I soldi non sono tutto nella vita… o forse sì?

Il teatro Elfo Puccini fa da sfondo al triste ondeggiare di quattro Bandierine al vento.

La sala che accoglie gli spettatori è buia e senza sipario. Gli attori, visibili nella penombra del palcoscenico, attendono immobili il proprio pubblico. Dal silenzio totale al trambusto il passo è breve: improvvisamente la scena si anima di quattro personaggi – una madre, un padre, un figlio, una figlia – che si accingono rumorosamente a fare colazione. Entriamo in contatto così con le loro vite, con i piccoli e grandi drammi di ogni giorno, e con un argomento che riguarda – nel bene e nel male – un po’ tutti: il denaro.

Scopriamo tristemente che i soldi fanno in qualche modo da collante, sono loro a tenere insieme le quattro Bandierine al vento che danno il nome all’opera, i pezzi di questo puzzle all’apparenza perfetto e felice, ma nella realtà pronto a disintegrarsi al primo scossone.

La vita del nucleo familiare è inizialmente scandita dalla più classica delle routine: il padre, orgoglioso della sua vita e di quello che ha saputo costruire, famiglia compresa, va ogni giorno a lavorare felice; la moglie, madre premurosa, si occupa della casa e dei figli, alle prese con scuola e compiti. Ma la repentina perdita del lavoro del padre scompagina completamente una situazione tanto ordinata quanto monotona, portando ogni contrasto, finora sopito, agli estremi. La famiglia si disgrega e i figli si ritrovano a dover scegliere con chi dei due genitori andare a vivere.

Ma una nuova e provvidenziale “iniezione” di denaro – entrambi i genitori trovano un impiego ben pagato – ricompone di colpo il nucleo familiare, anche se le spaccature interne faticano a guarire. Ciascuno dei quattro individui – isole di un arcipelago scomposto, vicine ma mai realmente “insieme” – nasconde i propri sogni e progetti agli altri familiari, per paura, per vergogna o semplicemente per orgoglio ed egoismo.

Con queste premesse, il dramma è dietro l’angolo: la perdita del lavoro da parte di entrambi i genitori distrugge quel poco che era stato faticosamente rimesso in piedi, annientando completamente la dignità di ogni componente di questa famiglia traballante e catapultando tutti in situazioni tristi e surreali.

L’opera, scritta dal drammaturgo tedesco Philipp Löhle e diretta da Toni Cafiero, lascia un po’ di amaro in bocca sia dal punto di vista della storia raccontata, tragica nella sua surrealtà e nell’estremizzazione di pensieri e sentimenti, sia in termini di scelte stilistiche e prove attoriali, forse inutilmente esagerate e sopra le righe, considerando il già forte impatto della narrazione in sé.

Le premesse per ottenere un buon risultato ci sono tutte, ma nel complesso, la pièce – così come è stata allestita – risulta troppo chiassosa. Forse era questa la resa desiderata, quasi a voler “riempire” il drammatico vuoto della vita familiare portata sulla scena, ma il tutto si limita purtroppo a essere frastornante e poco godibile.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Elfo Puccini

corso Buenos Aires 33 – Milano
fino a mercoledì 17 maggio
Orario: 19.30

Bandierine al vento
di Philipp Löhle
traduzione Nadja Grasselli
regia Toni Cafiero
scene e costumi Sandra Dekanic
coreografia Maura Di Vietri
con Clara Setti, Silvio Barbiero, Marta Marchi, Emanuele Cerra
luci Luca Brun
produzione Evoè!Teatro
con il contributo di Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto – Assessorato alla Cultura – e della Cassa Rurale di Rovereto e il sostegno di Echidna Cultura e Smart Lab

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