Arianna Di Pietro e le sue amiche, un omaggio alla memoria di Riccardo Cavallo

Il profumo del te alla cannellai

Intervista ad Arianna Di Pietro, autrice de Il profumo del tè alla cannella, in scena fino a domenica a Stanze Segrete: «dopo l’improvvisa morte di Riccardo volevamo sospendere tutto, adesso ogni sera recitiamo per lui».

Quattro donne in scena, cinque con la regista Annalisa Biancofiore: Arianna Di Pietro e le sue amiche Anna Graziano, Elisa Pavolini e Giulia Adami riaprono anche quest’anno a Stanze Segrete l’hammam di Damasco con lo spettacolo Il profumo del tè alla cannella, seconda tappa del loro ciclo “I sapori dell’Eros”, dopo il fortunato Le mille e una notte.

Arianna Di Pietro: «Abbbiamo iniziato questo progetto con Anna Graziano nei panni di Sherazade, che al termine degli applausi serviva al pubblico il tè alla menta da lei stessa preparato durante lo spettacolo. Poi abbiamo pensato di continuare l’esperimento con eros e spezie orientali, aggiungendo però un tema di attualità: l’omosessualità femminile, ambientata in un contesto moderno ma ancora in Medio Oriente, dove la figura femminile è già un tabù di per sé, figuriamoci se lesbica. Il nostro racconto è liberamente ispirato all’opera della scrittrice siriana Samar Yazbek, a cui abbiamo aggiunto un secondo tema, quello del rapporto madre/figlia: soltanto di fronte alle nozze della figlia, infatti, la madre riesce a vincere le sue paure e a raccontare per la prima volta la sua storia d’amore giovanile con la sua domestica».

Questo è il primo spettacolo messo in scena da allievi di Riccardo Cavallo dopo la sua recente, prematura, scomparsa. Questo vi ha responsabilizzato ancora di più? E’ stato un modo per ricordarlo?
ADP: «Tutte noi siamo state allieve di Riccardo e di Claudia Balboni all’Accademia dell’Orologio. Inizialmente eravamo così sconvolte dal dolore che non volevamo più andare in scena. Poi ha prevalso in noi il desiderio di ricordarlo attraverso il nostro lavoro, tanto più che questo spettacolo gli era piaciuto molto. Riccardo era unico e non riesco ad esprimere a parole quanto sia stato importante per noi personalmente, prima ancora che per la nostra crescita professionale: non abbiamo certo la pretesa di eguagliarlo, ma soltanto di poter esprimere al meglio ciò che ci ha insegnato. Questa sera siamo qui per lui».

Oltre alla sua compagnia storica, Riccardo Cavallo aveva creato anche un gruppo di giovani; nel 2011 gestivate addirittura un piccolo locale: vi vedete ancora?
ADP: «Si chiamava “Antù” ed era all’Ostiense: è un’esperienza che ci ha arricchito parecchio. Lì abbiamo fatto le nostre prime esperienze: Leonardo Iurilli ed io abbiamo messo in scena un adattamento per bambini del Macbeth di Shakespeare, a cui poi abbiamo partecipato quasi tutti come attori. Mario Schittzer e Daniele Grassetti invece hanno esordito come registi e altri ancora come autori. A distanza di tempo molti di noi hanno ovviamente preso strade diverse, ma continuiamo a sentirci e, come vedete, anche a collaborare».

Ti senti ormai a tuo agio nel ruolo di autrice?
ADP: «Abbastanza: questo è il mio quarto lavoro. Ho iniziato con l’adattamento del Macbeth, poi ho scritto i due episodi dei “Sapori dell’Eros”, intervallati da un lavoro su Edgar Allan Poe, con protagonista la nostra ex insegnante Cristina Noci».

Prossimamente avete in programma altri spettacoli?
ADP: «Ci stiamo pensando, ma per ora no: abbiamo bisogno di una pausa».

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