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Torna l’indagine urbana di Attraversamenti Multipli. Alessandra Ferraro e Pako Graziani raccontano a Persinsala l’orgoglioso procedere verso il contemporaneo del festival di Margine Operativo, oltre le fredde e ciniche maglie della burocrazia capitolina.

Attraversamenti multipli 2016 inizierà quasi a fine ottobre. Meglio tardi che mai, ovviamente, ma cosa sta dietro questo ritardo?
Alessandra Ferraro e Pako Graziani: «Attraversamenti Multipli è sempre stato un festival temporalmente nomade. Quest’anno inizia il 20 ottobre e termina il 30 ottobre. Nelle sue prime edizioni si sviluppava a giugno, poi si è spostato a settembre e poi a ottobre, e in un edizione – nel 2013 – a dicembre. Il suo posizionamento in autunno è una nostra scelta, ma è una scelta determinata anche dalle tempistiche con cui gli Enti Pubblici comunicano i risultati dei bandi pubblici (e delle risorse). Il problema delle tempistiche è un problema/difficoltà che condividiamo con tutti gli operatori e gli artisti che creano e organizzano festival/progetti a Roma con finanziamenti pubblici. Avere le graduatorie e le assegnazioni economiche in estate e a volte anche dopo, ha creato a Roma uno slittamento di tutte le proposte culturali verso la fine dell’estate e durante l’autunno. E di conseguenza una concentrazione di molte iniziative e festival negli ultimi mesi dell’anno, con uno sbilanciamento dell’offerta culturale negli altri mesi, durante i quali succede veramente poco».

Quest’anno confermate le location dell’anno scorso, Largo Spartaco, Centrale Preneste e la Biblioteca Comunale Goffredo Mameli: avete conti in sospeso da saldare/approfondire o manca la reale disponibilità di alternative in una città in cui l’apertura culturale (anche tra operatori del settore) sembra soffocare?
AF/PG: «Abbiamo scelto le stesse location dell’edizione 2015 per diverse ragioni e anche qui si intrecciano scelte di senso artistico e progettuale con problemi con l’interfaccia istituzionale.
Le scelte di senso progettuale sono in primis che questa edizione vuole approfondire un concetto già presente nell’edizione precedente: il meticciato.
L’edizione di quest’anno rafforza questa vocazione anche in termini di generi e stili. Il nostro modo di concretizzare il concetto è di dare cittadinanza a diverse pratiche delle arti sceniche contemporanee. La prospettiva del meticciato ci propone di attraversare i confini. E i luoghi che ci ospitano anche in questa edizione, come l’altro anno, sono luoghi che hanno a che fare concretamente con esperienze e pubblici meticci. Per noi la relazione con i luoghi è sempre stata molto importante, in quanto non sono solo luoghi fisici ma spazi portatori di storie. In questa edizione abbiamo scelto di continuare e di rafforzare le relazioni che abbiamo costruito con questi luoghi e i con i cittadini che li frequentano e con le strutture che li gestiscono. E per fare crescere queste relazioni e per rafforzarle c’è bisogno di tempo.
I problemi di interfaccia istituzionale sono il doversi relazionale con un castello kafkiano di burocrazie, con delle richieste che ogni anno aumentano vertiginosamente mentre le risorse economiche diminuiscono. Il tunnel burocratico ci ha portato quest’anno a dover scegliere di abbandonare una location come Garage Zero, uno splendido esempio di riqualificazione urbana e di galleria d’arte polifunzionale al Quadraro. Uno spazio perfetto per accogliere Attraversamenti Multipli e che abbiamo utilizzato in altre edizioni. Abbiamo dovuto fare questa scelta perché per avere tutti i permessi richiesti attualmente avremmo dissanguato le già poche risorse economiche del festival. La situazione con cui ci troviamo a confrontarci è che le risorse a disposizione diminuiscono e le richieste amministrative aumentano.
In questo caso la contraddizione sta nel fatto che l’amministrazione comunale nei bandi ci chieda di lavorare in luoghi periferici e particolari e poi con delle norme assurde e spropositate, non ci consenta concretamente di farlo, come nel caso proprio di Garage Zero. Lo stesso problema lo riscontriamo ormai da anni per lavorare negli spazi urbani, altra caratteristica che ha sempre accompagnato Attraversamenti Multipli e che anche quest’anno rilanciamo con due giornate a Largo Spartaco. Sta diventando un lavoro certosino, lungo, faticoso (e costoso) avere tutti i permessi che servono. Quello che ci dispiace è che in un momento storico come il nostro in cui c’è bisogno nella città di Roma di creare attraverso le culture opportunità di coesione sociale e di rivitalizzare attraverso le arti gli spazi pubblici, sia sempre più arduo proporre azioni artistiche in location particolari e negli spazi urbani».

