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Andrea Kaemmerle, articolo di "Laura Sestini" su Persinsala Teatro
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Dopo l’intervista ad Armando Punzo (Verso un nuovo Volterra Festival?), per par condicio, poniamo alcune domande anche al nuovo direttore artistico di Volterra Teatro 2017 – che porterà gli artisti di Utopia del Buongusto a esibirsi negli angoli più caratteristici di Volterra e dell’Alta Valdicecina. La monarchia in Italia è finita nel 1946. Come mai …

Guasconi a Volterra: ecco il nuovo Volterra Festival 2017

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Dopo l’intervista ad Armando Punzo (Verso un nuovo Volterra Festival?), per par condicio, poniamo alcune domande anche al nuovo direttore artistico di Volterra Teatro 2017 – che porterà gli artisti di Utopia del Buongusto a esibirsi negli angoli più caratteristici di Volterra e dell’Alta Valdicecina.

La monarchia in Italia è finita nel 1946. Come mai ha sentito la necessità di chiedere ad Armando Punzo se poteva partecipare al bando?
Andrea Kaemmerle: «Bella domanda! È doveroso precisare che gli inviti a partecipare sono partiti dall’amministrazione di Volterra, a cinque compagnie, inclusa Guascone Teatro. A quel punto io, per il cordiale rapporto che ho da sempre con Armando Punzo, gli ho inviato una email per sottolineare che non avremmo partecipato e, anzi, chiedendogli di prendere in considerazione uno dei nostri nuovi spettacoli, dal momento che il suo Cartellone non era ancora pronto. Questo perché sono vent’anni che Armando Punzo lavora sul quel territorio, Volterra Teatro è il suo Festival, nel quale mette la propria vita, coltivando l’orto giorno per giorno: non è una questione di preventivi da presentare al Comune. Abbiamo deciso di partecipare quando lui, Punzo, ha confermato di non volersi riproporre alla direzione di Volterra Teatro, per l’edizione 2017, per i motivi ormai noti. Quindi, con i miei, ci siamo riuniti per capire se c’erano le forze per partecipare, considerando che Utopia del Buongusto è una macchina già in moto per l’estate: sei mesi in venti Comuni con 50 date. Era già tutto pronto. Quindi, abbiamo abbassato abbastanza l’offerta del Bando. Avere 30.000 Euro a disposizione per organizzare una settimana di spettacoli, in un contesto affascinante come Volterra, ci ha molto attratto. E abbiamo deciso che aggiungere degli spettacoli, a quanto già organizzato in Cartellone, era possibile. Così abbiamo partecipato».

I bandi sono pubblici ma non ci sembra di averne letto notizia sui media. Lei quale giornale legge?
A. K.: «Questo in realtà non è un vero bando, che prevedrebbe un budget superiore ai 40.000 Euro, ma una chiamata diretta da parte delle amministrazioni. Credo dal 2016, lo Stato ha imbastito questo tipo di possibilità per accedere a delle gare di assegnazione diretta, dato che 40.000 Euro sono considerati “pochi soldi”, comunque verificabili con costi reali. Io non so cosa sia successo a Volterra, non ho mai fatto grandi spettacoli in quella città. Conosco da tanto Carte Blanche e li stimo molto, ma ho idea che ci sia stato qualche screzio tra “ marito e moglie”, ossia macchina teatrale e amministrazione comunale. Io spero che non si perda quanto fatto finora da Punzo. Non spero che sparisca quel genere di Festival. Quello del 2017 sarà qualcosa di diverso, per niente in competizione con il teatro di ricerca di Armando Punzo, perché totalmente differente. Come Punzo è molto bravo nel suo genere, noi lo siamo altrettanto nel nostro – ma non vi è competizione tra di noi. Comprendo perfettamente la sua motivazione a non partecipare, pena il detrimento della qualità organizzativa alla quale è abituato».

