“We can’t live together/But, we can’t stay apart” – Tondelli docet

Teatri di Vita rende omaggio alla vita e all’opera di Pier Vittorio Tondelli inserendosi nelle fessure del suo testo più “maturo”, in cui autobiografia e narrazione si mescolano per restituire l’impossibilità della solitudine.

È la sera del 16 dicembre e a Teatri di Vita la scena si sposta nella sala Tondelli, solitamente luogo deputato al ristoro e all’intrattenimento pre e post-spettacolo. A venti anni esatti dalla scomparsa del grande protagonista della letteratura, cruda voce di un tempo che velava scomode realtà taciute, Andrea Adriatico ripropone Biglietti da camere separate, che ha debuttato il 28 luglio scorso nell’insolita cornice del Mambo – Museo d’ Arte Moderna di Bologna. Tratto da uno dei testi più intimi dello scrittore emiliano-romagnolo,Camere Separate, uscito nel 1989, si narra la storia, dai tratti autobiografici, di Leo e Thomas, due giovani uniti da un amore viscerale, da una passione travolgente che trova la sua lacerazione nello stare vicini, nella quotidianità della convivenza, nella normalità della vita di coppia. Vivere separatamente, in due stati diversi, per rendere unite due anime scorticate dall’eccesso del sentimento, intrappolate negli scogli della solitudine, rubate alla vita dall’esacerbata voglia di viversi.

Nelle loro camere separate – due pedane nere circolari delimitate da mattoni – i protagonisti amplificano quella solitudine raccontando la loro storia ai microfoni: ne fanno confessione intima che oltrepassa quella ricercata lontananza e va dritto al ricordo dell’altro, rimbalzando di memoria in memoria – e, di conseguenza, da racconto a racconto – per ritrovarsi in essa e in essa rinchiudersi.
Andrea Adriatico, padre di Teatri di Vita e strettamente legato a Tondelli, ci consegna una messinscena che tenderebbe a essere specchio di quella sofferenza privilegiata e malinconica che l’autore ha narrato in Camere Separate, ma inciampa in alcune striature che incidono rumorosamente la linea di senso melodicamente perfetta del racconto di Tondelli. Questa è la storia di un amore che sfiora ripetutamente, passandoci sinuosamente attraverso, la possessione e la libertà, intersecando i rami possenti della solitudine, per poi finire sul sentiero della perdita eterna. È una storia di grande semplicità, che non necessita di forzature per essere compresa: l’unico contatto fisico tra i due avviene attraverso un bacio che, pur sigillando ulteriormente la distanza in cui i due corpi cadranno, non rende giustizia alla passionalità che emerge sin dalle prime parole del racconto, infiltrandosi nelle maglie leggiadre della scena con prepotenza. La nudità del corpo di Thomas non trova la sua dimensione, è quasi fuori luogo se paragonata alla nudità di Leo – che cerca sfogo nelle pratiche sessuali estreme per colmare il vuoto lasciato dalla morte dell’amato. Il finale, lento e stratificato, non lascia lo spazio giusto al silenzio – non quello che vuole sfidare il pubblico ma quello mantenuto a testa bassa, dell’amor perduto – perchè tutti noi riconosceremmo in quel silenzio un pezzo del nostro passato.
Maurizio Patella ci restituisce un Leo fatto di carne e sospiri. Parla con gli occhi il suo Leo, con la semplicità di chi capisce che la perdita sarà colmata con il sacrificio della malattia, quella che colpì Tondelli e che lo portò alla morte il 16 dicembre del 1991, nel pieno della giovinezza, a soli trentasei anni.

Lo spettacolo continua:
Teatri di Vita
via Emilia Ponente, 485 – Bologna
fino a domenica 18 dicembre, ore 21.00

Biglietti da camere separate

uno sguardo di Andrea Adriatico su Pier Vittorio Tondelli
con Maurizio Patella in Camera 1 e Mariano Arenella in Camera 2
musiche originali Massimo Zamboni cantate da Angela Baraldi
luci, scene e costumi Andrea Cinelli
cura artistica Saverio Peschechera
fotografia Raffaella Cavalieri
supporto tecnico creativo Roberto Passuti e Gianluca Tomasella

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