrissa e Àlex Ollé si sa che il trattamento estetico impresso ai lavori sarà una rilettura totale, potente e che non lascerà lo spettatore indifferente. Ed è anche il caso dell’Aida portata in scena a Verona, dove essa ritorna dopo quattro anni dall’edizione del 2013, quella del doppio centenario verdiano e areniano. Si tratta di un’opera visiva totalmente consacrata alla creazione, in un continuo procedere macchinale, di un’immensa forma ovoidale che è, contemporaneamente, luce e ombra, vita e morte, sogno e condanna. Gli estremi si toccano e si fondono in questo lungo operare che agisce malgré la vita che scorre davanti ai nostri occhi. Ma sbaglieremmo se definissimo l’ambientazione nella quale si svolge l’opera come prettamente industriale poiché di industriale, contemporaneo e produttivo vi è solo il cuore di questa particolare scenografia, mentre tutto il resto è un pullulare di piccole esistenze, di luci e di forme indefinibili e poetiche. I due tralicci centrali, che disturbano l’occhio dello spettatore, rappresentano il supporto di quel grande e concavo specchio centrale che volgerà in pietra tombale nell’ultima scena dell’opera. Nel cuore costruttivo, “cantieresco” della regia catalana, sorge l’oggetto degli opposti che accoglie l’amore e lo seppellisce per sempre, mentre sul retro, sui gradini areniani, assistiamo a quella che potremmo definire come una “metamorfosi dello straccio”. Sei enormi panni sembrano essere stati gettati, o dimenticati, sulla pietra. Con il passare dei minuti essi si gonfiano ma resistendo alla riconoscibilità: la potenza dell’informe si oppone alla chiarezza della forma. Montagne, dune, forme allegoriche? Non possiamo definire con certezza il loro ruolo proprio come non è possibile definire le linee delle loro forme.

In questo mondo agiscono i personaggi verdiani, particolarmente convincenti nella replica dell’11 luglio. Yusif Eyvazov, tenore chiaro ed elegante fin dalle primissime battute, ha interpretato uno splendido Radamès, particolarmente emozionante nei duetti con Aida (atto III) e con Amneris (atto IV). Bellissima la prova di Sae-Kyung Rim nel ruolo di Aida: basti pensare all’attacco del “Ohimè! Di guerra fremere” del primo atto, un capolavoro di dissimilazione dello sforzo occultato da una straordinaria tecnica. L’Amneris di Anna Maria Chiuri è una chiaroscurale innamorata capace di trasportare il pubblico, passando dalla dichiarazione di un tenero amore alla volontà di vendetta, per poi assumere il ruolo luttuoso con estrema dignità.

La direzione affidata a Julian Kovatchev si è dimostrata puntuale, senza troppi eccessi, con un grande trasporto nei passaggi magniloquenti e trionfali, capace anche di un’estrema delicatezza, come nel finale della prima scena del secondo atto.

Un universo popolato da moltissime presenze fugaci e senza nome, che diventano eleganti lucciole che accarezzano il pubblico, oppure schiavi egizi comandati e terrorizzati dai loro capi motorizzati chiusi in giubbotti ad alta visibilità. Temporalità lontanissime si scontrano in questa, a nostro avviso, magnifica creazione della Fura dels Baus.

La recensione si riferisce alla recita di martedì 11 luglio 2017

Lo spettacolo va in scena:
Arena di Verona
Piazza Bra, 1 – Verona
orari: lunedì 24, sabato 30 giugno, sabato 5, mercoledì 9, giovedì 11, mercoledì 16, domenica 20 e mercoledì 23 luglio 2017 ore 21.00

La Fondazione Arena di Verona presenta
Aida
opera in quattro atti, 1871
libretto Antonio Ghislanzoni
musica Giuseppe Verdi
direttore d’orchestra Julian Kovatchev
regia Carlus Padrissa e Àlex Ollé / La Fura dels Baus
scene Roland Olbeter
costumi Chu Uroz
lighting designer Paolo Mazzon
coreografia Valentina Carrasco
coordinatore del corpo di ballo Gaetano Petrosino
direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
maestro del coro Vito Lombardi
orchestra, coro, corpo di ballo e tecnici dell’Arena di Verona

con
Romano Dal Zovo Il re
Anna Maria Chiuri Amneris
Sae-Kyung Rim Aida
Yusif Eyvazov Radamès
Marko Mimica  Ramfis
Boris Statsenko Amonasro
Cristiano Olivieri Un messaggero
Tamta Tarieli Una sacerdotessa

durata 4 ore con intervalli

www.arena.it

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