Dopo lo splendido allestimento dell’Edipo Re, Alessandro Vantini torna al Teatro Sala Uno con un altro, imperdibile omaggio a Sofocle.

Una messa in scena minimale, ai limiti dello scarno. Così la tematica prorompe sul palco con asciutta verità. Alessandro Vantini dedica alla sua Antigone delle scelte registiche ben diverse da quelle consacrate al recente Edipo Re. Non c’è musica né coreografie, i cori sono recitati: aleggia per tutta la durata dello spettacolo un’atmosfera luttuosa e sofferente. Le parole dei protagonisti risuonano in sala e lasciano cadere sul pubblico la loro atroce eco.

Antigone sfida la legge positiva, il diritto teorizzato dall’uomo, in favore del rispetto di un rito sacro e non scritto, gradito agli dei. Questa la sua colpa, pronunciata in terra ma certo disapprovata in cima all’Olimpo.
Il testo, incredibilmente complesso e dolorosamente attuale ancor oggi, solleva numerosi interrogativi sulla condizione degli uomini e sulla legittimità dei loro atti. Il sovrano Creonte, che incarna la ragion di Stato, si rifiuta di dare sepoltura a un traditore – Polinice, fratello di Antigone, entrambi figli di Edipo insieme a Ismene ed Eteocle – poiché reputa ignobile trattare il giusto e l’empio con lo stesso riguardo. I suoi argomenti sono validi e lasciano riflettere: lo spettatore vorrebbe istintivamente disapprovarlo e parteggiare per l’eroina, ma non può, sensibile com’è alle valutazioni razionali che il re pronuncia. Antigone, da parte sua, tragicamente divisa tra una sepoltura eseguita – quella del fratello Eteocle, pianto come valoroso difensore di Tebe – e una desiderata, ignora la proibizione, unge e copre di terra il cadavere del fratello Polinice – poiché questo prevede il diritto divino e nessuno vi si può opporre. Attualizzando il pensiero di Antigone, il dilemma da lei presentato mette in discussione l’idea stessa di legge alla luce di urgenze morali – che lei chiama divine, ma che risuonano presso il pubblico moderno soprattutto in chiave laica e politica – che il diritto talvolta ignora platealmente.

La visceralità del tragico dissidio che porterà Antigone alla disobbedienza civile e alla morte non può lasciare indifferente lo spettatore. L’allestimento di Vantini riesce, anzi, nell’intento di amplificare la potenza dei moniti sofoclei, riconsegnando al presente un pensiero arcaico tuttora colmo di verità.

Lo spettacolo continua:
Teatro Sala Uno

piazza di Porta San Giovanni, 10 – Roma
fino a domenica 30 gennaio
orari: i giorni 24, 26, 29 gennaio ore 21.00; i giorni 23 e 30 gennaio ore 20.00
(durata 1 ora e 20 minuti circa senza intervallo)

Antigone
di Sofocle
regia Alessandro Vantini
con Patrizia Bettini, Massimiliano Cutrera e Alessandro Vantini

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