Dal romanzo all’avventura

Per la serata di venerdì 20 marzo, la stagione da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia propone un duo eccezionale, Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell’Orchestra di Santa Cecilia, e Antonio Pappano, pianista per un programma prettamente romantico: Robert Schumann e Johannes Brahms.

La sala è gremita, il pubblico è ansioso di sentire l’ensemble dei due affermati musicisti.
Saliti sul palco, senza troppi complimenti iniziano il concerto. Primo brano in programma la Phantasiestücke op. 73 di Schumann. Tre brevi brani pensati per clarinetto (eseguibili anche dalla viola) e per pianoforte. Brano da Soiréstücke, da eseguire tra pochi intimi, composizione di destinazione domestica e familiare. Tre brani distinti, che costituiscono, in realtà, un’unica composizione, strettamente interconnessa da continui richiami tematici: nel primo brano, morbido, la melodia è affidata principalmente al clarinetto (che nei piano si apprezza poco, poiché il suono non si ode distintamente in sala), con il pianoforte, a tratti, che va a rinforzo; il secondo brano, più animato, è caratterizzato dal dialogo tra i due strumenti, infine nel terzo, rapido e più mosso, il tema principale è costituito da una scala ascendente in crescendo affidata al pianoforte, restituisce con precisione l’insieme e chiude con il clarinetto che, prima frena gli istinti pianistici e richiama la calma e l’ordine, e poi, con il pianoforte, declama una lunga coda di libero richiamo di alcuni elementi della composizione. Precisi nell’esecuzione e nel rispetto della partitura, il risultato risulta, però, non sempre di adeguato coinvolgimento emotivo.
Dopo un breve applauso, Carbonare e Pappano rientrano per suonare la Seconda Sonata per clarinetto e pianoforte op. 120 di Brahms che, insieme alla prima, rappresenta una tra le più romantiche composizioni di fine ottocento. Articolata in tre movimenti disposti in maniera inconsueta, la Sonata struttura i primi due veloci e il terzo lento. Il primo, Allegro amabile, è in forma sonata (ABA) e introduce il clima della composizione. Inizio delicato, con il maestro Pappano tutto preso nella sua partitura, quasi a penetrarla con lo sguardo. Il Secondo movimento, Allegro appassionato, è costruito in forma di Scherzo, una stupenda melodia ripresentata più volte ed eseguita da un incisivo pianoforte e, poi, da solo, con il clarinetto sempre più delicato e pianissimo nel finale. Un Andante con moto conclude la sonata, un tema con variazioni che, da un inizio lento giunge a una seconda parte più veloce e ben articolata, chiusa da un energico finale con spirito.

La seconda parte del concerto riprende con le Romanzen op. 94 di Schumann, tre romanze dal carattere malinconico e pensoso, destinate all’oboe, ma eseguite anche al violino o al clarinetto. La prima, non veloce in 3/4, è una linea melodica affidata quasi sempre al clarinetto, con lo sguardo di Carbonare che, nell’esecuzione, volge in alto. La seconda ha una classica struttura ABA, una prima parte con andamento piano e assertivo, una seconda più agitata, con il clarinetto che parla di sé e il pianoforte che accompagna, conclusa da una breve coda. Nella terza, anch’essa in forma ABA, il clarinetto e pianoforte anziché dialogare cantano le linee melodiche quasi sempre insieme, in una sorta di raddoppio continuo. Il tutto eseguito, come sempre, a regola d’arte, dai due maestri.

L’ultimo brano in programma è la Prima Sonata per clarinetto e pianoforte op. 120 di Brahms in FA minore. Brano impegnativo, articolato in 4 distinti movimenti per una durata complessiva di 23 minuti. L’Allegro appassionato iniziale, a dispetto dell’indicazione agogica, è piuttosto tranquillo, i due musicisti suonano perfettamente insieme, quasi fossero un solo strumento; dopo un interessante scambio di frasi, si giunge alla conclusione con una splendida e melodica frase finale sotto voce. Il secondo movimento è un Andante, un poco adagio, con gli strumenti che, come due fidanzatini che, al loro primo incontro, sono un po’ imbarazzati, non sanno bene cosa dire e come comportarsi, parlano sotto voce, si studiano a vicenda. Scherzo, Allegretto grazioso invece il terzo movimento, uno scambio di frasi brevi caratterizzate da una leggerezza umoristica che ricorda da vicino Schumann; umorismo che si coglie ancora meglio nel Vivace finale, veloce e articolato. Spazi virtuosistici, poi un bel gioco a due, rivelano tutte le potenzialità dei due strumenti, Carbonare si avvicina al pianoforte e, in un veloce e concitato finale, chiude.
Grandi applausi per i musicisti, cui vengono regalati mazzi di fiori e che, esortati dal pubblico, tornano a deliziare la platea con altri due brani, di ben altro genere.
Un Ellington di magistrale esecuzione, molto espressivo e ricco di colore, durante il quale i due sembrano divertirsi un mondo. Ancor più sembrano farlo nel secondo bis, un brano di genere Klezmer, di tradizione ebraica, dove un coinvolgente clarinetto conduce nel deserto a spasso con i cammelli e, in un velocissimo accelerando dal piano al forte, chiude il brano.
Il pubblico è estasiato, si alza in piedi e onora i musicisti con un applauso interminabile.
Forse timidi nella prima parte del concerto, Alessandro Carbonare e Antonio Pappano hanno dato il meglio di sé proprio nella parte, più uniforme ed espressiva, dei due bis finali.

Il concerto è andato in scena
Auditorium Parco della Musica

Viale Pietro de Coubertin, Roma
Sala Sinopoli
Venerdì 20 marzo 2014, ore 20 e 30

Alessandro Carbonare e Antonio Pappano in recital
Alessandro Carbonare, clarinetto
Antonio Pappano, pianoforte
Schumann Phantasiestücke per clarinetto (o violino o violoncello) e pianoforte op. 73
Brahms Sonata in mi bemolle maggiore per clarinetto (o viola) e pianoforte op. 120 n. 2
Schumann Drei Romanzen, per oboe (violino o clarinetto ad libidum) e pianoforte op. 94
Brahms Sonata in fa minore per clarinetto (o viola) e pianoforte op. 120 n. 1

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