In principio era il cunto

teatro-dell-orologio-romaAl Teatro dell’Orologio Tindaro Granata è in scena con Antropolaroid, un intimo assolo ricco di aneddoti e tanti personaggi, che emoziona strappando lacrime e sorrisi.

Dal 7 all’11 gennaio Tindaro Granata riporta sulla scena al Teatro dell’Orologio Antropolaroid, lo spettacolo all’interno del quale ci sono ben riconoscibili le sue radici intrise di sudore per un lavoro che, nel corso degli ultimi anni, gli ha permesso di vincere il Premio della giuria popolare della Borsa Teatrale Anna Pancirolli, il Premio ANCT dell’Associazione Nazionale dei Critici, il Premio Fersen in qualità di Attore Creativo e il Premio Mariangela Melato 2013 come Attore Emergente.

Per ringraziare di quanto il pubblico ha fatto e continua a fare per lui, l’attore, autore e regista Tindaro Granata ha lasciato sulle sedie della Sala Moretti la copia della prima pagina del copione di Antropolaroid in cui scrive: «Sono felice… che sia gioia e bellezza», con tanto di indirizzo mail al quale potergli scrivere.

Si percepisce subito un lavoro pronfondo, che nasce dal cuore e dal vissuto più intimo. Si intuisce da quel buio in sala, a cui seguono le prime parole di Granata che descrivono il rumore di chi si impicca, che Antropolaroid non è uno spettacolo semplicemente per intrattenere. C’è un trasporto emotivo ben saldo, un trasporto che, nonostante la descrizione di diverse tragedie familiari, suscita più di una risata per il modo in cui l’interprete sdrammatizza su alcuni episodi vissuti dai suoi antenati.

Una storia vera, quella della sua famiglia, racchiusa in un assolo in cui lo straordinario attore mette in scena almeno dieci personaggi cambiando semplicemente la voce, la postura del corpo e utilizzando il cardigan spesso come scialle.

Una metamorfosi facciale e vocale, che irrompe sul palcoscenico di legno quasi vuoto. Ci sono infatti solo una sedia, un lenzuolo e una lampadina ad aiutare Tindaro Granata a ricostruire i momenti importanti che nonni gli raccontavano nel lettone quando dormiva con loro.

Tutto ha inizio in Sicilia quando nel 1925 Francesco Granata, bisnonno di Tindaro, dopo un colloquio con il dottore s’impicca avendo scoperto di avere «’u cancru ‘nto stomacu». La moglie, incinta, sulla tomba del marito impreca per poi dare alla luce quel figlio orfano di padre. Dai nonni, passando all’amore che sboccia tra i suoi genitori, Tindaro arriva ai ricordi di quando bambino già sognava di fare l’attore.

Una fotografia nitida, per niente confusa, nonostante il sovrapporsi di generazioni al suo interno, che il geniale Tindaro rivive con l’entusiasmo di quel bimbo sempre vivo in lui.

Un attore pieno di talento, un ragazzo umile, che giunto a Roma per coltivare il suo sogno indossa ora i pantaloni di quando faceva il cameriere perché il passato non si dimentica e lo si vive addosso come un cunto, che continua a far eco, incessantemente.

Lo spettacolo continua:
Teatro dell’Orologio

Roma
fino a domenica 11 gennaio
da mercoledì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
durata (1 h circa senza intervallo)

Antropolaroid
di Tindaro Granata
regia Tindaro Granata
con Tindaro Granata
rielaborazioni musicali Daniele D’Angelo
direzione tecnica Margherita Baldoni, Guido Buganza
luci e suoni Matteo Crespi
produzione Proxima Res

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