Con ali immense del Figurentheater di Tübingen

Le nuove frontiere del teatro di figura: una fascinosa ed inquietante restituzione scenica della vicenda terrena di un angelo caduto, nato dalla fantasia di Gabriel Garcia Marquez.

Chi pensasse che oggi il termine “teatro di figura” si riferisca soltanto ai burattini, alle marionette, ai pupi, semmai alle ombre cinesi, assistendo a IF, il festival internazionale di Teatro di Immagine e di Figura, organizzato per il quinto anno consecutivo dal Teatro del Buratto, si è trovato spiazzato, e ha dovuto riformulare le sue categorie.

Con lo spettacolo conclusivo del festival, Avec des Ailes Immenses, che il Figurentheater di Tübingen ha tratto da un racconto d’esordio di Gabriel Garcia Marquez, non solo la manipolazione è a vista, ma il confine fra teatro d’attore e di figura si confonde fino a svanire.
Mentre un narratore di mezza età, una sorta di aedo cieco (come Omero, o Borges), dipana il racconto di Marquez, tre scostanti Parche animano scene che, più che seguire la narrazione, sembrano prenderla a pretesto, come per trarne delle variazioni sul tema, costruendo azioni di contorno, quali le baruffe fra polli, o connotate da una inquietanti ambiguità, come quella, oscura e bellissima, che apre lo spettacolo: la testa di una creatura sofferente, dai tratti fra l’umano e il canino, che esce e torna a tuffarsi in una tinozza, come un naufrago che lotta contro le onde.
L’elemento più sorprendente della poetica di questa compagnia, fondata nel 1991 dal marionettista Frank Soehnle e Karin Ersching, e che si vale della collaborazione di artisti provenienti da svariate discipline, risiede nel fatto che il fascino fantastico che promana dai suoi spettacoli – e che qui traduce felicemente in immagine il realismo magico di Marquez – sembra discendere dall’apparente precarietà, dall’obsolescenza, dalla fragilità di tutto l’impianto scenico; dal suo esplicito, quasi sfacciato mostrare la corda, dal trucco palese, dal meccanismo scoperto che, paradossalmente, crea un’aerea, delicata, impalpabile poesia.
Non esiste un ponte, come avviene nel teatro classico di figura, e le marionette a filo sono mosse dalle Parche, tre vecchie popolane deformi, appollaiate su scale doppie dall’aspetto malfermo, sistemate ai lati dello spazio scenico. Gli oggetti di scena, tinozze, catini dallo smalto sbrecciato, sgabelli da mungitore, sembrano aver subito l’oltraggio del tempo. E il pupazzo stesso che rappresenta il protagonista eponimo (un angelo dall’aspetto di vecchio malandato e scheletrico, dalle grandi ali spennate), sembra destinato a spezzarsi sotto i nostri occhi.
Nel finale, con uno spericolato ribaltamento prospettico, vediamo dall’alto l’anziano aedo, in piedi su una piccola imbarcazione, muovere verso lidi non definiti; e il lungo legno che egli ha tenuto per quasi tutto il tempo nelle mani (ora bastone, ora bilanciere, ora appoggiato a una corda tesa,ora in levitazione, in spregio delle leggi della gravità) diviene inequivocabilmente un lungo remo: forse un’ulteriore, incongrua, ma non per questo meno fascinosa allusione all’Odisseo omerico.

Lo spettacolo è andato in scena
il 19 e 20 maggio 2012
Teatro Verdi, via Pastrengo 16 – Millano

Avec des ailes immenses
Da un racconto di Gabriel García Marquez
Produzione e regia: Figurentheater di Tübingen

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