Un ragazzo scapigliato al centro dell’Albania

argot-romaSul palco del Teatro Argot, nella stagione del suo trentesimo anniversario, va in scena Albania casa mia, un monologo scritto e interpretato dal talentuoso e poliglotta Aleksandros Memetaj.

Nonostante il pubblico sia rimasto fuori dalla porta in piedi ed infreddolito per quasi mezz’ora oltre l’orario di inizio, la performance di Aleksandros Memetaj è stata in grado di conquistare sin da subito tutti i numerosi spettatori presenti.

Per un’intera e intensa ora di monologo, infatti, l’attore ci accompagna nella sua storia fatta di parole, immagini e sudore, stando semplicemente fermo e in piedi su un tappeto nero sul quale sono disegnati con un gesso i confini dell’Albania.

Memetaj racconta delle vicende di due personaggi inizialmente distinti, che alla fine riconosciamo essere padre e figlio, Alexander e Aleksandros, albanesi che – nonostante la differenza di età e di esperienze – vivono sulla propria pelle le stesse viscerali e contrastanti emozioni. Entrambi amano la propria terra, come figli prediletti, ma entrambi la odiano come mariti traditi. Entrambi ripongono mille e una speranza nella nuova patria, come innamorati novelli, ma entrambi ne sono feriti, come chi resta senza più amici.

Alexander racconta dei suo innumerevoli tentativi, spesso fallimentari, di raggiungere con moglie e figlio neonato la tanto agognata Italia, perché: «Non c’è speranza in Albania nel 1991, ché è la malattia più brutta in cui uno stato possa cadere».

Sforzi economici per la partenza, difficoltà e paura nel viaggio, umiliazioni e stanchezza all’arrivo sono i fili della tramatura della storia di questo padre, una delle tante vittime del contesto politico dello stato albanese, che dopo quarantacinque anni di limitazioni e controlli, ha riaperto i confini e riconcesso ai propri cittadini il diritto di viaggiare fuori dalla nazione.

Aleksandros, arrivato in Veneto a soli cinque mesi, racconta delle sue esperienza italiane, da cittadino italiano tra gli italiani, da bambino tra i bambini, ma sempre da diverso tra gli uguali. Episodi di razzismo e bullismo, infatti, accompagnano interamente la sua crescita e il suo ambientarsi a Fiesso D’Artico, un piccolo paese di settemila anime tra Padova e Venezia.

Il testo, bello ed efficace, scritto dall’attore stesso, è spesso poetico, a tratti forse troppo. Sovente, infatti, il pubblico rischia di perdersi in vortici di parole e descrizioni estremamente dettagliate che, in una recitazione e una dizione molto veloce come quella dell’interprete, tendono a sgonfiarsi ancora prima di prendere forma nelle menti del pubblico.

Quando infatti, l’intepretazione prende più respiro, lasciando gustare maggiormente quelle parole cui lo stesso attore ha dato vita, la storia e le emozioni diventano improvvisamente reali, visibili e tangibili, alzando radicalmente il tasso di empatia.

Meravigliosi i momenti in cui Memetaj delizia la platea con personaggi tra il dialetto padovano, l’italiano, e l’albanese: in questi momenti, l’attore, probabilmente in parte liberato dalla sua bella e imbrigliate scrittura, riesce a dare sfoggio e a far godere delle mille sfumature dei caratteri del suo racconto.

Nel complesso uno spettacolo con grandi potenzialità, molte delle quali ancora inesplose, dove Memetaj, senza l’ausilio di musiche, scenografie o luci particolari, regge da sé molto bene la scena per l’intera durata dello spettacolo.

Albania casa mia è un allestimento da vedere. L’intensità di Memetaj, infatti, merita di essere guardata: l’immagine di un ragazzo scapigliato al centro dell’Albania, vi resterà impressa per molto tempo.

Lo spettacolo è in scena
Teatro Argot
Via Natale del Grande 27, Roma (Trastevere)
dall’1 al 13 dicembre,
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30

Albania casa mia
di e con Aleksandros Memetaj
regia Giampiero Rappa
aiuto regia Alberto Basaluzzo
produzione Argot produzioni
durata 1 ora circa

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