Solo dolore

FuoriluogoInaugurazione di Stagione da tutto esaurito per Fuori Luogo, a La Spezia. Al Dialma Ruggiero va in scena Al Presente di Danio Manfredini

Un grande stanzone, bianco clinico. Tre soli oggetti, anch’essi a ricordare un ambiente ospedaliero. E poi un attore e un manichino. Mente e corpo, verità e illusione (come quella di una maschera sociale, in giacca e cravatta, impeccabile ma soprattutto immobile). L’attore – al contrario – è sempre in movimento, versatile nei suoi mutamenti, come una mente sempre attiva, piena di memorie, in cui passato presente e futuro coesistono non solo in quanto pensieri ma quale effettiva realtà. Immagini mentali e personaggi, quella cerchia di amici che popola l’universo di Manfredini e che abbiamo imparato a conoscere quasi fossero anche nostri compagni di viaggio. Personaggi a sé e immagini per una mente mai ferma, spesso addolorata, rassegnata, e talvolta anche vittima. Accanto all’attore/mente, sta il manichino/persona del mondo, statico, guscio vuoto, solo corpo (perché la vita per qualche ragione è altrove). Quando, sul finire, mente lo prende in braccio, con fare amorevole, si è stupiti e commossi dal gesto: è emozionante che sia proprio lei (apparentemente così fragile) a prendersi cura di lui (anche se forse, a pensarci bene, è inevitabile che sia così).
Sul fondale (e in alcuni casi lateralmente) i disegni, le foto, i ricordi, le ombre che rimandano l’immagine dell’attore più e più volte, la stratificano e la rifrangono in molteplici figure.
Al presente è l’umano e le sue nevrosi (le memorie sparse, le voci – fra cui spicca quella della madre – in un reale fatto di dolorosi riti quotidiani di solitudine e lontananza, di rapporti sclerotizzati nei soliti tristi schemi che affliggono soprattutto i rapporti più importanti), ma soprattutto l’umano e le sue derive (il disagio psichico). Un umano sempre fragile che almeno qui (anche se si potrebbe dire che accada spesso in Manfredini) riesce a ottenere pietà. Arriva dritto al cuore il grido del malato assassino che chiede aiuto al dottore per trattare con le voci nella sua testa.
Quello che colpisce ancora una volta del maestro è la dolcezza e la tenerezza con cui ammanta queste figure, il piglio a volte leggero, umoristico con tratti di parodia, il tocco delicato e così umano; colpisce la delicatezza nel trattare le situazioni più desolate, a volte grottesche. Quella dolcezza triste che, nella scena di Sally, diventa strazio, pura emozione senza pensiero. Solo dolore profondo. Il testo di Vasco si sovrappone alla situazione scenica, le parole esplodono in tutto il loro senso, e quando il canto del personaggio si sovrappone alla voce del cantante, restituisce esattamente la nostra stessa immagine, inondandoci di sofferenza. Noi, che cantiamo canzoni, cantando la vita e cercando di resisterle, resistere a lei, al suo ineluttabile passare, al morire.
Il presente è morte. È la morte non tanto come unica verità dell’esistenza, ma come effettiva presenza, come piano di realtà che sempre si sovrappone a tutto ciò che accade e si vive. Così accade nella scena di Sally, in cui c’è il lento disfacimento quotidiano, e così accade nella scena de Gli angeli, in cui il futuro dell’esecuzione è già lì, presente.
Si esce dalla sala con un senso di oppressione che fa fatica a evolvere.

Lo spettacolo è andato in scena:
Centro Giovanile Dialma Ruggiero
via Monteverdi, 117 – La Spezia (SP)
venerdì 26 ottobre

All’interno della rassegna Fuori Luogo – Stagione 2018/19, l’associazione Culturale Gli Scarti ha presentato:
Al presente
di e con Danio Manfredini
collaborazione al riallestimento Vincenzo Del Prete
assistente regia e luci Lucia Manghi
produzione riallestimento La Corte Ospitale

http://dialmaruggiero.spezianet.it/

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