Del volere divino

Va in scena al Théâtre des Célestins di Lione Amphitryon, la celeberrima pièce di Molière rivista attraverso la regia di Guy Pierre Couleau. Tuffata in una scenografia semplice ed evocativa, la tragicommedia si rivela una perfetta macchina teatrale.

Composta quasi diciannove secoli dopo l’opera di Plauto, l’Amphitryon di Molière è plasmato sul testo plautino, rispettando la leggerezza e il trattamento delle tematiche dell’antico testo. Molière attua un lavoro di completamento e di modifica di alcune scene, creando una fluidità straordinaria, come se l’opera fosse rappresentata da un lungo, ma ininterrotto, gesto. Il prologo molieriano si distanzia da quello originario plautino e la rappresentazione voluta dq Guy Pierre Couleau è particolarmente incisiva: Mercurio (un terribile Kristof Langromme nei panni di un pazzo aviatore steampunk) annuncia il piano diabolico del dio degli dei, Giove (Nils Öhlund), dialogando con la Notte (Jessica Vedel, rappresentata come una diva sensuale e altezzosa) che giunge cavalcando due giovani e forti schiavi nudi. Guy Pierre Couleau immagina il dualismo divinità/mondo attraverso una bipartizione semplice ed efficace: un ampio zoccolo sul quale avvengono i fatti mondani piazzato al di sotto di un turbinio planetario fantastico, una maquette immaginifica dell’universo che si pone a metà strada tra Asimov e la camera di un adolescente con la passione dell’astronomia. Durante il prologo, questi due mondi si toccano, per poi allontanarsi drasticamente con l’inizio del primo atto. Ma l’Olimpio/maquette dell’universo scenderà verso la terra ad ogni inizio di scena, installando un sentimento di compressione ma anche di simbolismo non indifferente: il mondo è posto sotto l’egida del volere divino.

Ed è proprio su questo punto che si gioca questa immortale tragicommedia: il potere divino può scombussolare gli ordini terreni ma è un suo diritto, poiché questo mondo deve obbedire a leggi divine, poco importa se queste leggi sono costituite da bizzarrie e da soddisfazioni personali e erotiche (bizzarrie che hanno il loro correlativo estetico negli interventi visivi e musicali da vaudeville e da musical). Il volere divino agisce, disfa, ma senza distruggere. La pace e l’ordine torneranno sovrani. Anche perché, non può esistere altra possibilità.

Da sottolineare l’interpretazione di Luc-Antoine Diquéro nel ruolo di Sosia e quella del suo alter ego Mercurio/Sosia, Kristof Langromme, senza alcun dubbio le due prove di maggior spessore di una pièce che funziona perfettamente, che lavora lo scollamento visivo tra il testo originale del XVII secolo e un’interpretazione e una scenografia contemporanee con un approccio assolutamente drastico, creqndo una fluidità straordinaria.

Le Théâtre des Célestins de Lyon propose une des pièces les plus connues du répertoire de Molière : Amphitryon. La tragicomédie plautéenne trouve une fluidité extraordinaire dans l’écriture du français et vit une vie dichotomique, non résolue mais extraordinairement efficace, dans la lecture de Guy Pierre Couleau.

Lo spettacolo va in scena:
Grande Salle – Célestins, Théâtre de Lyon
4, rue Charles Dullin – Lione (Francia)
fino a sabato 28 gennaio 2017
orari: da martedì a sabato ore 20.00, domenica ore 16.00 (lunedì riposo)

Il Célestins, Théâtre de Lyon ha presentato
Amphitryon
di Molière
regia Guy Pierre Couleau
con Isabelle Cagnat, Luc-Antoine Diquéro, Kristof Langromme, François Rabette, Nils Öhlund, Jessica, Vedel, Clémentine Verdier
luci Laurent Schneegans
scenografia Delphine Brouard
costumi Laurianne Scimemi
trucco Kuno Schlegelmilch
assistente alla regia Carolina Pecheny

Produzione Comédie de l’Est – Centre dramatique national d’Alsace in coproduzione con la Comédie du Poitou-Charentes – Centre dramatique national

durata 1 ora e 45 minuti

www.celestins-lyon.org

 

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