Alla ricerca dell’oro

Teatro-EuropAuditorium-bologna3Giovedì 6 febbraio, al Teatro Europauditorium di Bologna, è stato presentato l’ultimo spettacolo dei Momix, AlchemyDa qualche parte c’è sempre l’oro, se scavi a fondo, che sta girando l’Italia dal 2013.

I Momix, una compagnia americana fondata da Moses Pendelton, sono, più che altro, un gruppo di illusionisti. I loro spettacoli non si caratterizzano per un singolo elemento preponderante della rappresentazioni, come la danza, la musica o altro, ma per un insieme di fattori, Corpo, scenografia (principalmente tecnologica) e luci, agiscono infatti unitariamente e nell’intento di far scaturire nello spettatore forme compiute e riconoscibili, senza che sia possibile distinguerne i singoli elementi che le compongono. Uno spettacolo multimediale, insomma, che proietta la mente in un mondo surreale attraverso modi di grande effetto, tali da far balzare lo spettatore sulla sedia e spingerlo a domandarsi, come un bambino, «ma come è possibile?». La parola chiave è “stupore”. Questa molteplicità “elementale” ha spinto alcuni a negare all’arte dei Momix la qualifica di danza, supportata com’è da troppi artifici. Sostanzialmente, che sia vero o meno, non è affatto importante di fronte all’obbiettivo del coreografo e degli esecutori, ovvero creare immagini, visioni, qualcosa che lasci davvero senza fiato lo spettatore. Per riuscire in questo intento Moses Pendelton ha saputo trovare delle ricette che fino ad oggi hanno funzionato, come dimostrano gli spettacoli più recenti e sorprendenti Bothanica o Momix Remix.
Da qualche parte c’è sempre l’oro, se scavi a fondo, promette già il sottotitolo. Molto bene: noi spettatori ci siamo messi animosamente a scavare assieme agli artefici dello spettacolo (i performers sono una parte molto esigua di tutto l’insieme), in ansiosa attesa dell’oro.
Per prima cosa abbiamo trovato i canonici quattro elementi della natura: acqua, fuoco, terra e cielo (che evidentemente ha preso il posto dell’aria). Per giungere all’agognata trasmutazione dei metalli in oro c’è bisogno della potenza del fuoco. Ed eccoci nel bel mezzo di una potente danza tribale tra le fiamme; poco dopo davanti a tranquille ma simpatiche comete zampettanti in un cielo stellato; dopo vari passaggi di fronte a un bellissimo passo a due aereo, come se a danzare fossero due gocce di mercurio che si attraggono e si respingono; infine in mezzo a un gioco di specchi. E la tanto attesa trasformazione in oro? C’è anche quella, ma, stranamente, un po’sottotono, confusa, quasi nascosta. O almeno è apparsa così perché, dal punto di vista artistico, gli elementi più spettacolari della visione si sono esplicati principalmente nella prima metà dello spettacolo. L’apice è stato raggiunto appunto verso la metà, con visioni che certo non potevano lasciare indifferenti. Nella seconda parte, invece, la tensione dello spettatore, diversamente da quanto accade solitamente con i Momix, è andata un po’ calando. Ma – bisogna dirlo – c’è anche, in questo, un risvolto positivo: non più abbagliati dai pirotecnici artifici multimediali, siamo stati in grado di notare non solo la fisicità dei performers, ma anche la loro capacità di trasformarsi in veri danzatori, oltre che abili atleti sottomessi alle macchine da scena. E a lasciare senza fiato, questa volta, è stata la perfezione tecnica, specificamente coreutica, delle ballerine del terzetto femminile. Soprattutto in questo brano l’ammirazione stupita per le avveniristiche visioni multimediali ha lasciato il posto al più tranquillo godimento dell’estremo controllo e della ritmica dei corpi in scena, che non avevano altro fine se non quello di far vedere dei corpi danzanti che sfidano la gravità creando “semplicemente” bellezza. Questo è scaturito proprio dalla danza. Qui c’è stata la vera sorpresa e, in un certo senso, una evasione dal mondo Momix. Che fosse proprio questa sorpresa il vero “oro” promesso dal titolo?

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Europauditorium
Piazza della Costituzione 4, Bologna
dal 5 al 9 febbraio 2014

Alchemy
di Moses Pendelton
co-direttore Cynthia Quinn
con Jerrica Blankenship, Catherine Jaeger, Rebecca Rasmussen, Evelyn Toh, Risa Yokoi, Aaron Canfield, Changyong Sung, Ryan Taylor, Vincent Harris, Eddy Fernandez

disegno luci Michael Korsch
disegno costumi Phoebe Katzin, Moses Pendleton e Cynthia Quinn
proiezioni video Moses Pendleton – montaggio video Woodrow F. Dick III
collage musicale Moses Pendleton – montaggio musicale Andrew Hansen
durata: 75 minuti

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