Sul palcoscenico del Franco Parenti, Corrado d’Elia dà voce, corpo e sangue a Caligola, l’Imperatore che seppe trasformarsi in dio con le parole di Albert Camus.

«Ho bisogno della luna, o della felicità o dell’immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo» perché «tutto intorno a me è menzogna». Chi non ha mai urlato nel silenzio della propria mente le parole di Caligola-Camus?

Perché qui, sulla Terra devastata dalla peste (parafrasando il capolavoro dell’autore francese) o dall’egoismo umano, non c’è pace né bellezza ma un eterno desiderio di pace e bellezza. Mentre gli dei – inesistenti o inconsistenti – tacciono di fronte alla sofferenza umana e, se agiscono, scelgono la crudeltà gratuita – morti premature e pestilenze, piaghe e flagelli. Come potrebbe Caligola assurgere allo scranno di dio se non comportandosi con la medesima ferocia e in maniera altrettanto dispotica?

Scegliendo tra le diverse versioni del Caligola, la prima, Corrado d’Elia fa una scelta forte – come gli è consueto. Il testo più tragico e potente, senza sconti, che affronta il tema della libertà e quello strettamente connesso della tirannia, nell’impossibilità di essere autenticamente felici come semplici uomini. E l’interpretazione che ne dà è semplicemente sconvolgente.

Su una scena di un biancore perlaceo che rimanda a quell’innocenza che l’Imperatore (e forse ogni uomo o donna) ha perso incontrando la morte – nello specifico, di Drusilla: insieme sorella e amante – la vasca traboccante di sangue è riempita di palline di gomme: trasposizione pop che sottolinea anche a livello di immagine l’interpretazione e la recitazione, volutamente sopra le righe, di una tragedia profondamente classica ed estremamente moderna.

Gli spot dei faretti che ricordano l’illuminazione delle torce, i pannelli sullo sfondo che consentono coreografie e giochi di movimento, l’uso di tonalità forti, prive di sfumature: il rosso, il bianco e il nero – tutto concorre a rendere la complessità di un testo che potrebbe essere letto e riletto nel silenzio della propria stanza per giorni e mesi, e potrebbe accompagnarci per un’intera vita, ma che solo sul palcoscenico, nella limitatezza e nella veridicità del corpo di un attore prende vita – al di là della parola.

Menzione anche per il giovane Vincenzo Giordano, eccellente nel ruolo di Cherea (e che abbiamo già applaudito in Shopping & Fucking all’Elfo-Puccini).
Da vedere, rivedere, e vedere una volta di più.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala Grande

via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a mercoledì 15 dicembre
orari: martedì, giovedì, venerdì ore 21.15 – mercoledì e sabato ore 19.30 – domenica ore 16.00

Caligola
Da Albert Camus
traduzione di Franco Cuomo
interpretazione e regia di Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia, Laura Ferrari, Bruno Viola, Vincenzo Giordano, Andrea Tibaldi, Marco Brambilla, Natassia Mandelu, Stefano Pirovano, Dario Leone, Antonio Giovinetto e Valentina Grancini
produzione Teatri Possibili

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