Un De André che batte i piedi

Al Tieffe Teatro, un musical rivoluzionario e originale che mette in scena il mondo di Faber.

Sarà che tutto ciò che toccano le canzoni di Fabrizio De André si trasforma in oro, sarà che l’integrazione tra musica e parole risulta sempre affascinante, ma gran parte del merito del quasi imperdibile All’ombra dell’ultimo sole va al Tieffe Teatro, capace di realizzare, come lo definisce il direttore del teatro nonché regista dello spettacolo Emilio Russo, uno «spettacolo totale» che fonde parole, musica, danza e luci in maniera eccellente. Ma non solo: nel foyer del teatro, infatti, le vignette di Mauro Biani introducono lo spettacolo unendo il mondo cantato da De André all’attualità, mostrandone le somiglianze, tanto è vero che il Corriere della Sera afferma che “in quelle cartoline c’è la Storia del nostro mondo”.

I protagonisti della vicenda sono un gruppo di ragazzi che, nel 1975, decide di aprire il locale La cattiva strada in un magazzino dietro via del Campo. Non tutto, però, va come i giovani avevano programmato e le difficoltà andranno ad aggiungersi ai problemi quotidiani – sentimentali, morali o politici che siano. Sono le difficoltà, i tormenti e, in fondo, la vita dei protagonisti delle canzoni di Faber che gli attori portano in scena e cantano – e suonano – con maestria. Non è un caso che i protagonisti si chiamino Bocca di Rosa, Nancy, Pasquale Cafiero, Gesù… In scena, quindi, si ritrovano i personaggi cantati da De André i quali, a loro volta, cantano l’autore genovese in un corto circuito potentissimo che ha l’effetto di rendere in maniera strepitosa il mondo di Faber: dei sentimenti, delle emozioni, dei desideri e delle paure degli ultimi, che non hanno niente se non la forza degli ideali – come la giustizia, la solidarietà, il coraggio. Le scene finali di entrambi gli atti sono oltremodo significative in questo senso; la prima è particolarmente da gustare: si tratta di un inno alla vita, alla felicità e alla componente più genuina della gente comune, braccata dalla rigidità delle istituzioni e della polizia – di cui risuonano, lontane, le sirene e si intravedono i lampeggi azzurri.

Tema sotteso: le speranze infrante, le disillusioni, i fallimenti, ma non l’arrendevolezza o la passività. I giovani protagonisti, infatti, non rinunciano a vivere e lo spettacolo comunica energia, grinta, volontà di resistenza e, anzi, di azione. Ma soprattutto la voglia di opporsi e di “saper dire di no”. È quindi, un De André molto meno brioso e scanzonato di quello originale e molto più “cattivo” – rivoluzionario e anarchico. La scena in cui i ragazzi, in galera, battono sempre più forte i piedi per terra intonando La Canzone del Maggio: «…per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti…», sintetizza l’intero spettacolo. Non mancano, peraltro, toni molto più distesi, allegri o dolci, come il momento in cui, sempre in carcere, un prigioniero ricorda il volto della madre e i suoi biscotti.

Questa polarità di toni è ben rappresentata anche dall’attento utilizzo delle luci: molto chiare per le scene di maggiore allegria e spensieratezza, di colore blu quelle più nostalgiche e malinconiche. La scenografia, piuttosto essenziale, consiste in una serie di casse di legno sovrapposte su pallet a formare una sorta di barriera che può assumere significati diversi: il bancone del bar, una simbolica barricata, la parete della cella, forse il senso del limite.

C’è infine da chiedersi se si sarebbe potuto fare ancora meglio: talvolta, infatti, le canzoni esprimono una coerenza vaga rispetto alla scena e non sempre rimangono fedeli alle originali del cantautore genovese – tanto è vero che l’effetto e l’efficacia dei brani musicali è tanto maggiore quanto più si accostano al modello. Ma queste note non intaccano uno spettacolo che è insieme storico e attuale, sperimentale e tradizionale, dolce e cattivo, poetico e sfacciato. Originale. Strepitoso.

Forse non è un capolavoro, ma sicuramente uno tra i migliori spettacoli di questo inizio di Stagione.

Lo spettacolo continua:
Tieffe Teatro Menotti
via Ciro Menotti, 11 – Milano
fino a sabato 31 dicembre
orari: martedì, giovedì, venerdì e sabato, ore 21.00 – mercoledì, ore 19.30 – domenica ore 17.00
(Il teatro sarà chiuso da venerdì 23 a lunedì 26 dicembre)
 
All’ombra dell’ultimo sole
parole e musica per Fabrizio de Andrè
di Massimo Cotto
regia Emilio Russo
con Chiara Buratti, Daniele Gaggianesi, Francesca Gemma, Vanessa Korn, Silvia Giulia Mendola, Alberto Onofrietti, Valeria Perdonò, Simone Poncino, Francesco Visconti, Zibba e Fabio Zulli
arrangiamenti e direzione musicale Alessandro Nidi
consulenza musicale Marianna Storelli
coreografie Lara Guidetti
scene Elena Martucci
costumi Daniela Usai
luci Mario Loprevite
produzione Tieffe Teatro e Asti Teatro 33
si ringrazia Campia Imballaggi
con il patrocinio morale della Fondazione Fabrizio De André Onlus

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