Artù e Merlino

Regno di Camelot, ultimo capitolo: la famosissima saga, questa volta in un ambientazione decisamente insolita, per i bambini dai 6 anni. Al Festival Segnali, i bei messaggi si imparano ridendo.

Povero Merlino, è finito in casa di riposo. Artù, un tempo così pieno di ammirazione per il suo maestro, ora prova solo pietà e lo va a trovare nei pochi ritagli di tempo libero tra una riunione d’affari e l’altra, perso nella nostalgia: dell’incredibile intelligenza del mago è rimasto davvero poco, e la sua invincibile furbizia ormai è solo una leggenda lontana. O forse no?

Con leggerezza e maestria Carlo Rossi costruisce e dirige la storia di un re moderno e attuale che si è dimenticato cosa vuol dire regnare e di un mago che, nonostante l’età, è sempre un ottimo consigliere. Tra muri coperti di carta da parati, televisori che agiscono di testa propria e mandano messaggi come moderne sfere di cristallo, tavole imbandite e corridoi deserti, Artù scopre che ha ancora molto da imparare e che spesso, nonostante le apparenze, la realtà è molto più ricca e interessante di come ci si è abituati a vederla; a partire dallo stesso Merlino, che sembra soltanto un vecchio corpo su una sedia a rotelle, un nonno un po’ sordo e un po’ smemorato, ma che nasconde dentro di sé – e anche intorno a sé, permeando della sua magica energia la piccola e squallida stanzetta dell’ospizio – risorse infinite. Fin dai primi minuti l’intreccio di comicità e poesia travolge gli spettatori, bambini e adulti, in un crescendo di aspettativa e colpi di scena quasi cinematografici mentre il nervoso e superbo Artù si scontra con l’apparentemente semplice (ma in realtà per lui, così pieno di sé, praticamente impossibile) ultima sfida: trovare Merlino, che tra trucchi e sberleffi gli sfugge, lasciandogli echi lontani della sua magia.

Bravissimi Stefano Braschi e Andrea Soffiantino, che riescono a dare ai loro personaggi uno spessore raramente incontrato negli spettacoli per bambini, senza per questo appesantirne il ritmo o dover rinunciare al contatto diretto con il giovane pubblico; anzi, è proprio grazie a un bambino scelto tra gli spettatori che la vicenda può andare avanti, Merlino può recuperare la memoria e Artù la sua dignità e le sue antiche aspirazioni.

Impeccabile anche il testo, veloce e originale, chiaro per i più piccoli ma che non risparmia sottili ammiccamenti agli accompagnatori più grandi, capace di creare complicità con tutti anche grazie al sapiente uso della lingua italiana, tra proverbi, modi di dire, giochi di parole ed esilaranti qui pro quo.

Innumerevoli le immagini e le trovate sceniche che restano nella memoria, complete seppur nella loro semplicità, dalla danza della sedia a rotelle, all’armatura nell’armadio, al finale epocale – forse solo un po’ troppo macchinoso – che trasforma l’angusta camera nello spazio metaforico delle gesta di re Artù. E, per finire, sani e profondi, senza mai cadere nel didascalico o nel moralistico, i messaggi che questa originale rilettura della saga di Camelot riesce a trasmettere, con serenità e ottimismo: gli anziani sono una risorsa, di ricordi e di saggezza, e gli adulti, anche i più distratti e impegnati, anche quelli che non hanno mai tempo di giocare e corrono indaffarati da una telefonata a riunione, sotto sotto nascondono tutti una ricchezza: anche loro, tanto tempo fa, sono stati bambini.

Lo spettacolo è andato in scena:
Festival Segnali
Teatro Sala Fontana
via Boltraffio, 21 – Milano

Artù e Merlino
Elsinor
scritto e diretto da Carlo Rossi
con Stefano Braschi e Andrea Soffiantino
scene e costumi Ilaria Ariemme
musiche di Marco Bigi

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