Amleto al contrario

teatro-san-paolo-romaBell’adattamento dell’Amleto da parte della Compagnia dei Borghi di Ester Cantoni, che propone, a Roma e poi a Parma, una versione fantascientifica dell’immortale tragedia di Shakespeare sul potere, la gelosia, la vendetta e la morte.

Un Amleto notevole al Teatro San Paolo: il testo immortale di Shakespeare torna in scena in versione essenziale nel giovane teatro della Basilica, giunto ormai alla sua quarta stagione, con la regia arguta e appassionata di Ester Cantoni, che è anche direttrice artistica della sala, coadiuvata da un piccolo gruppo di interpreti di valore. L’originale ed efficace ambientazione fantascientifica mette ancora più in risalto l’atemporalità delle umane passioni e debolezze: le stesse in ogni quando e in ogni dove, dalla corte elisabettiana ai tempi nostri, fino al futuro più remoto.

Lo spettacolo si apre con quella che in realtà sarebbe l’ultima scena: l’arrivo al castello di Elsinore del principe ereditario Fortebraccio e dei suoi soldati norvegesi, reduci da una spedizione militare contro i polacchi, che accedono alla sala del banchetto quando la tragedia si è già compiuta, ed è rimasto vivo il solo Orazio per raccontare la triste sorte di Amleto e dei suoi parenti. Gli onori militari allo sfortunato principe di Danimarca aprono il gioco dei mascheramenti: il valente condottiero Fortebraccio e l’introverso ed egoista Amleto sono infatti interpretati entrambi dal bravissimo Giuseppe Renzo; e anche tutti gli altri attori – appena sei in tutto – danno vita ad almeno due personaggi.

Il secondo gioco è quello degli ombrelli, ossessivamente presenti in scena fin dall’inizio: mostrati a più riprese, essi diventano via via spade, fucili, sudari e perfino il corpo senza vita dello stesso Amleto, portato via con onore su ordine di Fortebraccio prima che inizi il lunghissimo flash-back della sua celebre storia, ripercorsa – nonostante le inevitabili semplificazioni – in tutte le sue parti fondamentali.

Un po’ di maniera la scena dell’apparizione dello spettro, con una voce fuori campo e un sudario a coprire il volto dell’attore – lo stesso che interpreta l’usurpatore Claudio – ma la scelta di avere a disposizione un numero limitato di attori ha reso quasi obbligata tale soluzione. Molto efficace invece l’ambientazione un po’ dark e opprimente del palazzo di Elsinore, con colonne mozze che si illuminano e un colore scuro dominante su tutto. Lo stesso che troviamo negli abiti, molto belli e con una foggia che, in particolare nelle corone e nel vestito di Amleto, ricorda per l’appunto molto da vicino quelli usati nei classici della fantascienza, da Guerre Stellari a Galactica (il cui rinnegato conte Baltar sembra aver fatto da modello al re usurpatore Claudio).

A voler proprio cercare una crepa, l’unico passaggio che convince un po’ meno è il duello finale tra Amleto e Laerte. Interessante la scelta di raffigurarlo con una ‘danza delle spade’ in stile bartitsu, ma le tre stoccate avvengono con lo stesso ritmo, alquanto lento: accelerarlo progressivamente avrebbe invece aumentato il pathos fino al compimento finale della tragedia.

In ogni caso una produzione di grande valore, che dopo aver debuttato a Roma andrà anche a Parma, e che ci auguriamo di poter rivedere in scena nella Capitale, con più pubblico, nella prossima stagione.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro San Paolo
Via Ostiense 190, Roma
dal 5 al 24 novembre 2013

Nuovo Teatro Pezzani
Borgo San Domenico 7, Parma
al 29 novembre all’8 dicembre 2013

Compagnia dei Borghi ha presentato
AMLETO Principe di Elsinore
da William Shakespeare
adattamento e regia di Ester Cantoni
con Giuseppe Renzo, Ester Cantoni, Giancarlo Fares, Davide Bennati, Daniele Coscarella e Michele Falica
aiuto regista Patrizia Grossi
musiche e disegno luci Bruno Ilariuzzi
scene e costumi Clara Surro

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