Amleto, un rivoluzionario dei nostri tempi

A Catania l’ultima tappa dell’Amleto di Ninni Bruschetta, con un sound che spolvera in tutta la sua contemporaneità l’originaria opera shakespeariana.

Sono tempi amari per Amleto, ma se qualcuno gli chiede come sta, come da diffuso copione, risponde di star bene. Poi l’altalena è dentro la testa, nella rabbia immensa il dubbio è tra il vendicarsi o il rimanere inerme. Ci pensa a lungo, esplora ogni dettaglio della vicenda, il suo dialogo regge fino alla fine. Ha tutti i motivi per uccidere. Probabilmente sceglie la cosa sbagliata, tiene a precisare la regia, ma sceglie.

Nessuno può negare quanto sia virtuoso il modo con cui Angelo Campolo nelle vesti di Amleto metta ciascun personaggio di fronte allo specchio della natura delle cose accadute. Con parole e azioni, a ognuno assegna il vero volto. Ripropone la scena autentica della realtà usando il teatro come trappola.

Ad Amleto non manca il fiato per aprire le finestre e le celle di un mondo che si è trasformato in una prigione e da cui straripano troppe apparenze. Sfida e smaschera coloro che negano l’evidenza indossando tanto di corona come fosse un’aureola. Le chiavi dell’opera di William Shakespeare si adattano perfettamente alle fessure delle porte del presente, il folle Amleto potrebbe esserne ancora un eroe rivoluzionario.

Forse, anche per questo i costumi sono contemporanei e tra i testi del seicento si osa con il live della chitarra di Toni Canto e con il sound delle percussioni di Gianluca Scorziello. Suonano mentre tutto si sfracella, con Amleto in preda alla follia e tutti gli altri che godono di buona salute.
Il regista lo sottolinea bene .«La prima, ma forse anche l’unica ragione di questa messa in scena è il rispetto, quasi integrale, del testo che restituisce una storia straordinaria di cui è praticamente impossibile perdere anche un solo dettaglio».

La fatidica “domanda” essere o non essere sembra retorica, certo incarna l’opera. Risulta più interessante, però, l’enfasi che Angelo Campolo, nelle vesti di Amleto, mette nel chiedersi. «Si può essere perdonati e tenere il frutto del crimine?».

Dentro questa domanda c’è il senso della giustizia di chi, come Amleto, pur volendo non perdona- Ecco come nasce il suo istinto di vendetta. A lui non piace l’uomo-attore, con lui un falco non può comportarsi da colomba, ha imparato a distinguere le anime. Con dialettica l’attore vomita tutta la sofferenza che lo ha indebolito, gli si rompe la voce quando confessa che vorrebbe morire e dormire, l’intoppo è sognare.
Tanti i ruoli che ruotano attorno al protagonista, impresse rimangono le particolari interpretazioni del grottesco e bugiardo Claudio, Emmanuele Aita, e quella della controversa madre Gertrude, Maria Sole Mansutti, lei è incapace d’esser se stessa con il figlio, con il marito, con l’amante e soprattutto con lo «specchio della natura». Ofelia, portata in scena da Celeste Gugliandolo, si fa apprezzare per le sue doti canore oltre che come attrice e l’affidabile Orazio, Francesco Natoli, è molto intimo e mai invadente.
I riflettori, alla fine, con Amleto scendono tra il pubblico per constatare una sola verità: c’è sempre un palco, non c’è scampo nella realtà come nel teatro. L’eroe lo urla sia alle maschere ormai sfatte dei reali nelle alte mura del castello danese, che tra quelle dei piccoli del profondo e comodo popolino in poltrona.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Verga

Via Giuseppe Fava 39, Catania
12 marzo ore 21.00 e 13 marzo ore 17,30.

Amleto
di William Shakespeare
regia di Ninni Bruschetta
con Angelo Campolo, Antonio Alveario, Celeste Gugliandolo, Maria Sole Mansutti, Emmanuele Aita, Giovanni Boncoddo, Maurizio Puglisi, Lelio Naccari, Simone Corso, Francesco Natoli, Dario Delfino, Diego Delfino, Fabrizia Salibra, Luca D’Arrigo, Stefano Cutrupi, Ivan Bertolami, Michele Falica e Riccardo Morganti
scene di Mariella Bellantone
costumi di Cinzia Preitano
luci di Antonio Rinaldi
musiche di Tony Canto eseguite dal vivo con Gianluca Scorziello

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