C’è del marcio… intorno a noi

Al teatro Blu, una curiosa rilettura in chiave moderna dell’Amleto di William Shakespeare.

È una versione originalissima dell’Amleto quella messa in scena al Teatro Blu dalla Skenè Company, che – attraverso musiche, balletti, canzoni e soluzioni di regia – rende la celebre tragedia moderna e assolutamente innovativa. A partire dai costumi, ad esempio: Amleto è vestito con una informale camicia nera e jeans; mentre suo padre, il defunto re di Danimarca, diventa addirittura una rock star con stivali, pantaloni e giacca in pelle, borchie e collane d’oro sul petto. Nuova è anche la caratterizzazione di alcuni personaggi: la regina, infatti, è dominata dal vizio dell’alcool e della droga, gli amici di Amleto sono dei ballerini anni Venti, Polonio è un clown.

La scenografia è essenziale – con un trono stilizzato e gli oggetti di scena posizionati sul palco, in un crescendo di disordine come simbolo di una confusione mentale e morale.

Lo spettacolo fa il “gioco della molla”: sembra allontanarsi e avvicinarsi continuamente alla versione originale. È fedele, infatti, alla storia e alle tappe fondamentali della tragedia, ma allo stesso tempo, talvolta, ne prende le distanze – tanto da sembrare che irrida i personaggi shakespeariani. Dal XVII° secolo, però, si distanzia decisamente per avvicinarsi ai giorni nostri, come dimostra la scelta di utilizzare due “novità tecnologiche” di età contemporanea quali la radio – lo spettacolo si struttura in scene separate dal buio della sala e inframezzate dalla voce di un radiogiornale che fa procedere la vicenda e ci informa su quello che sta avvenendo fuori scena – e il cinema – la tragedia finale non si compie sul palco ma viene rappresentata attraverso la proiezione di una versione cinematografica di Amleto.

Si avvicina alla modernità, quindi, ma soprattutto a noi nel senso autentico del termine. Amleto e suo padre, infatti, scendono spesso in platea per recitare in mezzo agli spettatori e, in questi casi, esprimere intelligenti e taglienti allusioni a situazioni e personaggi del presente, facendo leva sulla nostra consapevolezza. Amleto, in particolare, è vicinissimo al pubblico e si rivolge direttamente a lui quando pronuncia il celebre monologo: «Essere o non essere» – in modo assolutamente anticonvenzionale, tanto è vero che sparisce il classico teschio nella mano e il discorso è interrotto dalle note della canzone Eroe (storia di Luigi delle Bicocche) di Caparezza, che racconta l’eroica tragedia di un operaio dei nostri giorni.

La cosiddetta quarta parete viene abbattuta per uno scopo preciso: mostrarci che non solo in Danimarca «c’è del marcio», ma anche qui, oggi, intorno a noi. È quindi ora, per tutti noi, di decidere se “essere o non essere”.
Scelta registica precisa è quella di far iniziare e concludere la pièce con Amleto che sposta tutti gli altri attori – rigidi come manichini – mettendoli in scena all’inizio e, in chiusura, riportandoli alla loro posizione iniziale. Perché? Forse è un rimando alla recita messa in scena dal principe di Danimarca di fronte allo zio per smascherarlo. Gli attori-manichini, allora, ci indicherebbero che si tratta solo di uno spettacolo teatrale del quale gli spettatori, questa volta, siamo noi. Un modo per valutare come reagiamo di fronte al “marcio”?
Spettacolo moderno, intrigante e aperto a molte interpretazioni e riflessioni.

Amletico.

Lo spettacolo continua:
Teatro Blu
via Cagliero, 26 – Milano

Fino a domenica 27 marzo
orari: ore 21.00 (riposo lunedì e giovedì)
Skenè Company / A.T. Duende presentano
Amleto (è vivo)
da William Shakespeare
regia Claudia Negrin
coreografie Michele Abbondanza
con Michele Bottini, Daniela Ornatelli, Claudia Negrin, Luca Criscuoli, Alberto Pistacchia, Claudio Gherardi, Francesco Meola, Giulia Scudenetti

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