Perché, secondo lei, ci sono continui sconti da parte delle Amministrazioni pubbliche nei confronti della cultura? Solo uno snellimento alla burocrazia o un effetto della crisi?
A. K.: «Sono una pessima cosa. Io dirigo due teatri, Bientina e Casciana Terme, entrambi restaurati, dove la metà delle cose non funziona. Per non parlare dei Bandi al ribasso, dove spesso le ditte si danno alla fuga e tu, Pubblica Amministrazione, magari dopo un avvicendamento dei ruoli, rimani con i teatri finto-restaurati, con il tetto bucato. Cose che, se le facessero a casa di un privato, comporterebbero la denuncia della ditta – o dell’idraulico che sia. Noi abbiamo gestito molti Festival al ribasso, facendo rinunce anche in progetti già avviati e funzionanti. Molto è colpa anche di noi stessi, come cittadini, perché FB lo riempiamo di demagogia, offendendo le Amministrazioni Pubbliche, magari perché la spazzatura è fuori dai cassonetti per colpa della maleducazione dei singoli, ma addebitando il torto al sindaco. Quindi, i Comuni spesso preferiscono occuparsi di altre cose per evitare critiche. Spendere nel settore cultura non è tangibile materialmente. Negli ultimi trent’anni non siamo stati bravi a far capire che la cultura è una vitamina per lo sviluppo. Se, al posto di una rassegna teatrale, le amministrazione dessero qualche centinaio di Euro alle associazioni per le loro sagre, la maggioranza dei cittadini sarebbe più contenta. Questo anche nei Comuni dove io lavoro. Una spia sul momento che stiamo vivendo».

Come pensa di affrontare il pubblico affezionato di Armando Punzo, considerando la differenza di espressione teatrale? Secondo lei si limiterà allo spettacolo all’interno della Fortezza?
A. K.: «Non lo so cosa farà e. sinceramente. non mi sono mai posto alcuna domanda sul pubblico in generale. Credo che Punzo, se ha fatto un buon lavoro, e lo ha fatto, non avrà creato dei talebani punziani. Alcuni spettacoli che proporremo hanno le stesse radici di quelli che ha scelto lui negli anni. Io ho organizzato una settimana di Cartellone, usando conoscenze, collaboratori, relazioni e persone che lavorano con noi da tanti anni, privilegiando gli autori che ritengo più belli. Tu parlavi di monarchia, ma il teatro è fatto un po’ di feudi. Non parlo in particolare di Punzo: quando ho cominciato, trent’anni fa, le chiavi del teatro italiano era in mano a dieci nomi. Abbiamo un sistema di caste. Nel Campionato di calcio se sbagli tre stagioni ti mandano via, nella cultura ti puoi nascondere dietro una qualità che nessuno comprende. Il Festival si intitolerà Tutto il possibile e noi faremo tutto il possibile: tre, quattro eventi al giorno, con uno spettacolo grande e uno più piccolo ogni sera, utilizzando i bellissimi spazi che offre Volterra».

E i volterrani? Potrebbero tirare un sospiro di sollievo e preferire una pausa più giullaresca?
A. K.: «La pausa giullaresca non l’avranno perché porteremo un sacco di cose. Meglio: tra i giullari porteremo anche Yves Lebreton che ha appena scritto il suo terzo bellissimo libro sul teatro del mondo, oltre alla comicità di Moni Ovadia o di Henri Bergson, premio Nobel per letteratura nel 1927 con Il riso. Il ridere di Guascone Teatro è sempre poetico. Io non so se i volterrani vanno o non vanno a teatro, se sperano o meno di vedere i personaggi di Amici, di Uomini e donne o di attori rubati alle fiction. Se sono questo tipo di spettatori, gli andrà male. Cari volterrani, se vi attendete Panariello o Belén Rodriguez, siete nella c…a fino al collo. Però penso che bisogna togliere la tristezza ai tristi. Delle cose tragiche se ne occupano solo le manifestazioni “serie”, parlo in generale, mentre la Fortezza di Punzo è tutt’altro, alcuni suoi spettacoli sono vulcanici e lui è un attore straordinario. La cultura non deve mai essere noiosa. Quando al liceo ci portavano alla Pergola a vedere Pirandello, e non per colpa sua, era una tra le esperienze più noiose del mondo. Se il pubblico si annoia, la macchina teatrale si ferma. Bisogna mescolare gli ingredienti e, soprattutto adesso che non ci sono soldi, lo spettacolo teatrale deve far girare anche altre economie – tipo ristoranti o attività attigue. Il territorio deve riconoscerti.

