Parole, parole, parole

Per la XVII edizione di Teatri di Pietra, il Gruppo della Creta presenta Bianca, un omaggio a Moby Dick. Sul palco del meraviglioso contesto dell’Anfiteatro di Sutri, Daniela Giovanetti e Norina Angelini, dirette da Alessandro Di Murro, restituiscono un testo poetico di Gianni Guardigli.

Bianca non è un colore qualsiasi dal momento che lo spettacolo è un adattamento del celebre romanzo di Herman Melville. Il testo dello scrittore americano è di capitale importanza sia per la prosa epica e la forma anticonvenzionale, dunque per le qualità squisitamente letterarie, sia per la capacità di rappresentare in maniera archetipica tratti psicologici e antropologici di una postmodernità ante litteram.

La titanica lotta tra bene e male, che Melville convertì dai testi sacri alla luce di un’interpretazione scevra da ogni anelito sacro, oltre a descrivere le condizioni specifiche di un popolo ai margini dell’american dream, è infatti parte ormai integrante della cultura di massa e di un immaginario rispetto al quale l’umanità si è scoperta alla deriva da ogni possibile approdo di Senso con la maiuscola.

Gianni Guardigli individualizza in Achab, Ismaele e Moby Dick la vicenda canonicamente narrata in prima persona dall’unico superstite della baleniera Pequod, proprio quell’Ismaele cui Melville diede il nome del figlio abbandonato da Abramo e divenuto emblema dei diseredati e dei senza patria.

Il Gruppo della Creta rilegge Melville alla luce del valore simbolico assunto dal bianco del celebre capodoglio e gioca per contrarietà con i sentimenti e le esperienze negative portate dall’incontro dell’essere umano con un colore solitamente sinonimo di candore e purezza.

La ricomprensione del classico moderno melviniano non si allontana dalla tragicità delle spietate peripezie del testo originario, ma la rilettura avviene in chiave lirica ed evocativa. La complessità di Moby Dick viene così semplificata nelle prospettive emotive dei tre character cui Daniela Giovanetti, accompagnata al canto e all’organo da Norina Angelini, dà una comune e straziante veste drammatica. Achab, Ismaele e Moby Dick sono così accomunati dalla appercezione del proprio ruolo e dal tentativo di comunicarlo direttamente al pubblico.

Lasciando emergere con chiarezza i contrasti tra vendetta, coraggio, destino e volontà, Daniela Giovanetti proporne una interpretazione radicalmente classicista, esasperatamente enfatica e declamatoria, mentre il ruolo corale assunto da Norina Angelini risulta poco giudicabile – nonché poco efficace – perché inficiato da fastidiosi problemi di natura tecnica. Il risultato è una proposta che non patisce ansie di forzata originalità, ipoteticamente suggestiva nella propria declinazione poetica, ma che l’ingessatura recitativa e la stucchevole volontà di discriminare i personaggi con espedienti di dubbia efficacia (capelli legati o liberi per rappresentare Achab e Ismaele), accompagnate dall’assenza di significative soluzioni vocali e posturali da parte della sua mattatrice, risultano non supportare adeguatamente.

La stessa gestione della composizione scenografica, una vela tagliata a mo’ di tela di Fontana dai cui buchi Achab entra ed esce con un certo isterismo e poca solennità, disperde l’ipotetica profondità del testo in un allestimento apparso nel suo complesso incapace di discostarsi da un fluire di parole semplice e borioso, privo di appeal e, di conseguenza, superficiale – anche solo dal punto di vista emozionale – nella propria restituzione fisica e verbale.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Teatri di Pietra
Anfiteatro Romano
via Cassia km 49,00, Sutri (VT)

Bianca
Un omaggio a Moby Dick
adattamento di Gianni Guardigli
diretto da Alessandro Di Murro
drammaturgia musicale di Enea Chisci
con Daniela Giovanetti e Norina Angelini

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