Dr. Bukowski e Mr Hank

La doppia personalità di Charles Bukowski, perso fra scrittura e perversioni, in scena al Teatro Millelire di Roma.

Una vasca d’acqua fresca e una nudità scomposta che nulla sa di innocente, quanto, piuttosto, di verme. Una disfatta figura di carne giace al suo interno, facendo emergere la testa penzoloni e qualche arto gocciolante. I postumi della sbornia non sono passati e i fumi dell’alcol ancora esalano dando all’acqua un aspetto di solfatara. Intorno tutto è carta destinata a essere sciolta dall’acqua che quell’uomo vi farà cadere e a essere stracciata dalla forza bruta che quell’uomo vi imprimerà. Tutto è proprietà del transitorio, ogni cosa visibile, non durerà che un istante. Il senso di instabilità persiste quando l’uomo si sveglia, permea il flusso di pensieri altalenante, i fuochi fatui dei ricordi, le preoccupazioni fugaci che tormentano il presente di Charles Bukowski, per tutti Hank.
Bukowski, l’osannato scrittore, nella rivisitazione del Teatro dei Limoni appare destrutturato del mito e mostrato in tutta la miseria della sua vita quotidiana, imperniata su tre cardini: bere, scopare, odiare. Ecco l’odio verso ogni manifestazione del mondo sensibile, ha sempre un qualcosa di ironico, che lo rende più caustico e al tempo stesso meno fittizio: Hank odia il padre, la madre, la moglie e odia anche Topolino, quello stupido topo con quattro dita che ha abbindolato milioni e milioni di persone, e nemmeno a dirlo, odia l’ideatore del suddetto topo.
Eppure questo Sileno brutto e repellente contiene qualcosa di puro, luminoso, straordinario. Un uccello azzurro che Hank tiene nascosto nell’anima, lo ricaccia indentro con i fiumi di alcol, con il catrame del fumo, con la corazza di rancore perché nessuno deve vedere un essere degno solo degli angeli, che non esistono, e se esistono, hanno ali di carta. In questa lunga notte di riflessioni, Hank l’ubriacone incontra Charles lo scrittore e la frattura schizofrenica per un momento si sana: lo spettatore conosce le origini dello scrittore e i motivi dell’alcolizzato. Poi la notte finisce, lo scrittore si desta e ha qualcosa da scrivere che qualcuno vorrà leggere, perché l’abietto, la perversione e l’infimo riscuoteranno più successo di un limpido e innocente uccello azzurro.
Roberto Galano ha la fisionomia e la potenza espressiva giuste per il testo di Nikzad: la presenza scenica dell’attore dà corpo a un personaggio che si imprime nella memoria e si appropria dell’immagine di Bukowski. La gestualità e il continuo apostrofare tratteggiano personaggi assenti dalla scena, così l’attore, nel monologo, può dialogare con la compagna Linda Lee, con il suo amico con le ali, con la proprietaria di casa.
Buona pièce, con una nota di merito alle capacità attoriali di Galano. Da vedere.
Prego astenersi cultori del mito.

Lo spettacolo continua:
Teatro Millelire
via Ruggero di Lauria, 22 – Roma
fino a domenica 13 gennaio, ore 21.00
(durata 1 ora circa)

Bukowski – A night with Hank
di Daryoush Francesco Nikzad
regia Roberto Galano
con Roberto Galano

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