Qual è la password per sbloccare l’affetto?

Corrado Accordino affronta, in prima nazionale al Teatro Filodrammatici, l’incomunicabilità tra generazioni che diventa nevrosi.

Tre personaggi, tre genitori, tre diversi esempi di crudeltà psicologica sui propri figli.
Tre destini che si incontrano intorno a un thriller che ci parla del nostro tempo, un tempo spudorato, senza freni e dove l’etica fatica a trovare il proprio spazio.
Tre possibili derive dell’essere genitori in questa giungla contemporanea, poiché gli interessi economici e personali e le responsabilità morali sono mischiate in un groviglio difficilmente districabile.
Ci prova Corrado Accordino, con tutta la sua sensibilità registica; tramite una drammaturgia accattivante tenta di vederci chiaro e di denunciare le modalità attraverso cui i bambini subiscono violenza. Non la violenza fisica, ma quel sottile, strisciante e corrosivo fenomeno che si definisce violenza psicologica, portata avanti giorno dopo giorno dai media, dalle aziende, dagli stessi genitori.
I motivi che scopriamo sottesi a questi meccanismi sono molteplici, dall’esigenza di rendere i ragazzi dei futuri consumatori, o dei perfetti soldatini che non minino l’ordine costituito, o ancora delle proiezioni egoiche dei propri genitori.
Una giornalista decide di intervistare un’importante manager dell’industria dell’intrattenimento per ragazzi. Il dubbio è che l’azienda in questione stimoli reazioni emotive e psicologiche tali per cui diventi insopportabile stare lontano dal consumismo tecnologico, fino a provocare danni rilevanti sul sistema nervoso. Ma non solo: l’ipotesi è che ci sia un collegamento tra la casa di videogiochi e le aziende che producono psicofarmaci, che l’una richiami l’altra.
L’inchiesta della reporter si rivela essere un’indagine che si estende alla realtà contemporanea e al gap generazionale tra genitori e figli, sempre più violento e alienante. Di fronte a questo trauma che separa gli adulti dai ragazzi, le reazioni variano dall’apprensione estrema, al rifiuto, fino alla ossessione della riuscita e della supremazia sul mondo, sacrificando così emozioni e interessi. Un assalto ai bambini dove i bambini non sono presenti (almeno fisicamente) sul palco. Un assalto ai bambini per non riflettere e non accettare il distacco da essi.
E la distanza è ben trasmessa dal velo che separa attori e pubblico, sul quale vegono proiettate animazioni ed effetti video volutamente infantili, quasi a richiamare quei bambini assenti, che non parlano, e stanno sullo sfondo.
Un thriller è per definizione incalzante e il suo ritmo narrativo ha in qualche modo sempre una costante presenza di variazioni capace di incidere l’emotività dello spettatore. Questo aspetto, tuttavia, sembra non trovare un corrispettivo registico nella versiona scenica di Accordino, che rischia a tratti di perdersi nei dialoghi tra i personaggi e nelle riflesisoni etico-sociali che la tematica richiede.
Una tematica che trova, nel dibattito con il pubblico tenutosi a fine spettacolo, un valore aggiunto poiché non solo dimostra quanto l’oggetto d’indagine del regista sia particolarmente sentito dalla platea, ma anche di come sia possibile reinventare il ruolo del pubblico stesso nell’esperienza teatrale.
Attraverso le riflessioni e lo scambio con gli autori, gli spettatori diventano parte integrante dell’evento, superando il limite della scena e contribuendo ad ampliarne il valore teoretico verso nuove possibili interpretazioni.

Lo spettacolo continua:
Teatro Filodrammatici

Via Filodrammatici, 1 – Milano
fino a domenica 27 gennaio
orari: martedì, giovedì, sabato ore 21.00, mercoledì, venerdì ore 19.30, domenica
e festivi ore 16.00

Assalto ai bambini
Prima Nazionale
uno spettacolo di Corrado Accordino
con Corrado Accordino, Silvia Ferretti, Silvia Giulia Mendola
scene e costumi Maria Chiara Vitali
animazione Microfilm Studio
assistente alla regia Valentina Paiano
regia Corrado Accordino
produzione La Danza Immobile

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