Così il palcoscenico dà vita alle statue e rende statue gli attori

teatro-carcano-80x80Nell’Antonio e Cleopatra in scena al Carcano di Milano un superbo uso delle nuove tecnologie dà nuova vita alla scena.

Prima considerazione: Antonio e Cleopatra, in scena fino al 23 febbraio al Teatro Carcano di Milano e poi all’Arena del Sole di Bologna (dal 25 febbraio al 2 marzo) e al Teatro della Corte di Genova (dal 18 al 23 marzo), è imperdibile.

La lista delle persone che hanno lavorato a questa emozionante e multimediatica messa in scena in bianco e nero è lunghissima ed è un peccato non poter citare tutti, proprio perché quello che colpisce, per prima cosa, è la perfetta sincronia della macchina: attori, video e videocamere, musiche, suono, coreografie, scene, costumi. Tutto si muove in una dimensione onirica che a volte fa dimenticare il dramma stesso.

Va detto: il dramma in sé ha diversi punti deboli. William Shakespeare, benché sia vissuto al tempo di grandi regine, a cominciare da Elisabetta I d’Inghilterra, ha incarnato tutti i peggiori stereotipi misogini della sua epoca e non solo della sua. Per questo la sua Cleopatra, anziché la straordinaria e colta regina d’Egitto che oggi conosciamo, è una donnetta isterica, appellata come squaldrina o addirittura “vacca sfondata” anche dall’ultimo dei soldati. Una donnetta che non sa far altro che sedurre e tradire, ben lontana dalla “virtù” delle donne romane (poco importa che la moglie di Marco Antonio, fosse una vera guerriera e abbia poi condiviso la stessa pessima fama della sovrana egiziana).

Questo, in realtà, lo dicevano già i romani: la macchina del fango messa in moro dal vincitore, Ottaviano, è stata così efficace da aver attraversato i secoli. E quindi da un punto di vista storico il dramma è interessante solo perché dimostra che Shakespeare si fosse letto tutta la documentazione disponibile alla sua epoca.

Al solito poi, la grandezza di Shakespeare sta nel tifare per i perdenti: e Marco Antonio è stata davvero uno dei più affascinanti perdenti della storia, un classico esempio di virtù militari e dabbenaggine politica, di passionalità e meschinità. Non Cleopatra, ma lui tradì. Detto questo Shakespeare ne fa un gigante proprio perché ne coglie tutte le contraddizioni: il grande generale che si perde per amore, che passa dall’insulto alla sottomissione, che tradisce e si pente, che sogna il riscatto e poi se lo lascia sfuggire dalle mani.

Peccato solo che la seconda parte del dramma, ossia la morte di Antonio e Cleopatra assomigli troppo a un melodramma: i due protagonisti esitano tanto ad ammazzarsi che verrebbe voglia di suggerire loro maggiore determinazione. In ogni caso questo Antonio e Cleopatra, una volta tanto, non va visto per Shakespeare, ma per la messa in scena: gli attori e le loro espressioni sono moltiplicati dalle videocamere in una successioni di splendidi giochi di luci, assomigliano a statue e il tutto assume una ieraticità davvero inedita.

Lo spettacolo è in scena 
Teatro Carcano
Corso di Porta Romana 63 – Milano
fino al 23 febbraio 2014

Antonio e Cleopatra
testo di William Shakespeare
traduzione di Gianni Garrera
regia e adattamento di Luca De Fusco
con Luca Lazzareschi, Gaia Aprea, Paolo Cresta, Stefano Ferraro, Serena Marziale, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Gabriele Saurio, Paolo Serra, Enzo Turrin
musiche originali di Ran Bagno
scene di Maurizio Balò
costumi di Zaira de Vincentiis
disegno luci di Gigi Saccomandi
suono di Hubert Westkemper
coreografie di Alessandra Panzavolta
produzione Teatro Stabile Napoli, Napoli Teatro Festival Italia, Arena del Sole
(durata: 2 ore e 35)

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