Amleto e la deriva della solitudine

Selezione al Premio In-box 2015, Amleto Fx di VicoQuartoMazzini conquista per la sua profondità, insieme semplice e complessa.

Inizia lo spettacolo, e mentre l’attore in scena esegue una sorta di pantomima su un canto lento e straziante qualcuno inizia a ridacchiare. Cosa ci sarà da ridere, mi chiedo; l’atmosfera è, al contrario, piuttosto intensa.

Poi capisco: il pezzo è di Amy Winehouse, e lui è vestito come la cantante – con un parruccone e gli occhi molto truccati, così da creare un insieme piuttosto stravagante, vista anche la presenza dei vistosi baffi.

Tutto il marcio di Danimarca è dentro di lui, non fuori. La mamma è un po’ troia, il padre è morto, lo zio troppo presente, ma non è questo il problema. Nessun fantasma appare a chiedere vendetta. Amleto non ha altro che il vuoto attorno a sé e la disperazione dentro.

“Essere o non essere”, il celeberrimo monologo, l’atteso momento di pathos, si trasforma in una carrellata di frasi celebri in cui la riflessione si frantuma in schegge di film famosi, il pensiero si fa eco, senza riuscire a trovare altra forma di espressione che non sia il già sentito. La grande meditazione sull’esistenza diventa collezione di citazioni così come le nostre riflessioni non sono che collage di luoghi comuni a cui aggrapparsi, in un conformismo mentale e filosofico che non offre realmente i mezzi intellettuali e morali per affrontare l’esistenza e lascia assetati, persi e senza speranza.

Nelle note di sala si legge che Amleto Fx è uno spettacolo sulla moda del deprimersi dei nostri giorni: la moda, ossia qualcosa che impera, decide, detta legge e prescrive, ma non offre mezzi per capire o riempire di senso l’esistenza; i suoi effetti sono ancora più devastanti se si tratta di deprimersi.

Amleto è solo e nessuno lo può capire. Se la solitudine è una condizione esistenziale, tuffarsi e crogiolarsi in essa diventano però follia, perché l’umanità che riesce a vivere nel mondo sta più in basso dell’assoluto, vive nel compromesso e nell’imperfezione – i quali, offrono però, la possibilità di un minimo di condivisione con l’altro da sé.

Vero è che il nostro Amleto poteva anche trovarsi compagnie migliori, viene da pensare.

Rinchiuso nella sua stanza non vuole vedere nessuno, mentre dal mondo esterno i messaggi continuano ad arrivare via computer. Da fuori viene monitorata la sua minima azione tecnologico-multimediale: il suo stato, se sta scrivendo, se ha letto qualcosa. Nel panico che gli crea questa situazione, Amleto decide di scrivere a Ofelia, provocandola e chiedendosi, con timore e stupore, che cosa mai la ragazza potrà rispondere alle sue parole.

Come lei, però, tutti i personaggi che ruotano intorno ad Amleto sembrano vagare nel vuoto della non-consapevolezza, privi di qualunque appiglio che possa aiutarlo.

Il protagonista cerca, quindi, il coraggio e l’ispirazione in alcune figure che sono riuscite a farla finita col “gioco assurdo della vita” – da Amy Winehouse a Kurt Cobain, da Robin Williams a Marilyn Monroe – mettendosi letteralmente nei loro panni. Come morirà il nostro principe? Anche se lui si compiace nel pensare a un lungo elenco, il cappio lo aspetta silenzioso e imperioso.

Il destino potrebbe anche non essere deciso una volta per tutte, ma a esso si oppone una volontà che davvero può tutto contro il fato, poiché è volontà di morte.

Si ride parecchio, durante lo spettacolo, ma è un riso amaro. L’intera performance è un alternarsi e un sovrapporsi di parodia e tragedia e basta non riconoscere il riferimento celebre, che tutto diventa doloroso e tragico.

Se invece si riconosce la parodia, la disperazione aumenta, perché la satira non fa che moltiplicare il senso di impotenza, vuoto e solitudine – ai quali lo spettacolo dà espressione.

Nei travestimenti di Amleto e nell’apparire di figure surreali e grottesche, le poche battute serie e drammatiche si isolano e quali lampi di consapevolezza dolorosa.

Complimenti a Gabriele Paolocà, autore e unico attore in scena, e a VicoQuartoMazzini. Amleto Fx è uno spettacolo appassionante e interessante, che lascia lo spettatore ricco di suggestioni e riflessioni. La realizzazione è essenziale eppure polposa – laddove pochi elementi compongono la scena in una serie di rimandi, metafore e giochi di significati più o meno nascosti.

Lo spettacolo è andato in scena
all’interno del Premio In-Box dal vivo 2015:
Centro giovanile Dialma Ruggiero
via Monteverdi, 116 – La Spezia
venerdi 22 maggio, ore 22.00

Amleto Fx
uno spettacolo di e con Gabriele Paolocà
collaborazione alla regia Michele Altamura e Gemma Carbone
scene Gemma Carbone
disegno luci Martin Emanuel Palma

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