Ritratti d’Autore

Direttore artistico del Pim Off, settore danza e, dall’autunno, anche della prosa, Barbara Toma è uno tra i volti giovani più interessanti del panorama teatrale italiano. Danzatrice e coreografa, con una lunga esperienza alle spalle (sebbene abbia solo 38 anni), Toma ha le idee chiare sulle proposte e le iniziative che caratterizzeranno la programmazione di uno tra gli spazi più off di Milano. Ma prima della Festa di fine Stagione, il 23 e 24 giugno, con due serate all’insegna della musica – con Leslie West, Joe Lynn Turner, Randy Coven e David Biglin – ecco un primo bilancio e alcune sorprese per il 2012-2013.

Da Pim Spazio Scenico a Pim Off. Come siete riusciti a trovare una location così spaziosa e funzionale in un momento di crisi economica?
Barbara Toma: «Il passaggio è stato quasi obbligato perché il Pim è cresciuto in modo esponenziale nei primi tre anni e, in via Tertulliano, stavamo molto stretti. Io mi sono occupata fino all’anno scorso solo della programmazione danza e le prime Stagioni di danza si chiamavano, non a caso, Lo spazio necessario, perché era quasi impossibile programmare spettacoli di danza su quel palco benché fosse indispensabile, dato che non esisteva una Stagione simile e, tutt’oggi, siamo gli unici a proporla a Milano. Per fortuna siamo cresciuti e il nostro maggior finanziatore – che è un mecenate – ha intuito la nostra esigenza di spazio e ci ha proposto di abitare in questo bellissimo luogo, in via Selvanesco, che era già di sua proprietà. Perciò abbiamo deciso di lasciare la sede “storica”, nella quale abbiamo lavorato pochi anni ma talmente intensi da meritarsi tale appellativo».

La scelta della sede ha quindi privilegiato lo spazio, rispetto al quartiere decentrato. Cosa è cambiato?
B. T.: «Lo spazio ci ha permesso, innanzi tutto, di pensare a una programmazione diversa. Quest’anno abbiamo proposto, ad esempio, un’intera Stagione di residenze, scelta possibile solo in uno spazio come questo, dove c’è la possibilità di ospitare gli artisti e farli provare liberamente. Anche il nostro pubblico – che ci ha scelti per la programmazione originale e di qualità – ci ha seguiti, sebbene ci sia stato un momento di crisi, all’inizio, dovuto alla distanza. Adesso la sfida è conquistare nuovi spettatori, in zona».

Come vi state muovendo nel quartiere?
B. T.: «Come prima cosa abbiamo cercato di conoscerlo e di farci conoscere. Anche le residenze sono servite a questo scopo perché avere delle compagnie ospiti per una ventina di giorni, con un contatto quotidiano con gli abitanti della zona, ha favorito questo processo. Abbiamo anche cercato di proporre o partecipare a iniziative che servissero allo scopo. Ad esempio, un paio di settimane fa, è passata una comitiva di abitanti del quartiere in bicicletta e noi eravamo una delle tappe del percorso. In breve, cerchiamo di agevolare il contatto. E dall’anno prossimo questo sarà uno tra gli obiettivi principali».

Ci spiega meglio perché Pim Off può dirsi unico?
B. T.: «Il Pim Off è unico sia perché viviamo grazie a un mecenate – e questo non è da tutti – sia perché, proprio per questo motivo, siamo liberi. Nel senso che non abbiamo gli obblighi imposti dalle sovvenzioni pubbliche, quali un certo numero di repliche, di posti a sedere, di debutti, e così via. Questo luogo esiste grazie all’amore di una persona, che finanzia il progetto, e grazie alla passione di tutti coloro che ci lavorano – ed è questo che ci permette di superare tutte le crisi che, del resto, sono essenziali alla crescita. E, infine, direi che siamo unici perché siamo un teatro fatto solo di donne: dal direttore artistico all’intero staff».

Dall’autunno sarà, appunto, direttore artistico unico – una tra le poche e le più giovani d’Italia. Ci racconta il suo percorso al Pim?
B. T.
: «Per me Pim rappresenta un’utopia. Nel 2006, quando mi sono avvicinata al Pim, ero già prodotta da un teatro importante e direttore artistico di un Festival: non cercavo lavoro. Eppure ho sentito, da subito, che esistevano delle affinità tra me e il gruppo. E, infatti, già dopo il primo colloquio, è nata un’amicizia che si è trasformata in collaborazione e, infine, nell’impegno attuale».

Quali sono le peculiarità di Pim Off e della sua programmazione?
B. T.
: « Innanzi tutto, non essendo uno Stabile, non possiamo offrire agli artisti di andare in scena per due settimane di fila: la nostra programmazione è maggiormente simile a quella di un Festival, con nomi molto conosciuti della ricerca contemporanea – ma anche sconosciuti – e con poche repliche: due o tre al massimo. Poi c’è il discorso dei work in progress, gli studi, ai quali gli spettatori italiani non erano abituati. E ancora, le residenze, alle quali siamo giunti in maniera naturale dato che io ho studiato e vissuto per 15 anni all’estero – ad Amsterdam – dove le residenze, come in tutto il Nord Europa, sono all’ordine del giorno. Essendo anche una coreografa so che per gli artisti è fondamentale avere il tempo della ricerca, senza lo stress o l’obbligo di presentare un prodotto finito. La ricerca è indispensabile per crescere ed evolversi. E questo spazio ci ha dato la possibilità di offrire questo tempo. L’anno prossimo, assumendo il ruolo di direttore artistico anche del settore prosa, cambieremo però la formula. Forti dell’esperienza di quest’anno, nel 2012-2013 pensiamo di proporre solo quattro residenze – due di prosa e due di danza – e per il resto avremo una Stagione a invito. Questo, soprattutto, per dare spazio alla formazione perché, come direttore artistico, penso sia fondamentale puntare su tale aspetto. Se vogliamo avvicinare nuovo pubblico al teatro dobbiamo farglielo scoprire. Troppe persone non si accostano a quest’arte perché pensano sia per pochi; al contrario il teatro, la cultura, sono di tutti e per tutti. Quindi opereremo anche una scelta economica, cercando di proporre spettacoli di qualità e non autoreferenziali, a prezzi accessibili, e penso anche a laboratori gratuiti per gli abitanti del quartiere».

Venendo al quartiere: avete aderito alle iniziative di metà giugno del Circolo Gratosoul. Come vi siete inseriti nel progetto?
B. T.: «Venerdì 15 giugno ospiteremo nel foyer la mostra di Daniel Nicolàs Schiraldi. Ci saranno anche un rinfresco e una proiezione video ma la nostra collaborazione è appena cominciata e la mostra di Nicolàs sarà la prima iniziativa condivisa. Per il prossimo anno, però – come ho già detto – siamo intenzionati a proseguire e a intensificare le attività da portare avanti insieme e nel quartiere».

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