Sold out per Pisa Jazz

Grande successo per il duo jazz nella Chiesa sconsacrata di Sant’Andrea, a Pisa.

Posti a sedere informali, tra sedie e cuscini appoggiati sulla gradinata: tutti vicini-vicini nella struttura romanica trasformata in teatro – compreso il pulpito, divenuto galleria.

La Chiesa di Sant’Andrea, una costruzione dell’XI° secolo, sconsacrata a più riprese e più volte restaurata nell’arco di un millennio, dopo 20 anni di completo abbandono, nel 1986 trova pace e lustro come teatro – grazie al lavoro di volontari. Da allora lo spazio ospita performance di diverse discipline artistiche e percorsi di teatro per adulti e bambini, con la residenza della Compagnia teatrale de I Sacchi di Sabbia.

Lo spazio scenico del Sant’Andrea è altresì tra i luoghi del consolidato circuito jazz pisano, e ospita i due musicisti, Antonello Salis e Baba Sissoko – due nomi che non hanno bisogno di molte presentazioni. Musicisti dalla carriera jazzistica di fama internazionale, entrambi apprezzatissimi performer, sia dal punto di vista della creatività, che dei virtuosismi personali espressi con i rispettivi strumenti.

Il concerto, come d’obbligo, inizia in ritardo, per l’inaspettata affluenza del pubblico, in lista d’attesa, che gli addetti all’organizzazione cercano di sistemare con soluzioni estemporanee.

Improvvisamente, mentre ancora gli ultimi spettatori cercano di raggiungere i posti assegnati, una piccola e lenta processione porta i musicisti sul palco, diviso dall’altare retrostante da un raso cangiante blu cobalto, sulle note africaneggianti di uno strano strumento a fiato presumibilmente ricavato da una mezza zucca essiccata.

«Sarà un concerto con poche parole», anticipa Baba Sissoko abbigliato con una casacca dai motivi etnici, indicando il suo grande fratello Antonello Salis.

E in un attimo è il caos sonoro. Una varietà infinita di suoni irrompe sulla scena, molti inusuali a causa degli svariati oggetti che Salis appoggia, come di consueto, sulle corde e i martelletti della pancia completamente spalancata del pianoforte. Parallelamente Sissoko, il percussionista maliano che si considera – sua affermazione – afro-calabrese, estrae delle curiose chitarrine, anche minuscole rispetto alla sua mole, e ripete lo stesso motivo cadenzato, una litania africana che fa sognare gli sconfinati paesaggi della savanna. Jazz? Sul momento è difficile capire che tipo di musica si stia ascoltando. In realtà, sembra di rimbalzare dentro quello che potrebbe definirsi un concerto Dada.

Salis, il suo pianoforte, così come la tastiera elettrica e poi anche la fisarmonica, li usa come se fosse un massaggiatore shiatzu: con mani, gomiti, dita puntate su punti nevralgici – facendoli stridere, gemere, percuotendoli, obbligandoli a emettere suoni non usuali.

Sissoko, polistrumentista, poeta e cantore impegnato nella diffusione delle tradizioni musicali e orali del suo Paese, incanta con i piccoli strumenti a percussione da suonare stretti all’ascella, facendoli vibrare con dita velocissime.

Man mano che si procede le sonorità si amalgamano e si fanno più dolci: «Lasciatevi andare a questo viaggio», invita Baba Sissoko.

La performance nel suo complesso appare più una jam session che un concerto di brani programmati, dove i suoni si rincorrono e spaziano dal modern-jazz al blues, all’afro, all’etnico, alla sperimentazione estemporanea. Un’esecuzione partecipata dal pubblico, che accompagna in coro con brevi ritornelli di brani in lingua maliana – invitato da Sissoko. «La musica è uno strumento di pace», ricorda il musicista africano, esibendo le sue lunghissime e folte treccine; e aggiunge: «La musica è cultura e amore». La musica accomuna le persone e le unisce, di questo siamo sicuri anche noi.

Nella loro professione Antonello Salis e Baba Sissoko dimostrano anche altre assonanze: entrambi hanno imparato a suonare grazie al proprio nonno. Accompagnandolo nei canti, al villaggio africano, o al ritorno dal mercato, il piccolo Baba; e per una fisarmonica giocattolo ricevuta da Antonello ancora bambino, e suonata anni più avanti nelle sagre paesane sarde. Lontani geograficamente ma vicini nella storia personale, la spinta dei nonni è stata la causa originaria che ha elevato, in seguito, entrambi a grandi musicisti, attenti sia alla tradizione che alla fusione dei palpiti sonori del mondo.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Sant’Andrea
via del Cuore, 1 – Pisa
lunedì 12 febbraio, ore 21.30

Antonello Salis pianoforte, organo, hammond, fisarmonica
Baba Sissoko batteria, percussioni, strumenti africani a corda e a fiato

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