Alpi inquinate

In prima nazionale il Teatro di Rifredi ha prodotto e messo in scena, dal 21 al 29 aprile, una commedia leggera ed esilarante ma, al contempo, con alcuni spunti di riflessione. Alpenstock – di Rémi De Vos, per la regia di Angelo Savelli.

Per la prima volta in Italia, si mette in scena una commedia dell’autore francese Rémi De Vos, ormai noto per un vivace senso dell’umorismo e un tocco di teatro dell’assurdo nella trattazione di temi scottanti, quali l’omofobia, la disoccupazione, e altre problematiche sociali.
In questo caso, l’attenzione è posta sull’immigrazione vista come inquinamento della società tranquilla europea. Ovviamente, è una palese presa di giro di quegli occidentali ossessionati dall’immigrazioni di popolazioni straniere. L’Europa conservatrice è rappresentata da una coppia tranquilla che vive nella propria casa, linda e bianca come il latte, ingolfata nelle abitudini di una cittadina di provincia. Soprattutto lui, il marito, è seriamente ossessionato dalla “pulizia” culturale ed etnica del proprio territorio, inteso non come nazionale, ma addirittura regionale, quello dell’immaginario Kyrolo. La vita “pulita” della coppia è stravolta da un “errore” di lei, ossia quello di essere andata al mercato più vicino – che ha il difetto di essere multietnico – acquistandovi un detersivo per la pulizia della casa. La donna è seguita da uno slavo che la seduce, e per questo è ucciso dal marito. Ma il “nemico straniero” pare immortale, e il marito finisce per perdere la propria tranquillità.
Un’esistenza ancorata agli anni 50/60, dove c’è un uomo che lavora, porta a casa i soldi e, assieme al patrimonio economico, impone quello ideologico: dove lui è la mente pensante e lei è un robot per le pulizie domestiche.
Proprio da quueste considerazioni può cambiare il giudizio su Alpenstock. Se prendiamo a cuore il tema affrontato, qui viene meno l’efficacia dell’intento dell’autore, quello di rappresentare la chiusura cieca di una parte degli occidentali. La famiglia borghese degli anni 50 difficilmente esiste ancora, piuttosto persevera nella mente di alcuni intellettuali, ma non nella realtà. Mentre il ruolo della donna, il fulcro e la copertura di molte discussioni politico-sociali sul tema, pur tenendo conto dell’aspetto caricaturale e, forse provocatorio, dello spettacolo, rischia di essere descritto in maniera ingenua.
Non così duro il giudizio se, al contrario, prendiamo lo spettacolo come una semplice occasione per ridere di noi stessi e di alcuni stereotipi; valutando la commedia per quella che è: esilarante e paradossale, ispirata a un problema sociale scottante. A questo proposito, gli attori e la regia hanno usato le loro arti al meglio. Infatti, nonostante le riflessioni un po’ amare di cui sopra, non si può non ridere e non apprezzare la povera donna, interpretata da Antonella Questa; o provare un po’ di simpatica compassione per il marito stravolto dagli accadimenti (Ciro Masella), oltre a una buona dose di ammirazione per lo straniero, Josep, nelle mani dell’abile Fulvio Cauteruccio.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro di Rifredi

via Vittorio Emanuele II – Firenze

Alpenstock
di Rémi De Vos
traduzione Antonella Questa
regia Angelo Savelli
con Antonella Questa, Ciro Masella e Fulvio Cauteruccio
costumi Serena Sarti
scene Tuttascena
produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi

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