Il violino di Shlomo Mintz mette in fila – davanti alla biglietteria del Conservatorio – le code chilometriche dei grandi eventi per un successo annunciato.

Ogni tanto è bello, fuori da un teatro, provare quel tremito, frutto di paura e adrenalina, che fa pensare: “Chissà se riuscirò a entrare”. A soli dieci minuti dall’inizio del concerto, il bellissimo chiostro del Conservatorio di Milano è stracolmo di gente che deve ancora ritirare il biglietto o che cerca di entrare in sala.
Chi frequenta assiduamente la Sala Verdi sa bene che questa è la folla delle grandi occasioni, concessa solo ai migliori. E così è anche per Shlomo Mintz: classe 1957, senza dubbio è uno tra i violinisti più importanti attualmente sulla scena mondiale.
Il programma è di sicuro interesse, interamente dedicato a Beethoven, anche se a saltare all’occhio è senza dubbio la prima parte, occupata dal Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61, per tradizione il primo dei “grandi concerti” dedicati a questo strumento, caposaldo dell’intero repertorio insieme a quelli di Mendelssohn, Brahms, Sibelius e Tchaikovskij. Ma – al contrario di questi – non è propriamente un concerto romantico e, quindi, non si può certo sperare di “coprire” passi difficili con il pretesto di un’espressività generosa: qui, infatti, risiede la difficoltà di Beethoven come autore. Tecnicamente complesso, necessita di un’estrema pulizia di suono e di fraseggi, sì che il mondo tardo-classico emerga in tutta la sua bellezza.
Shlomo Mintz ci prova e ci riesce, complice il fatto che ricopre il duplice ruolo di solista e direttore. Il violinista israeliano, di fatto, non si concede pressoché nulla di extra: l’inizio è a tempo, quasi stringato e senza nemmeno un suono più lungo o più libero del dovuto – il che cancella come un colpo di spugna tutti i sovrastrati interpretativi che, da Joachim in poi, si sono accumulati per secoli, viziandoci a un Beethoven quasi romantico.
Nel contempo se, da un lato, la decisione di dirigere la serata comporta come scelta d’obbligo il rigore; dall’altra, penalizza Mintz in alcune chiusure di frase, guastate dal gesto d’attacco per gli orchestrali che, dal canto loro, non sempre risultano precisi. Vero è che – nonostante sia un’orchestra da camera e, quindi, con un numero di componenti ridotto rispetto a una sinfonica – non è mai facile sostenere un solista senza la presenza costante del direttore.
Fortunatamente quest’unica pecca non intacca più di tanto l’esecuzione che, comunque, sorprende – a cominciare dalla scelta dei tempi, estremamente comodi (solo il primo tempo, Allegro ma non troppo, dura ben 30 minuti su 50 complessivi). Va però sottolineato che l’impressione che se ne ricava non è mai di lentezza, bensì di ordine e precisione.
Per quanto concerne la qualità del suono risultano più curati gli acuti, piuttosto delle note gravi – spesso si percepisce infatti la “grattata” dell’arco ma, notoriamente, quando Mintz tira fuori un bel suono, questo è semplicemente sublime. E bisogna aggiungere che la poca libertà musicale concessa durante lo svolgimento del Concerto, si ritrova pienamente nelle cadenze in cui il solista – finalmente unico protagonista della scena – ha l’agio di potersi esprimere al meglio.
Nel complesso, una lettura particolare e interessante all’ascolto, chiusa da Gavotta e rondò – dalla Partita III BWV 1006 in mi maggiore per violino solo di Bach, come bis.
Nella seconda parte della serata, la scelta di Mintz cade sulla Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36 – che, seppure non è la più bella tra le nove, è tipicamente beethoveniana, sia per i temi sia per le elaborazioni. Il violinista – abbandonato l’archetto e salito sul podio – può dedicarsi a pieno alla Camerata Ducale, che sembra trasformarsi completamente, rivelandosi un’orchestra che nasconde timbriche e volume di suoni che mai si sarebbero immaginati e che sono inspiegabilmente mancati nel Concerto. Il pubblico non può che godersi un’esecuzione orchestrale da manuale.

Lo spettacolo è andato in scena:
Conservatorio “G. Verdi” – Sala Verdi
via Conservatorio, 12 – Milano
lunedì 19 marzo, ore 21.00

Beethoven:
Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61
Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36

Violino e direttore Shlomo Mintz
Orchestra Camerata Ducale

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