In scena a Roma uno spettacolo coinvolgente e ironico sugli effetti collaterali che l’esperienza del precariato genera nell’individuo che ne è afflitto.

Sui call center, i contratti a progetto, il precariato lavorativo ed esistenziale si è veramente detto di tutto. Voler aggiungere informazioni utili al folto archivio di cui già si dispone sarebbe come rovesciare un secchio d’acqua nel mare. Ecco perché Call center – Vite in stand by funziona: lungi dal voler approfondire gli aspetti extra-ordinari – ormai chiari – di una condizione sociale rivelatasi permanente, s’impegna piuttosto a fotografarne la quotidiana, estenuante normalità.

Le tre protagoniste, Carola, Holly e Pretty, condividono l’appartamento e un’infelice sorte lavorativa che però non spegne i loro ardori. Con vitalità e slancio affrontano passioni, attese, ma anche tempi morti e delusioni, senza mai soccombere al ricatto di un’esistenza priva di obiettivi e aspettative. Si muovono come animali in gabbia nei metri quadri del salone, inventando aperitivi e giochi, versando continuamente aria fresca nella realtà soffocante e statica che le imprigiona. Sono donne estreme, che agiscono con l’irruenza scomposta della giovane età, sperando in un futuro se non migliore, almeno decente. E nel tentativo di realizzare se stesse, di posizionare l’interruttore delle loro esistenze sull’uno, semplicemente, faticosamente ma con forza, vivono.

Seguire i loro pensieri peregrini, assistere alla devozione con cui costruiscono i loro sogni e alla violenza con cui li distruggono è un’esperienza che diverte, arrabbia, commuove. Call center – Vite in stand by è uno spettacolo credibile nonostante la visionarietà che lo anima in più punti e che però non stanca mai. Il testo si tiene al riparo da derive patetiche – sebbene talvolta si avvicini a esse pericolosamente – e l’andamento allegro del ritmo drammaturgico è garantito dalla recitazione vitale e disinvolta delle bravissime attrici.

La cura della scenografia e delle luci dà il tocco finale all’opera, curata non solo sul piano tematico ma anche su quello tecnico, e la conferma come una piacevolissima sorpresa nel panorama teatrale romano degli ultimi tempi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro dell’orologio

via de’ filippini 17/a – Roma
fino a domenica 6 febbraio
orari: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
(durata 1 ora e mezza circa senza intervallo)

Call center – Vite in stand by
di Francesco Piotti, Claudia Salvatore, Anika Schluderbacher, Carolina Cametti
regia Francesco Piotti
con Claudia Salvatore, Barbara Caridi e Anika Schluderbacher
aiuto regia Vito Giacalone
foto di scena John Vallely
grafica Valeria Galluzzi

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