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Al Teatro Félix Guattari di Forlì, Masque Teatro, in collaborazione con Cinemovel Foundation, presenta il progetto Archè, al cui interno compie i primi passi Meccanica Anima, il dialogo impossibile tra Piero della Francesca e Marcel Duchamp. 

Per chi ha assunto – o ambisce a farlo – un ruolo culturale nella società, l’incontro tra interpretazione e intenzione rappresenta una tra le attività più affascinanti e complicate da far accadere.

Tanto l’estraniare un progetto artistico in omologanti e personalissime categorie estetiche, quanto l’assumere riferimenti culturali significativi solo nella propria solitudine rappresentano, infatti, risposte tipiche, anche se clamorosamente irresponsabili, di chi – pur pensando o avendo qualcosa da dire – vive con disagio vario l’esposizione all’altro.

Tuttavia (a parere di scrive) la tentazione alla semplificazione e l’ansia di evitare ogni possibile didascalismo, rispettivamente il rischio del tradimento per l’intellettuale e dell’incomunicabilità per l’artista, sono minacce serie e radicali non solo per i soggetti coinvolti, ma soprattutto per ciò che, da punto di riferimento, ne diviene vittima tout court, ossia la crescita morale e civile del singolo e della comunità.

Di questa colpevole doppiezza dell’intellighenzia, comune ad artisti e critici, figlia di autoreferenzialità mista ad altre declinazioni dell’egoismo (dall’orgogliosa vanagloria alla cinica arroganza) fu adamantino e ironico dissacratore proprio quel Duchamp che costituisce uno tra i poli privilegiati dell’indagine drammaturgica di Masque Teatro e da cui la compagnia di Forlì riprende Grande Vetro, opera che forse più di ogni altra continua a rappresentare l’inevitabile naufragio di ogni unilaterale pretesa di dominio dell’estetico e/o del concettuale.

Muovendo dall’accostamento con La Resurrezione di Piero della Francesca, facendo «dialogare due opere all’apparenza del tutto distanti […] due tra le più emblematiche della storia dell’arte», Lorenzo Bazocchi ed Eleonora Sedioli incastonano l’evento artistico in un apparato scenografico di suggestiva artigianalità in fieri, quella Meccanica Anima, «installazione performativa ed interattiva», che rappresenta il primo step del progetto Archè, composto anche da Anémic Cinéma, una «proiezione su schermo di un collage filmico realizzato da Cinemovel Foundation a partire dalle stimolazioni visive dell’omonimo film simbolo della cinematografia surrealista, creato nel 1926 dallo stesso Duchamp con la collaborazione dell’amico Man Ray».

Meccanica Anima, «nato nell’ambito delle iniziative collaterali alla mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito, […] prodotto da Masque Teatro grazie al contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì », ha debuttato proprio «in occasione degli ultimi giorni di apertura della grande mostra in corso ai Musei San Domenico di Forlì» e, nonostante la sua natura ancora breve e work in progress, mostra con efficacia la lucidità di un percorso che, coinvolgendoli nella sinottica architettura scenica handmade che storicamente caratterizza la poetica del duo romagnolo, struttura elementi tanto tecnici quanto umani, tanto geometrici quanto simbolici, a partire dalle incalzanti ambientazioni sonore e video e dalle lievi e sofferenti presenze umane, fino all’inganno della prospettiva e alla trinità nella triangolarità.

Scevro di superficialità e banalità e attraverso l’audace prossimità di due dipinti distanti anni luce tra loro, lo stato attuale di  Meccanica Anima risulta allora capace di annunciare la complessità di ciò che verrà, evocando due elementi convergenti e di estrema suggestione; il primo è l’instabile strutturarsi sulla ricerca di un rigoroso equilibrio formale sganciato da canoni meramente oggettivi (con cui pure fare i conti), il secondo l’invito, per l’assoluta sincerità di fondo, a sospendere il giudizio rispetto a una posizione filosofica nei confronti dell’arte non semplice e forse radical, ma di grande consapevolezza e che pone Masque Teatro sul solco di chi contesta l’assunzione di una realtà priva di spirito perché ideologicamente ridotta a una relazione tra spazio e tempo (disumanità negata sia da Piero della Francesca che da Marcel Duchamp), così aprendosi al dialogo con reale e significativa disponibilità senza cedere al rischio dell’isolamento.

Gli spettacoli sono andati in scena:
Teatro Félix Guattari

via orto del fuoco 3 – Forlì
ore 18 e 21

Meccanica Anima
di Masque Teatro

ore 22.15
Anémic Cinéma
di Cinemovel Foundation

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