Il papà (vero) della mela

Si dice che il logo della Apple sia un omaggio a lui. Ma se tutti, almeno una volta nella vita, hanno sentito nominare Steve Jobs, pochi conoscono la storia di Alan Turing. Ce la racconta il Teatro Libero.

Seduti al proprio posto, chiusi nel silenzio e avvolti dal buio è difficile non pensare che la storia che sta andando in scena è la storia dell’uomo che, nel bene e nel male, più di tutti ha condizionato la nostra vita. In pochi lo sanno, infatti, ma Alan Turing, matematico della prima metà del Novecento, è stato uno dei pionieri dello studio della logica dei computer e il primo a interessarsi all’argomento intelligenza artificiale. “Le macchine pensano”, sosteneva.Il suo lavoro è stato di importanza cruciale per i destini della Seconda guerra mondiale. La sua macchina, Colossus, era in grado di neutralizzare i codici creati dalla tedesca Enigma per criptare le comunicazioni. Era il primo passo verso il computer digitale. Aspetto, questo, della sua storia che avrebbe dovuto trovare più spazio nello spettacolo e che, al contrario, è solo lievemente accarezzato per poi essere dimenticato in un angolo della memoria.

La pièce, infatti, si concentra soprattutto sulla natura dell’uomo, sulla sua omosessualità e sulle sue stranezze. Turing andava in bicicletta con la maschera antigas, giocava a tennis nudo con addosso solo l’impermeabile, legava la tazza da tè al termosifone con un lucchetto, indossava la giacca del pigiama al posto della camicia. Imparò a fare la maglia da una ragazza che aveva deciso di sposare, nonostante la propria omosessualità. Per certi versi fu infantile: a ventidue anni si fece regalare un orsacchiotto di pezza per Natale e a venticinque perse letteralmente la testa per il film Biancaneve. Da qui la scelta di morire, anni dopo, mangiando una mela avvelenata e, come leggenda vuole, l’omaggio di Steve Jobs a questo suo precursore – consapevole o meno. Tutte stranezze che, comunque, confermano il suo genio incompreso perché i grandi, si sa, non sono mai banali.
Genio e sregolatezza, quindi, interpretati con molta professionalità e passione dal bravissimo Gianni De Feo – supportato dall’ottimo gioco di luci che conferisce al dialogo maggiore corposità e spessore. Pur attraverso una libera ricomposizione, parole, concetti ed episodi raccontati nello spettacolo – o almeno una gran parte – sono stati realmente pronunciati, scritti o sono accaduti ad Alan Turing. Una scelta, riportarli oggi in scena, che si può affermare vincente.

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10 – Milano
fino a sabato 30 marzo, ore 21.00

La Compagnia Diritto e rovescio
in collaborazione con Teatro Belli presenta:
Alan Turing e la mela avvelenata
di Massimo Vincenzi
regia Carlo Emilio Lerici
con Gianni De Feo

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