Dal bolero maori al can-can en travesti

Sold out per Opus Ballet al Rifredi di Firenze. I nuovi percorsi della danza non solo convincono, entusiasmano.

Avevamo applaudito Blanca Li a Teatro a Corte nel 2012, con il suo esperimento fusion, Elektro Kif, ed è un piacere applaudire Loris Petrillo per la stessa ragione: la capacità di mixare con intelligenza i molteplici talenti e stili dei suoi danzatori in progetti coesi e compatti, passionali o ironici.
Si inizia con un Bolero (quello di Ravel) dove il tre quarti scandisce un vortice ossessivo di passione che si esprime visivamente non con la consueta immagine degli amanti (ormai un po’ trita), bensì con la potenza dei corpi atletici, quelli dei danzatori maori di haka (o di altre popolazioni che conservano, nelle danze tribali, le loro radici culturali e il loro accesso alle forze più viscerali ed emozionali). Il crescendo del vortice di Ravel si fa gesto e movimento di quei viaggiatori dello spazio e del tempo, che giungono a noi sulle canoe polinesiane per portarci nel loro universo di senso e bellezza, con un’idea registica – oltre che coreografica – originale ed emozionante.
Stacco preciso, qualche minuto di pausa condito di ironia, e ci si ritrova nella Gaîté Parisienne di Jacques Offenbach.
Qui la danza si sposa alla pantomima, il Moulin Rouge sembra trasferirsi sulle tavole del Rifredi. Ma non sono le solite ballerine in piume di struzzo dalle gambe chilometriche ad ammiccarci dal palcoscenico, bensì gli otto danzatori che, fino a qualche minuto prima, ci avevano invitato a sperimentare “Ka mate, ka mate” (È la morte, È la morte) per rinascere a “Ka ora, Ka ora” (È la vita, È la vita). L’ironia regna sovrana, tra quadri volutamente kitsch e momenti esilaranti. Il gesto diventa comunicazione basica e universale. Gli assieme riportano il discorso sulla danza pura, con una compattezza che miscela le personalità e punteggia gli a solo, vergati di attoralità, con momenti corali schiettamente coreutici.
Il can-can finale, decisamente liberatorio e compartecipato dal pubblico in sala (doveroso il bis), ha l’intelligenza di rimettere in discussioni ruoli e stereotipi, mascolino e femminino, e di affermare la bellezza di un’esplosione primaria intessuta di leggerezza erotica e desiderio vitale.
Un corpo di danzatori affiatati e precisi, ironicamente trasgressivi. Un plauso a parte per l’eccezionale maestria di Lorenzo Di Rocco (mai semplicemente virtuosistico) e la naturale simpatia e comunicativa di Gabriele Vernich.

Il doppio spettacolo continua:
Teatro di Rifredi
via Vittorio Emanuele II, 303 – Firenze
venerdì 24 e sabato 25 novembre, ore 21.00
Compagnia Opus Ballet diretta da Rosanna Brocanello presenta:
Bolero
Gaîté Parisienne
coreografie e regia Loris Petrillo
maître de Ballet Bruno Milo
assistente alle coreografie Maria Vittoria Feltre
musica Maurice Ravel e Jacques Offenbach
danzatori Boris Desplan, Lorenzo Di Rocco, Giuseppe Iacoi, Gian Marco Martini Zani, Riccardo Papa, Marco Purcaro, Gabriele Vernich e Luca Zanni
costumi ideati da Loris Petrillo e realizzati da Opificio della Moda e del Costume
disegno luci e direzione tecnica Alessandro Ruggiero

Foto: Salvatore Abrescia

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