Di Guascone Teatro/ Utopia del Buongusto fanno parte attori toscani di lunga carriera, come per esempio le ex Galline Catia Beni e Anna Meacci, Benvenuti, e altri. Alcuni spettacoli dei quali sono stati replicati all’infinito. Non crede sia un Cartellone ripetitivo?
A. K.: «No, quest’anno Guascone Teatro produce nove nuovi spettacoli. Così, all’incirca, anche gli scorsi anni. Il problema è che se proponi spettacoli nuovi, sono pochissimi gli spettatori che vengono a vederli. Progetti molto belli, dove si arriva a una cinquantina di persone, quando va bene. Gli spettacoli già conosciuti fanno da traino a quelli nuovi o di Compagnie meno note. Io vado personalmente dai sindaci a proporre gli spettacoli e posso affermare che è più facile venderne uno da 15.000 Euro, che 15 da 1.000 Euro l’uno. Sono le amministrazioni, che tirano fuori i soldi, a decidere cosa far vedere nei loro comuni, scegliendo le linee guida. La maggior parte dei comuni sceglie Catia Beni e Anna Meacci o Benvenuti o, ancora, Migone, anche se io cerco di mischiare le carte in gioco. Quando c’era Carlo Monni, i ragazzotti dei paesi di provincia mi chiedevano sempre lui. Ma non i suoi spettacoli di spessore, bensì il Carlo Monni di Pinocchio. Tento sempre di spostare più in alto l’asticella del gusto delle persone, e questo è anche il criterio di Utopia del Buongusto. Nessun direttore artistico può snaturarsi del tutto per accaparrarsi pubblico. Per questo cerchiamo di abbinare qualcosa di più popolare, come il cibo, a spettacoli che scegliamo noi».

La critica ormai non conta più nulla, ripetono tutti. Quindi, se il suo festival, al di là di qualche naso arricciato, ottenesse un bel successo di pubblico, non potrebbe avere un bis prima del 2037?
A. K.: «Noi siamo guasconi, gente all’antica. Quasi con nessuno firmiamo contratti, andiamo per fiducia, per stretta di mano, cosa ormai estinta. Con Armando Punzo c’è un gentlemen’s agreement: se lui si ripresenta, io non mi presento. Se lui farà la pace con la moglie, l’Amministrazione comunale di Volterra, noi non metteremo il dito tra moglie e marito e sarò molto felice che torni al suo posto. Saremo stati una tempesta corsara. Penso, comunque, che sia meglio un festival differente che un anno senza. Se la nave si arena, è più difficile farla salpare nuovamente. Non ci siamo inventati niente per organizzare questo festival, dato che è già il nostro mestiere. Sta ai due attori principali l’andamento futuro di Volterra Teatro, Armando Punzo e il Comune. Io spero che una Pubblica Amministrazione, prima di perdere una manifestazione della portata di quella organizzata da Punzo, rifletta attentamente. Anche se Volterra finanzia altri generi di manifestazioni, tipo rievocazioni medievali o eventi culinari, non dovrebbe sprecare il lavoro fatto fin qui. A questa domanda saprò rispondere meglio il 31 luglio, al termine dell’edizione 2017. Per il momento, rimango fedele al patto che moralmente ho stipulato con Armando».

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