Il dissolversi dell’incantesimo metafisico

La kermesse Teatri di pietra approda quest’anno alla sua XVIII edizione, proponendo in location esclusive l’incontro di rievocazioni del teatro classico e drammaturgia moderna.

Da molti anni il merito degli organizzatori della rassegna Teatri di pietra è quello di sostenere la rivalorizzazione di alcuni siti archeologici, facendone la cornice di spettacoli teatrali ispirati alla cultura classica. Spesso si tratta di siti poco conosciuti, che necessitano di una riscoperta da parte della stessa cittadinanza che viene invitata a riscoprire le bellezze di Roma antica anche fuori dai confini della capitale. Uno di questi siti si trova a Malborghetto, a pochi chilometri fuori Roma sulla via Flaminia, celebre per essere stato il sito dove le truppe di Costantino si sono accampate prima della Battaglia di Ponte Milvio e nel quale l’imperatore avrebbe avuto la leggendaria visione del Cristo che lo comandava di vincere nel suo segno. Proprio in questo territorio venne costruito un quadroportico in senso celebrativo, un santuario che nel corso dei secoli si è trasformato innumerevoli volte, fino ad assumere le sembianze attraverso le quali si mostra a noi oggi: un edificio romanico squadrato e imponente, che si staglia sulla campagna romana accentuando un sentimento di mistero.

Come fondale dello spettacolo Caligola, andato in scena sul palco all’aperto senza scenografia domenica 9 Luglio, il tempio di Malborghetto assume un connotato quasi metafisico in senso dechirichiano, capace di potenziare il senso di inquietudine del testo, sapiente commistione delle fonti di Svetonio e del classico di Camus. Diretto e coreografato da Aurelio Gatti, che si serve anche del corpo delle danzatrici per restituire il senso di sottomissione e di delirio di onnipotenza che il testo racconta, Caligola è interpretato da Cinzia Maccagnano, brava ad esprimere le tensioni interiori del divino imperatore, condannato senza appello dalle cronache dei tempi e dalla storia avvenire.

Se Eliogabalo aveva affascinato Artaud, Camus si fece ispirare proprio da Caligola, l’imperatore successore di Tiberio che in soli quattro anni fu in grado di passare alla storia come folle e sadico; per Camus, Caligola era il prototipo nichilista dell’uomo assurdo, ovvero di colui che, fatta piazza pulita delle verità assolute e delle idee morali, ottiene come risultato l’equazione “tutto è uguale a tutto”, ovvero niente ha più peso di altro. Di lì, è lecito per l’imperatore imporre la sua logica spietata e delirante, perché il terrore si genera proprio nell’esclusione del riconoscimento dell’altro. Il magnifico testo di Camus e i riferimenti a Svetonio sarebbero potuti essere maggiormente valorizzati; soprattutto due i limiti dello spettacolo, uno l’uso insistito e costante della musica di sottofondo, in alcuni tratti dal volume squilibrato rispetto alla recitazione e capace di interrompere e rovinare l’atmosfera metafisica del luogo (soprattutto quando irrompono i brani rock); il secondo elemento debole è rappresentato dai costumi, che restano sospesi tra l’attualizzazione dello spettacolo e l’ammiccamento al classico. In quell’ambiente, un disegno luci statico e soffuso, costumi minimali e trucco bianco, e un accompagnamento sonoro appena percepibile, avrebbero fatto convergere perfettamente lo spettacolo e le sensazioni del posto, piuttosto che rompere l’incantesimo; ma resta il fatto che un luogo del genere riscatta i limiti dello spettacolo, che resta un’occasione straordinaria di riflettere sul potere e sull’assurdità dell’esistenza.

Lo spettacolo è andato in scena:
Casale Malborghetto – Arco di Costantino
Via Malborghetto, 3 (Via Flaminia – Stazione Sacrofano/Roma)
domenica 9 luglio ore 21.30

Teatri di Pietra Lazio 2017 presenta
Caligola
da Svetonio e Albert Camus
con Sebastiano Tringali e Cinzia Maccagnano
regia e coreografia di Aurelio Gatti

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