Bolero, Carmen e l’individuo

Mercoledì 20 aprile al Teatro Verdi di Pisa è andata in scena una tra le Compagnie più famose dell’Emilia Romagna, grazie alla varietà del repertorio oltre che alla qualità tecnica, la Michele Merola Contemporary Dance Company.

La serata ha presentato uno spettacolo distinto in due parti. Bolero, coreografato da Michele Merola – ispirato alla musica composta da Maurice Ravel. E Carmen sweet, firmata da Emanuele Soavi, con ovvi rimandi all’opera di Georges Bizet.

Due titoli invitanti con al centro due capolavori musicali che ben si adattano all’arte coreutica.

Per il primo brano, il coreografo, fondandosi su un attento studio della partitura ravelliana, mette in scena una coreografia intesa a studiare le difficoltose dinamiche delle relazioni interpersonali, di coppia e di gruppo, e l’incomunicabilità tra le persone – ben rappresentate da una sorta di muro presente sul palco, indispensabile elemento scenico che, essendo arrotolabile e srotolabile a piacere, partecipa attivamente alla coreografia. L’idea è quella di usare l’ossessività della musica – spesso intervallata da variazioni originali di Stefano Corrias – come metafora della sofferenze e difficoltà del dialogo umano. Quest’idea – seppure non originale – ogni tanto è disattesa. Nonostante la coreografia risulti, infatti, nel complesso piacevole, e le dinamiche delle relazioni interpersonali siano bene evidenziate (ma forse non sufficientemente approfondite), i corpi dei ballerini (eccellenti, va detto) paiono, di tanto in tanto, distaccarsi dalla ossessività e grandiosità della musica di Ravel. In altre parole, si ha l’impressione che talvolta i corpi non siano in grado di seguire l’effetto dirompente della musica, soprattutto nella parte finale. Questa distanza rende conseguentemente meno godibile il contenuto tematico della coreografia.

La seconda parte, Carmen sweet, firmata da Emanuele Soavi, vuole essere una rivisitazione della storia di Carmen in chiave umoristica – come l’avrebbe voluta, originariamente, lo stesso Bizet. Anche qui balza in primo piano il problema delle relazioni umane tra i personaggi del dramma originale. Il palco si trasforma in un’arena oppure in un ring e, come in uno spettacolo di box, si presentano dei personaggi che recano i cartelloni con il nome dei “lottatori” di turno. Vanno così in scena varie dinamiche di coppia – da Josè e Micaela a José e Carmen, fino a Escamillo e Carmen. Quello che colpisce è l’assenza di passi a due (a parte qualche eccezione). Quasi a dimostrazione che l’amore tra Don José e Carmen non esiste, come non esiste nemmeno con Escamillo, rappresentato in modo macchiettistico, quale uomo privo di personalità, a dispetto del grande ego; una doppia beffa per Don José. Accecato dalla passione, e incurante dei tentativi di trattenerlo da parte degli amici, l’amante tradito cerca di incontrare Carmen, e la trova con Escamillo. E qui il difficile rapporto tra i due amanti d’un tempo prende la forma di un inseguimento coreografico che si conclude con la morte della protagonista.

Diciamo che, anche in questo caso, l’efficacia della coreografia è affidata eccessivamente all’astrazione, e la chiave ironica talvolta scade nel macchiettismo. Là dove ci saremmo aspettati passi a due ritroviamo altro, come a suggerire che tra Carmen e i suoi amanti non ci sia mai stato amore – né passione. Interpretazione che, a nostro avviso, la storia rappresentata da Bizet non autorizzerebbe.

Dobbiamo, però, riconoscere che le nostre riserve non sembra siano state condivise dal pubblico. Lo spettacolo è stato molto gradito dal Teatro Verdi di Pisa; e il merito, probabilmente, va attribuito soprattutto ai ballerini, veramente superlativi per precisione e virtuosismo tecnico.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Verdi
via Palestro, 40 – Pisa
mercoledì 20 aprile, ore 21.00

Bolero
coreografia Michele Merola
musiche Maurice Ravel e Stefano Corrias

Carmen sweet
coreografia Emanuele Soavi
musiche Georges Bizet, Rodion Shchedrin e Los Panchos
disegno luci Cristina Spelti
costumi Alessio Rosati con la collaborazione di Nuvia Valestri
interpreti Paolo Lauri, Fabiana Lonardo, Enrico Morelli, Giovanni Napoli, Nicola Stasi, Gloria Tombini e Lorenza Vicidomini
produzione MM Contemporary Dance Company, con il sostegno della compagnia Naturalis Labor e della ASD Progetto Danza, Reggio Emilia

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