Teatro civile

due-teatro-roma-80x80Al Teatro Due, per il DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro va in scena Antigone 1945, spettacolo menzionato al tredicesimo Festival teatrale di Resistenza di Gattatico (Reggio Emilia).

Studiato da Aristotele ed esaltato Nietzsche, Sofocle fu uno dei più grandi innovatori della tragedia greca, oltre che poeta, drammaturgo e stratega militare dell’amico Pericle.

Con la sua opera, non a caso amata e tradotta da Hölderlin, si ruppe l’essenziale di ogni distinzione manichea, ossia la contrapposizione tre due posizioni avverse, e venne esaltata la radicale profondità dell’animo umano attraverso il protagonismo di eroi titanici e sconfitti, dal sapore quasi romantico.

In Antigone, questo processo di umanizzazione nella rappresentazione è particolarmente evidente: qual è il ruolo degli uomini? E, ammesso che sia il comando, perché alle donne dovrebbe spettare di essere suddite (Creonte) o compagne (Emone), tertium non datur?
Cosa rende un potere giusto? Fino a che punto un ideale, per quanto illuminato (la liberazione e la giustiza sociale per i partigiani, ma, prima di loro, la discriminazione e l’autorità per i fascisti) può essere degno e perseguibile senza se e senza ma?

L’autorità e la sua controversa legittimità, la coscienza e il dovere venire a patti con essa, il genere e la sua specificità sociale, sono solo alcuni degli esempi possibili di ciò che fu l’Antigone: il drammatico racconto della complessità del mondo, dell’incomprensibile responsabilità di amarlo (di cui solo l’essere umano può farsi carico) e di individui che, pur dilaniati dal destino, non possono restare inermi di fronte alla sua ingiustiza di fondo.

Lo spettacolo visto all’interno del DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro si presenta di articolata valutazione. Alcune soluzioni sono apparse da semplificare perché inutilmente barocche, come una scenografia enfatica e appesantita; altre da ripensare per come hanno anticipato lo scioglimento del climax (Ismene alla sbarra) e una certa debolezza del finale (il dialogo terminale tra Antigone e Creonte soffre contenuti lontani dall’auspicata epica polemicità).

Tuttavia, non sono mancate intuzioni interessanti, capaci di contribuire a una più che positiva impressione nel suo complesso. Come la peculiarietà di dialoghi che, reiterando parti di sé, risultano potenziarlo negli aspetti stranianti, e l’impersonale impostazione recitativa, altro omaggio (non casuale) a Brecth. Una scelta, che pur non pagando in toto – i personaggi di Luca Di Tommaso, nonostante il talento di quest’ultimo, hanno palesato disomogeneità e mancanza di ritmo, in particolar modo nei momenti da spalla – ha determinato le giuste condizioni per la magnetica presenza scenica di Titti Nuzzolese, sontuosa nella caratterizzazione psicologica di personaggi visivamente distinti da semplici variazioni di costume, ma dalla splendida e sfumata intensità.

I grandi temi di Sofocle, che dal V secolo a.C. continuano a esercitare fascino e potenza, vengono quindi utilizzati da Mirko Di Martino per raccontare (efficacemente) l’atmosfera di un periodo buio rispetto al quale, per quanto oggetto di revisionismi, la distinzione tra buoni e cattivi è stata incontestabile, quello di fine seconda guerra mondiale nell’Italia del nord, in pieno clima da resa dei conti.

Una operazione non nuova (lo stesso Bertolt Brecht nel 1948 aveva adattato l’Antigone nella Germania nazista), per un allestimento che, nonostante alcune riserve, sembra già apprezzabile e, soprattutto, in grado di poter crescere in maniera non indifferente.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Due Roma

Via dei due macelli, Roma
20 e 21 maggio 2015

Antigone 1945
scrittura e direzione di Mirko Di Martino
aiuto regia Laura Cuomo
con Titti Nuzzolese, Luca Di Tommaso
scenografia Alfonso Fraia
compagnia Teatro dell’Osso di Napoli

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