Al Teatro Franco Parenti è ospite la Compagnia Teatri Possibili con una grande ripresa. Dal capolavoro di Albert Camus al capolavoro di Corrado d’Elia.

Lo spazio scenico è essenziale e di un bianco abbagliante, su cui risaltano con facili pennellate il rosso delle fragole, delle palline con le quali gioca Caligola, del sangue versato in scena. Particolarmente interessante anche il suo utilizzo: delimitato da pannelli alternati con spazi vuoti – da cui appaiono e scompaiono gli attori – crea un gioco di movimenti e di scambi, che avvincono e stupiscono lo spettatore, regalando attimi densi di significato.

Vera e unica stella dello spettacolo è Corrado d’Elia-Caligola, regista e protagonista assoluto, ma che si circonda di attori che brillano in modo particolare: il personaggio di Cherea è interpretato con incredibile bravura da Vincenzo Giordano – classe 1985 – che, nonostante l’età non sia affatto in linea con il personaggio, riesce a renderne perfettamente il dramma psicologico: vorrebbe essere come l’imperatore – lo afferma lui stesso – è spinto dalle sue stesse passioni, ma riesce a controllare i propri impulsi. Nel ruolo di Scipione troviamo Andrea Tibaldi, nervoso e appassionato, che esprime fino in fondo il sentimento d’amore fortissimo, misto a un odio atroce, che sente per Caligola.

L’amore è del resto il motore di tutte le azioni della pièce: Caligola è amato da Cesonia, quasi una madre per lui; da Scipione, l’amico; e da Drusilla, la sorella e amante. Ma lui chi ricambia? Forse nessuno, forse l’unica persona in grado di colmare il grande vuoto che sente dentro, quel “cuore profondo come un lago” che lui disperatamente cerca, è lui stesso.

Anche l’uso dei colori nello spettacolo è quanto mai significativo: tre sono le sfumature cromatiche – il bianco, il nero, il rosso. Rispettivamente a connotare l’innocenza di Drusilla e parzialmente di Caligola; l’uniforme dei senatori, tutti uguali e tutti senz’anima; e, infine, il colore del sangue, della passione e dell’amore. Unico tono che rompe la monocromia è una luce verde – a tratti stridente e straniante – che sottolinea i passaggi in cui i veri sentimenti appaiono sulla scena. Soprattutto nella prima parte, quando ancora qualcosa di umano è rimasto in Caligola, qualcosa che va sempre più spegnendosi. E non è un uomo a morire, ma un essere crudele, infernale, sprezzante di tutto e di tutti – e contemporaneamente un essere solo e infelice, del quale non si può che provare compassione.

In fondo, Caligola vuole solo essere amato, compreso. Anche se ha ucciso, struprato e umiliato, non si riesce a odiarlo. Si arriva addirittura al punto di comprenderlo. Come Cesonia suggerisce al giovane Scipione, al quale Caligola ha assassinato il padre – una cosa semplice, che al tempo stesso potrebbe scatenare l’unica rivoluzione possibile sulla Terra – «Cerca di capirlo».

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala Grande
via Pier Lombardo, 14 –  Milano
fino a mercoledì 15 dicembre
orari: martedì, giovedì, venerdì ore 21.15 – mercoledì e sabato ore 19.30 – domenica ore 16.00

Caligola
Da Albert Camus
traduzione di Franco Cuomo
interpretazione e regia di Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia, Laura Ferrari, Bruno Viola, Vincenzo Giordano, Andrea Tibaldi, Marco Brambilla, Natassia Mandelu, Stefano Pirovano, Dario Leone, Antonio Giovinetto e Valentina Grancini
produzione Teatri Possibili

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