Se tanti festival, locali e nazionali, si autocelebrano titolandosi alla propria stessa esistenza (o sopravvivenza), voi anche quest’anno scegliete di dedicare Attraversamenti Multipli all’altro, ai fratelli diversi, nel caso specifico al meticciato. Linea politica e artistica sono distinguibili?
AF/PG: «Per noi arte e vita sono sempre state in stretta connessione, non vediamo confini tra le sperimentazioni artistiche e le possibilità che ha l’arte di creare relazioni con la società, e di delineare risposte alle domande del proprio tempo.
A noi piace immaginare e cercare di praticare il fare arte e il fare un festival come una possibilità di delineare degli scenari diversi capaci di scalfire il presente.
Il meticciato è la parola/concetto intorno a cui ruota Attraversamenti Multipli 2016, che nell’arte (e nella vita) agisce riorganizzando gli spazi di azione, facendo emergere nuove pratiche di cooperazione, nuove espressioni culturali transnazionali e translocali: e tutte queste nuove forme richiedono ed evocano nuove prospettive e nuovi immaginari culturali. La prospettiva del meticciato apre la strada alla riflessione sugli interstizi, sui punti di contatto sui punti di vista multipli. Il carattere di attraversabilità, che sarebbe proprio dello spazio contemporaneo, si dissolve di fronte alla proliferazione di frontiere fisiche e virtuali, di check point e di sistemi di sicurezza. Si scontra con i drammi di chi deve mettere il proprio corpo in gioco per cercare di superare un confine. I confini sono tutt’intorno a noi. Sono confini geografici, astratti e reali. Il sogno di uno spazio totalmente attraversabile, senza confini oggi è un utopia.
Ma pensiamo che l’arte abbia anche il compito di aprire varchi, delineare scenari futuri, superare frontiere, generare e coltivare utopie, con lo sguardo rivolto all’orizzonte».

Veniamo al cartellone: grande presenza di artisti italiani, anche molto giovani, una giornata dedicata ai più piccoli e alle più piccole, alcuni graditi ritorni (la Velardi, la C&C company), l’attesa prima nazionale del vostro ultimo lavoro liberamente tratto da Al Palo della morte – storia di un omicidio in una periferia meticcia di Giuliano Santoro. Viene da dire: what else?
AF/PG: «È una caratteristica di Attraversamenti Multipli proporre un viaggio tra gli orizzonti mobili delle arti performative contemporanee proponendo artisti e formati anche molto diversi tra loro, con una grande attenzione alle nuove creatività. Ci fa piacere che nella domanda sottolinei anche molto giovani perché il programma di questa edizione è attraversato da artisti di generazioni diverse con una forte presenza di artisti nuovi capaci – a nostro avviso – di esplare il meticciato per dare cittadinanza a diverse pratiche delle arti sceniche contemporanee. Chi verrà ad Attraversamenti Multipli potrà incontrare delle performance site specific create per il festival (le installazioni performative della danzatrice Olivia Giovannini e la sperimentazione tra musica e danza di Sara Marasso e Stefano Risso), il reading performativo originale di Nano Egidio che si intreccerà con la presentazione del libro a fumetti Da quassù la terra è bellissima di Toni Bruno e il reading della compagnia Bartolini /Baronio dal libro Amianto di Alberto Prunetti, i live painting della illustratrice Rita Petruccioli e dello street artist Lucamaleonte, la performance musicale di Francesco Leineri, il concerto /spettacolo dei Cardamomò, lo spettacolo multimediale Le città (in)visibili di Argot e Cie Twain, il primo step del nuovo spettacolo di Dario Salvagnini/Santasangre. Potrà vedere il primo studio del nuovo spettacolo di danza dei C&C, e lo spettacolo Pillole di Cuoro di Gioia Salvatori nato da un blog. Cinque sono gli allestimenti che affrontano direttamente il tema dei confini e del loro superamento: lo spettacolo della compagnia Ortika, Chi ama brucia, il concerto di world music di Sandro Joyeux Migrant , lo spettacolo di Aleksandros Memetaj Albania casa mia, la performance Nothig to declare di Yoris Petrillo, lo spettacolo di Margine Operativo Al palo della morte, tratto dal libro di Giuliano Santoro che prosegue la nostra ricerca sul presente. Abbiamo scelto questo testo perché oltre a confrontarsi con una storia di stringente attualità funziona come un manuale di istruzioni per capire meglio il processo delle migrazioni, un tema centrale del contemporaneo che ci definirà come società futura e come scenari culturali.
Mentre due sono gli spettacoli per le nuove generazioni di spettatori: lo spettacolo di circo contemporaneo dell’ensemble dei Nanirossi e la performance di danza Clown di Giovanna Velardi, che ritorna ad Attraversamenti Multipli ma presentando uno spettacolo per un pubblico da 0 a 99 anni all’interno di una giornata dedicata ai nuovi spettatori».

Impossibile non chiedervi un’opinione sulla presunta morte naturale per epilessia di Stefano Cucchi. La realtà supera la fantasia?
AF/PG: «L’altro anno ad ottobre proprio ad Attraversamenti Multipli ha debuttato il nostro spettacolo Presunta morte naturale dedicato alla storia di Stefano Cucchi.
È stata una serata emozionante, anche perché tutta la famiglia di Stefano era presente. Ogni volta che ripresentiamo lo spettacolo continuiamo noi e Tiziano Panici che è scena a provare una grande emozione. La situazione assurda e terribile è che ancora (dal 22 ottobre 2009) Stefano non ha trovato giustizia. Affermare che Stefano Cucchi sia morto di epilessia rappresenta l’ennesimo insulto alla famiglia, ma anche a tutti quei cittadini che ancora credono di vivere in un paese dove tutti hanno il diritto alla vita e ad essere tutelati».

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