Dalla Bolivia al Teatro Guanella, César Brie regala un ricordo della terra che l’ha ospitato per dieci anni e in cui ora non può tornare a vivere, proprio a causa della sua scelta di non tacere.

L’importanza della memoria dei morti è qualcosa che Foscolo ci ha spiegato molto bene: l’esempio dei grandi ci deve accompagnare – sempre. Ma quando i morti non sono grandi? Quando provengono da una sperduta regione della Bolivia, Paese che dobbiamo cercare su Google Maps per sapere esattamente dove si trovi?

César Brie – artista argentino, rifugiatosi in Italia dopo essere stato costretto a lasciare la madrepatria – si trasferisce in Bolivia e fonda il Teatro de los Andes. Ora è di nuovo esule, in giro per il mondo, perché il suo bisogno di raccontare questa storia l’ha trasformato in un fuggiasco: il massacro dei contadini a Pando, in Bolivia – soggetto anche di un documentario e un libro, già in vendita, e i cui ricavati andranno in parte ai parenti delle vittime perché, come spiega lo stesso Brie: «Il senso di impotenza provato quando cercavamo di spiegare con precisione ogni istante di questa tragedia l’abbiamo superato con il libro e il documentario. Il lavoro teatrale, quindi, non vuole essere una denuncia, ma un omaggio alle memorie attraverso la poesia».

L’attore – lo stesso César – accompagna il pubblico con dolcezza. Quando si entra in sala è già sul palcoscenico che passeggia e accoglie gli spettatori con un sorriso sulle labbra. Quando tutti si sono accomodati, chiede gentilmente di spegnere i telefonini (suggerimento che non verrà seguito da tutti, purtroppo), si spengono le luci e inizia il cammino.

Si possono distinguere due spazi scenici differenti: la sedia in fondo al palco, centrale, dalla quale César racconta il suo personale viaggio nell’Ade, e il quadrato di palco – delimitato da foglie secche – in cui si consuma la carneficina. Autentico viaggio all’inferno, dove l’attore ripesca le anime dei morti ridando loro vita e forza per i nostri occhi di astanti, mentre dipinge i personaggi con il proprio corpo e la propria voce.

Lo spazio scenico è attraversato, a tratti, da oggetti sospesi che tagliano l’aria e lasciano dietro di sé una scia di grano, o forse di sabbia, meglio: di sangue.Alla fine, sul palco, resta solo un cimitero di cartoline con un nome, un’immagine, una storia stampati indelebilmente.

Lo spettacolo si chiude con delicatezza, abbandona lo spettatore a poco a poco: l’attore scompare lasciando dietro di sé luci e musica, che lentamente – molto lentamente – sfumano, lasciando alle emozioni il tempo di calmarsi per permetterci di ritornare a casa.

Gli applausi tardano a scrosciare perché il pubblico deve – prima – risvegliarsi da un sogno, anzi da un incubo, ma sono calorosi, convinti e durano a lungo. Tutti noi torneremo a casa con una consapevolezza diversa, accompagnati dai suoni, i gesti e le voci di tutte quelle persone dimenticate – ma ormai impresse nella nostra mente.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Guanella

Via Duprè, 19 – Milano
fino a domenica 14 novembre

Albero senz’ombra
testo, regia e interpretazione César Brie
musiche Pablo Brie e Manuel Estrada
progetto scene e costumi Giancarlo Gentilucci e César Brie
luci César Brie, Marco Buldrassi
tecnico luci Marco Buldrassi, responsabile tecnico Sergio Zagaglia
cura della tournée Tiziana Irti, assistente alla produzione Angela Colucci
produzione Fondazione Pontedera Teatro
con la collaborazione organizzativa di Associazione Arti e Spettacolo

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