Amplesso lisergico (o letargico)

tordinona-romaAnatomia del corpo sociale alla deriva, in un tempo in cui i rapporti umani sono plastificati e i sentimenti, sterili. Parola di porno attore. Amen.

Uno tra i primi romanzi moderni sulla società umana risale al 1722 ed è l’opera mastodontica scritta dal giornalista giacobita che ha traghettato la letteratura nella modernità. A soli tre anni dal clamoroso successo del Crusoe, Daniel Defoe sceglie di indugiare sull’epopea di una meretrice e ladra, Moll Flanders. Una più ampia conoscenza sui fatti del mondo legata a un atteggiamento lasco riguardo alle convenzioni è un accostamento che ha radici ancora precedenti e che si è aperto un suo cammino tradizionale già dal libertinismo calvinista. È interessante perciò, con i dovuti accorgimenti di svecchiamento, la prospettiva di sentire raccontato il nostro presente dalla voce di un porno attore in pensione a 40 anni. Le premesse di Bull mostrano di avere le carte in regola, non solo una buona idea, ma anche un autore talentuoso, Francesco Apolloni. Il monologo da lui scritto e interpretato racconta, attraverso la storia del giovane ex attore hard, la pornografia del nostro tempo lasco, in cui spesso non abbiamo altra scelta che prendere le distanze per cercare una condizione di isolamento, come novelli Robinson Crusoe alla deriva. Eppure, nonostante le buone intenzioni, è difficile riuscire a immergersi nel mondo di Bull, a identificarsi con il suo vissuto agganciando ai suoi aneddoti i nostri. Probabilmente perché avere un pornodivo per protagonista può essere una scelta utile a raccontare i vizi, quelli innominabili, ma per quanto le perversioni siano drammaturgicamente funzionali suscitano un interesse a breve scadenza se non sono controbilanciate dalle benedette virtù. Nel caso specifico, il protagonista nel suo monologo motivato dall’abuso di vodka e cocaina, si lancia in un lamento malato per una vita vissuta sistematicamente da estraneo, interprete mercenario di prestazioni senza nessun coinvolgimento, mai, nemmeno nella vita. Le tematiche sono più accennate, quindi immaginiamo il complesso rapporto con una madre anaffettiva, la solitudine di un bambino problematico che proprio a scuola ha la sua rivalsa attraverso la sessualità, l’uomo in crisi che riconosce in Barbie il suo unico, vero amore e che ha provato ogni droga come ogni geometria sessuale senza giungere a riempire un vuoto cosmico nella propria anima. Ma nonostante la sequenza di eccessi morali e farmacologici (in cui rientra pure il tema dell’AIDS), e la disquisizione sulla masturbazione, la storia sembra maggiormente compiuta in ciò che lascia non detto, chissà la voce della donna che gli dorme accanto o che ha scelto di non ascoltare per tutta la vita. Il percorso esistenziale lo ha già portato a prendere coscienza della propria condizione, sul palco sembra riflettere su qualcosa di cui ha già fatto esperienza, ma per quanto la recitazione supporti il racconto in modo impeccabile, le emozioni restano più che altro personali, lasciando il pubblico a osservare. In effetti, il sottotitolo dell’opera Che ne ho fatto del mio talento? suona più come un mea culpa dell’attore/autore romano che ricordiamo con piacere (e nostalgia) soprattutto per La verità vi prego sull’amore, Fate come noi e Io senza gli altri, di cui riconosciamo in questo ultimo lavoro lo stile e alcuni concetti, ma che manca di una pari definizione e completezza, nonché della tensione intima che rende necessaria una storia.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Tordinona
via dell’Acquasparta, 16 – Roma
fino a domenica 24 novembre
orari:  ore 21.00, domenica ore 17.45
(durata 50 minuti senza intervallo)

Beat72 in collaborazione con Aporos Group presentano
Bull – Che ne ho fatto del mio talento?
di e con Francesco Apolloni
regia Francesco Randazzo
con l’amichevole partecipazione di Giorgia Iannone De Sousa
scenografie Emita Frigato
costumi Chiara Ferrantini
assistente alla regia Laura Ugolini
spettacolo vietato ai minori di 16 anni

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