Una tragedia conviviale

Al Roma Fringe Festival la tragedia classica dell’Antigone va in scena con un allestimento paradossale.

L’Antigone del Collettivo Imperfetto aggiunge qualche elemento originale a due operazioni che ormai sembrano inevitabili per le giovani compagnie teatrali: l’attualizzazione dei testi classici e il gioco meta-teatrale che fa cadere la finzione fra pubblico e attori in scena. «Il punto di partenza di questo lavoro è stato indagare il contatto fra una tragedia scritta agli albori della civiltà occidentale e il nostro presente, non solo a livello tematico, ma anche formale», riportano le note di regia: da una parte gli attori, prima di «trasformarsi» nei personaggi della tragedia, si chiedono l’un l’altro se un fratricidio reciproco e la negazione delle esequie a uno dei due morti potrebbero essere credibili nel mondo di oggi; ma il fulcro centrale – e la maggiore originalità – del lavoro condotto dal drammaturgo e regista Alessandro Anil e dai suoi interpreti consiste nell’«indagare la tipologia di teatro che è stata la tragedia ai tempi della Grecia e fare in modo che questo nucleo si possa aprire nel qui e ora… Lo spettacolo ha quindi assunto il carattere di un convivio, dove il pubblico inizia a far parte dello spettacolo».

Questo convivio, che inevitabilmente riporta alla mente un po’ l’immaginario dei dialoghi platonici e un po’ quello dell’evangelica Ultima Cena, è diviso essenzialmente in due parti: nella prima, il ludus metateatrale, cinque attori che devono iniziare uno spettacolo ma intanto conversano fra loro e offrono vino al pubblico; una delle due attrici sulla scena si identifica gradualmente nel personaggio di Antigone, e inizia a chiamare l’altra con il nome di Ismene, la sorella dell’eroina greca; è in maniera organica, senza una cesura netta, che il dramma effettivamente inizia ad avere luogo, per sommi capi, con lo scontro fra Antigone e Creonte, il dialogo fra Antigone e il suo innamorato Emone e il confronto fra Emone e suo padre Creonte; positivamente criptico il finale.

Sia nella prima sia nella seconda parte si attua dunque una destrutturazione della tragedia, con un’Antigone dai tratti in parte nevrotici e la sua battuta più celebre – «Non sono nata per odiare, ma per amare» – messa in bocca a Creonte, in un vago riecheggiare di una tragedia ripetuta infinite volte nel corso dei secoli («Com’è che dicevi tu…? »); fa peraltro piacere constatare che si è evitato di portare in scena il solito Creonte ottuso e monolitico, dando più sfumature umane al personaggio senza tradire la sua essenza orgogliosa e testarda. Risultano piuttosto bravi nel loro complesso gli interpreti, soprattutto quelli maschili, nonostante qualche defiance di memoria.

La scelta di mantenere accese le luci in platea stride un po’ con la drammaticità di alcuni momenti, soprattutto quelli della seconda parte dello spettacolo; per quanto l’intento di questa scelta artistica – cancellare la “frontiera” fra attori e audience – fosse chiaro, non aiutava a mantenere fissa l’attenzione sul palco nel momento in cui le interazioni degli attori col pubblico cessavano a favore dei dialoghi in scena. Dall’altro lato l’Antigone del Collettivo Imperfetto si pregia di alcuni momenti di bellezza puramente visiva, gestuale, come quello in cui l’eroina post-tragica versa del vino rosso in un piatto con cui si bagna le mani per poi abbracciare Creonte. Né si può non ammirare la forza secolare di un nucleo mitico che dal 442 a.C. fino a questo ultimo adattamento dall’impostazione quasi ferreriana continua a ispirare nuove generazioni di drammaturghi; notevoli, in anni recenti, anche Emone – La traggedia di Antigone seconno lu cunto de lo innamorato, testo teatrale di Antonio Piccolo vincitore del premio PLATEA, e il film Antigone della canadese Sophie Deraspe, visto all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Lo spettacolo continua
Mattatoio – La Pelanda

piazza Orazio Giustiniani 14, Roma
fino al 17 gennaio
ore 22

Collettivo Imperfetto presenta
Antigone
scritto e diretto da Alessandro Anil
con Sofia Taglioni, Giovanni Serratore, Francesco Lamantia, Piero Cardano, Angelica Prezioso
luci e tecnica Roberto Di Maio

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