Sogno o son desto?

teatro_il primoIl palcoscenico del teatro Il Primo si trasforma in un cimitero per dare voce alle anime senza riposo di Ferdinando Smaldone e del suo Bobok, tratto dall’omonimo racconto di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Il 7 ottobre è stato presentato a Napoli alla libreria Dante&Descartes l’interessante progetto Under Theater, che vede coinvolti i teatri Arcas, Il Primo, Rostocco e Te.Co. Teatro di Contrabbando, uniti per promuovere la cultura e «superare insieme gli ostacoli che questa incontra sul suo cammino». Proprio all’interno di questa iniziativa si colloca Bobok, spettacolo d’effetto che accompagna gli spettatori nel regno dei morti. Bobok infatti è il fonema che in lingua russa esprime «l’ultima esalazione prima della morte».

Ferdinando Smaldone, qui nelle vesti di attore, regista e autore del testo, si cimenta nella non semplice impresa di adattare Fëdor Dostoevskij e lo fa sperimentando. L’opera dello scrittore russo funge, però, solo da spunto, perché Smaldone prosegue poi sulle sue gambe, mettendo in scena uno spettacolo in equilibrio tra normalità e follia, sogno e realtà, vita e morte. Si filosofeggia sul senso dell’esistenza, su cosa c’è dopo che abbiamo esalato l’ultimo respiro. E a dibattere, in questa sorta di favola dark dai toni burtoniani, sono proprio i defunti, che dalle viscere della terra emergono sotto gli occhi degli spettatori, contorcendosi e divincolandosi, come in una sorta di rinascita. Sono tutt’altro che vivi, ma non sono neppure morti. Sono anime che attendono il trapasso definitivo, che le consegnerà all’oblio. E intanto che attendono, narrano le loro storie, redarguiscono chi avrebbe voluto restare “su” un altro poco e si interrogano sul senso della realtà. Il registro non è tuttavia drammatico come si potrebbe pensare. C’è spazio, infatti, anche per l’ironia e per il grottesco, che stemperano sapientemente il carattere altrimenti troppo impegnativo della tematica scelta. E di spazio invece non ve ne è per eventuali distrazioni, dacché il ritmo dei dialoghi resta serrato sino all’ultimo, in un turbinio di sentenze, battute, riflessioni e grida all’unisono. A fare da contrappunto, la narrazione solitaria dello scrittore errante e un po’ folle, che in questo parco di anime s’imbatte e, soprattutto, il canto dolce e reiterato di una voce che resta ai margini della scena e funziona da colonna sonora. Proprio la musicalità costituisce un elemento importante nello spettacolo, che dona ritmo al testo e rende l’atmosfera ancor più onirica. Una musicalità composta da canto, suoni, rumori e ripetizioni. Oltre al testo essenziale ed efficace, a convincere è anche l’interpretazione degli attori, valida e trascinante, in grado di riempire la scena composta unicamente da un telo nero e che diventa invece viva, ricca.
Smaldone osa, scommette e riesce, trasportando il pubblico in un luogo spettrale in cui i defunti ancora parlano, s’arrabbiano, si lamentano e si dispiacciono, e invitando il pubblico a d ascoltare le loro storie e a riflettere, senza pesantezza, sui grandi temi dell’esistenza.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Il Primo

Viale del Capricorno 4, Napoli
17-18-19 Ottobre

Bobok
Testo Ferdinando Smaldone
Regia Ferdinando Smaldone
con Ferdinando Smaldone, Noemi Pirone, Salvatore Esposito, Antonio Affinito, Paola Guarriello, Maria Anna Russo, Lello Cirella, Chiara Mattiaci
Canto scenico Orsola Sorrentino
Costumi Rita Vecchione
Scene Valentina Corsuto

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