L’amore è un’infezione

Laura Marinoni si cimenta con un adattamento in musica dal romanzo di García Márquez Amore ai tempi del colera.

Stanze è un ciclo di tre spettacoli teatrali promosso e organizzato dal Polo Museale del Lazio all’interno del Museo Boncompagni Ludovisi, a Roma. Tre compagnie teatrali sono state invitate a proporre uno spettacolo, pensato per lo spazio che lo accoglierà.

Nella fattispecie, Amore ai tempi del colera è accaduto in un salone del Villino Ludovisi, decorato con lesene e cornici rococò.

In alto, sulla volta a padiglione si aprono lanterne cieche ma dotate di insolita profondità, come a far supporre cunicoli a ridosso della muratura, in grado di collegare segretamente tutte le finestre ogivali a rilievo. Le pareti davanti alle quali si muovono gli interpreti (l’attrice è accompagnata da un pianista e un chitarrista) sono decorate a tempera: apprendo al momento di scrivere che raffigurano squarci di Villa Ludovisi, la cui residenza e giardini furono decantati da Goethe, Elliot, Gogol, Stendhal, D’Annunzio, prima che il sacco dell’area si compisse a partire dal 1886, con l’accordo romano-piemontese per lo sfruttamento intensivo tramite la famigerata Società Generale Immobiliare.

Con alle spalle tanta e così intensa evocazione di perdita, Laura Marinoni gioca a confondere il pubblico con allusioni transgender, a partire da baffi posticci al di sopra di profonde scollature, dal volto in ombra sotto il cappello a borsalino, giocando allo stesso tempo con la voce su toni maschili e poi femminili. I personaggi del romanzo – Florentino e Firmina – si cercano, usano la retorica per raffreddare l’impulso della carne, nella speranza che la civiltà soccorra chi desidera gustare i piaceri dell’amore.

I due giovani sembrano volersi quasi attraversare, spinti dal desiderio. L’interprete fissa sul proprio corpo questo spazio di attraversamento in cui uomo e donna quasi si confondono, fatto di rossori, sangue e amara disillusione. Questa, piuttosto che apparire come un invidioso accidente, sembra la prima necessità per chi ama, tale da far precedere l’amore stesso.

Amore che potrà coronarsi ben cinquantatré anni dopo, quando Firmina sarà divenuta vedova e Florentino un vecchio armatore di battelli. Il sesso ora è ridotto a sguardo malinconico su corpi divenuti vecchi, la cui pelle sembra di carta, come le lettere di un tempo che tentavano di eludere invidiose sorveglianze.

La musica decora e rilancia la narrazione, tra tango, milonga e malinconica bossa nova, tra cui trova posto perfino un vecchio pezzo di Enzo Jannacci, Giovanni telegrafista (Florentino da giovane è impiegato presso l’ufficio dei telegrafi). L’interpretazione della Marinoni è felina, tra la malinconia della perdita e il ben più presente risentimento per quello che non è stato. Si ha l’impressione tuttavia che l’amore per il romanzo non abbia permesso una riduzione ancora più secca, considerando la forma teatrale del monologo, benché poggiata tra parole e musica. In ogni caso, esperimento riuscito per un percorso che vuole mettere in comunicazione luoghi non canonici e teatro.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Stanze – Esperienze di teatro d’appartamento
Museo Boncompagni Ludovisi
Via Boncompagni 18, Roma
martedì 25 luglio ore 21

Amore ai tempi del colera
con Laura Marinoni
regia Cristina Pezzoli
musiche eseguite da Alessandro Nidi (tastiera) e Marco Caronna (chitarra e percussioni)
produzione Pierfrancesco Pisani, Nidodiragno e Parmaconcerti; in collaborazione con Infinito srl e Il Funaro/Pistoia

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