L’archeologia del futuro

La domenica sera del Festival dei Tacchi vede il ritorno sul territorio sardo di Marco Paolini, assente dai palcoscenici isolani da ben quattro anni, questa volta accompagnato da un ospite inaspettato, l’evoluzionista Telmo Pievani, per un appuntamento a metà tra il teatro e l’accademia sulle tracce dei nostri Antenati.

Cosa correla il disboscamento della Foresta Amazzonica da parte di quel bolso di Bolsonaro (l’ultimo dei tanti “disboscatori” politici dei nostri tempi), i roghi sempre più frequenti, le piogge torrenziali fuori stagione che seguono periodi di lunga siccità e l’annosa pandemia di Covid-19 che ci fa mancare l’aria da troppo tempo? Il duo Paolini/Pievani trova la risposta nella globalizzazione, l’unificazione dei mercati a livello mondiale che ha spinto verso modelli di consumo e produzione sempre più frenetici e affamati di materie prime, spia della nostra incapacità di vivere in armonia con la natura. Nell’atto primo di Antenati, uno Studio Teatrale nato negli anni di riflessione forzata del Coronavirus, il filosofo, accademico ed evoluzionista italiano Telmo Pievani traccia lunghe linee di collegamento tra il passato preistorico e il presente antropocenico, spiegando con efficacia l’impatto che l’uomo ha avuto nel tempo sull’ecosistema, e viceversa.

Intercalando momenti di teatralità paoliniani a vera e propria divulgazione scientifica dal vivo, il duo in scena, accerchiato da alcuni membri dello staff del Festival dei Tacchi (quasi a voler riprodurre un’agorà di idee), affronta colpo su colpo le spinose questioni evoluzionistiche sottese alla realtà contemporanea: le migrazioni come principale motore del cambiamento della specie, l’introduzione di innovazioni tecnologiche con le quali coevolviamo volenti o nolenti (nel 2020 la massa antropogenica ha raggiunto lo stesso peso della biomassa) e la diffidenza verso tutto ciò che può essere potenzialmente inteso come una minaccia dalla nostra cara vecchia amigdala. Per quasi un’ora, l’allievo del genetista e scienziato Cavalli-Sforza argomenta con pazienza tutte le concause che hanno portato all’arrivo del famigerato Antropocene, l’epoca geologica dell’Homo Sapiens e delle sue modifiche territoriali, strutturali e climatiche sul sistema Terra, stimolando con maestria accademica il pubblico assorto.

Alla lezione frontale, poi, fa da contraltare l’atto secondo, che vede un Paolini declamare con la sua famosa verve una sorta di rielaborazione in chiave scenica di tutto quanto detto fino ad allora. Introducendo l’escamotage fantascientifico di un raduno di suoi antenati, dal nonno fino a un certo Adamo, passando per le più di 8.000 generazioni che hanno segnato l’evoluzione dei Sapiens, l’attore veneto dà ancora una volta prova delle proprie capacità narrative, consegnando agli spettatori un testo ancora acerbo ma comunque ficcante che riesce nel suo scopo di creare un genere forse nuovo: la divulgazione teatrale. Al netto delle ripetizioni con la parte antecedente (dalla quale il secondo atto potrebbe prescindere, nel tempo) e della neonatalità della scrittura, Antenati ha tutte le carte in regola per diventare uno spettacolo molto interessante, soprattutto in questi prossimi anni a dir poco dirimenti per il futuro del pianeta e per ora ancora troppo conditi da retoriche di “normalità” pre-pandemica. Non dimentichiamo che, secondo uno studio del MIT del 1972 (rilanciato l’anno scorso dallo studio di Gaya Herrington, direttrice delle analisi in sostenibilità e dinamica dei sistemi presso la KPMG), i limiti dello sviluppo della società capitalistica così come la conosciamo verranno raggiunti nel 2040, data in cui la civiltà industriale collasserebbe a causa dello sfruttamento incontrollato delle risorse planetarie.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del Festival dei Tacchi
Cantina Antichi Poderi
Via Umberto I, 1 – Jerzu
domenica 8 agosto 2021
ore 21.30

Antenati – Studio Teatrale
di e con Marco Paolini e Telmo Pievani

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