Il teatro-mondo degli Omini

Lunedì 13 luglio, una piazzetta del borgo pisano di Buti si riempie per applaudire nuovamente il teatro, e l’incontro è una gioia condivisa.

Il borgo, inerpicato tra le colline, è attraversato dal Rio Magno, il torrente che lo lambisce percorrendolo. In cerca della piazzetta dove si svolgerà lo spettacolo, capita di incontrare i tre Omini; ma anche alcuni turisti che, squadrandoci, capiscono immediatamente che siamo in paese per il loro stesso motivo e ci chiedono la strada.

Piazza Divisione Acqui, dotata di palcoscenico e americane, due leggii (forse più per le imposizioni del comitato tecnico-scientifico in materia di coronavirus che per effettiva necessità scenica), un paio di sedie e un tavolino, è già predisposta per ricevere il suo pubblico. La gente arriverà a gruppi sino a riempire ogni posto a sedere.

Trascorrono i minuti – dieci, venti, mezz’ora e passa. Le persone si salutano, si accomodano, s’informano sulla mascherina: «Seduti no, in piedi sì», dice una signora a un’altra, che le risponde: «Perché? In piedi ci si contagia di più?». I commenti sui dettami, spesso incomprensibili, della gestione sanitaria di questi ultimi mesi si intercalano con i racconti del lockdown, ricette di cucina e qualche suggerimento di lettura. Lo spettacolo, in certo qual senso, è già iniziato: è intorno a noi.

Verso le 21.50 Zacchini e Rotelli salgono sul palco e si passano il testimone cercando di ricostruire le atmosfere e gli umori e amori del borgo pisano. I contrasti tra le sette contrade in cui è suddiviso il paese e le inevitabili beghe che precedono ogni Palio (sentito a Buti quasi quanto a Siena). Tornano anche le ricette – per gli italiani arte e vocazione. «Il mio asino non ama le facce che ridono»: il pubblico si volta verso la voce fuori campo e riconosce l’uomo che ha appena fatto la battuta – sulla strada che scorre alle spalle del palco (i dislivelli tra le vie, a Buti, sono la normalità) un uomo col suo asino passano, protagonisti per un attimo della stessa messinscena. La prima interruzione metateatrale che vedrà, in seguito, l’esibizione di un maggiante (Buti è celebre in Toscana per questa antica tradizione musicale) e l’assegnazione della fascia tricolore al “sindaco” del paese. Persino le campane della chiesa sembrano voler partecipare a questo spettacolo che racconta Buti ai butesi, i quali rispondono ridendo, applaudendo, riconoscendo ad alta voce questo o quel personaggio, questo o quel discorso.

E poi si materializzano i litigi infantili, i ricordi labili e mai coincidenti dei due anziani che si incontrano su una panchina, i momenti di pausa e riflessione di fronte a un bicchiere di vino verace. Ottime e apprezzate le interpretazioni anche mimiche (postura, passi, gestualità), che hanno permesso al pubblico di riconoscere il protagonista di ogni ritratto ancor prima che Zacchini o Rotelli iniziasse a dargli voce. Ma non mancano le punzecchiature, come al sindaco che, purtroppo, non è potuto essere presente perché “costretto ancora per qualche giorno” al mare. Figure carismatiche o meno del piccolo borgo si materializzano sul palco con le loro incertezze, i tic, il carattere insieme psicologico e culturale in un magma carico di umanità.

Un tuffo nel passato per esorcizzare il presente e proiettarsi in un futuro che si riappropri di quelle radici. Una regia molto accurata che ha brillantemente superato anche gli imprevisti – sempre sorretta da un appropriato uso di luci e musica (da Morricone a Bowie) a sottolineare i momenti più salienti, con la voce off di Giulia Zacchini a intercalare le diverse azioni. Ottima anche la scelta dei testi e della metodologia del racconto che ci ha permesso di immedesimarci nelle vicende narrate.

E infine i ringraziamenti, tanti, a iniziare dal Teatro di Buti e a concludere con coloro che con la loro ospitalità e disponibilità hanno reso possibile questa serata, raccontandosi per un’intera settimana a Francesco Rotelli, Luca e Giulia Zacchini. E infine anche un saluto agli artisti ancora privi di lavoro, a causa delle norme restrittive imposte da questo Governo in tema di coronavirus.

Un bello spettacolo, partecipato, che ha anche sollecitato un’importante riflessione a posteriori. Ossia come la pandemia possa permetterci di riscoprire un modo di fare e di fruire il teatro anche diverso, rispettoso dei piccoli numeri, con un dialogo più schietto tra attori e spettatori, e tra palco e luoghi che lo ospitano.

 

Lo spettacolo è andato in scena:
piazza Divisione Acqui
Buti (PI)
lunedì 13 luglio, ore 21.45

Gli Omini presentano:
Butade
con Francesco Rotelli e Luca Zacchini
voce off Giulia Zacchini
nuova produzione Associazione Teatro Buti

 

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